La liturgia della Parola inizia oggi, domenica, con un chiaro appello alla santità. “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”. Sottolinea il Padre Generale nell’omelia, durante l’Eucaristia di apertura dell’incontro con i superiori di circoscrizione.

La liturgia della Parola inizia oggi con un chiaro appello alla santità. “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”.

Questa chiamata può sembrarci una parola che stona tra le tante voci che sentiamo oggi nel nostro mondo. Parlare di santità può far sorridere qualcuno, se consideriamo quali sono gli interessi dei nostri contemporanei.

Santità sembra una parola cancellata dai nostri vocabolari e messa da parte perché considerata fuori uso o, al limite, passata di moda.

A chi interessa diventare santo oggi? Certamente non sembra essere una delle priorità o delle preoccupazioni di quelli che si considerano gli abitanti del mondo moderno, che frequentano i nuovi luoghi di culto (stadi, palcoscenici, concerti di massa…), i cittadini della modernità che non vogliono sentir parlare né di cielo né d’inferno, né di perfezione umana, morale o spirituale. Oggi basta il presente e le mille avventure che si possono sperimentare in un tempo minimo.

Allora, se qualcuno ha il coraggio di parlare di santità, utilizzando le categorie che fanno riferimento a esigenze di vita, a rinunce che portano all’essenziale, a desiderio di donazione della propria vita per ricercare la felicità degli altri, nessuno può meravigliarsi se si sente dire che sta usando un linguaggio sconosciuto.

Nonostante questo, non possiamo nascondere che nel profondo del nostro cuore c’è il desiderio di santità, un’esigenza di vita vera e piena. Non possiamo negare questo desiderio senza ingannare noi stessi perché la santità fa parte del nostro codice genetico. Siamo chiamati alla santità perché nostro Padre è santo e soltanto condividendo la sua santità troveremo la nostra verità.

Questo il Signore lo sa e ce lo ricorda continuamente: dovete diventare santi. E per noi, il cammino della santità consiste nell’assumere con responsabilità la nostra umanità, il nostro essere umani, ossia persone con moltissime qualità e capaci di grandi virtù ma, allo stesso tempo, fragili e bisognose del sostegno che soltanto il Signore può offrirci.

Diventare santi non è altro che accettare di mettersi in cammino sulla strada di Dio per imparare da lui la vera santità, quella fatta di giustizia, di bontà, di capacità di diventare misericordiosi…

Per noi cristiani e per noi missionari che cosa può significare questa chiamata alla santità?

Sicuramente un invito a lasciar fare Dio nelle nostre vite, ad accettare che sia lui a guidare i nostri passi, una disponibilità a diventare uomini e donne di fede capaci di vivere nel mondo contemplando tutto con gli occhi di Dio.

Non può essere altro che impegno deciso di tutto quello che siamo, nella ricerca del bene e della giustizia in un mondo malato d’indifferenza di fronte alla sofferenza dei più abbandonati.

Santità è capacità di amare senza differenze di razze, di culture, di colore. È capacità di vivere solidali e vicini a quelli che sono più deboli e dimenticati.

Santi sono oggi quelli che senza fare tanto rumore sono capaci di diventare testimoni della presenza di Dio che è amore. Non un amore qualsiasi, ma un amore che va al di là di tutti i nostri criteri e delle nostre norme di comportamento. È l’amore che, come abbiamo sentito nel Vangelo di oggi, non si accontenta di cercare ciò che è corretto e giusto, ma va oltre, diventando segno di provocazione, nel senso buono della parola. È un amore che supera la logica di ciò che conviene per farci capire che, secondo i nostri parametri, è follia ma si rivela come la verità più autentica che ci permette di capire Dio.

Siate santi, è l’invito che anche il vangelo ci fa oggi. Santità che è invito ad andare lontano, a non accontentarci del minimo nella nostra vita, a non sentirci soddisfatti della tranquillità delle nostre coscienze per aver fatto un po’ di carità o essersi preoccupati di non fare del male a nessuno.

La santità, stando a quello che ci dice il Vangelo, non è altro che l’amore che si dilata e non può più essere contenuto in pochi precetti da compiere. È l’amore che ci trasforma obbligandoci ad allargare i nostri orizzonti ben al di là delle piccole frontiere che abbiamo fissato molto vicino a noi, cercando di non essere disturbati.

Per noi missionari, la santità è garanzia di autenticità della nostra vocazione perché, come diceva Papa Giovanni Paolo II, il missionario è il santo. Santità e vita missionaria vanno insieme perche se siamo veri missionari non possiamo fare altra esperienza se non quella di amare i nostri fratelli e sorelle con tutte le nostre forze.

Che il Signore risvegli in noi un autentico desiderio di santità e ci aiuti a vivere con umiltà il dono della nostra vita come espressione e testimonianza del suo amore che ha cambiato le nostre vite.

P. Enrique Sánchez González (Superiore Generale)