Libertà e responsabilità: valori per l’annuncio e la Missione

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P. Romeo Ballan

Deuteronomio  11,18.26-28.32
Salmo  30
Romani  3,21-25a.28
Matteo  7,21-27

Riflessioni

Riuscire o fallire? Salvarsi o perdersi? Alternative da shock: c’è di mezzo la vita! Nelle letture di oggi abbondano le immagini di dualità: benedizione e maledizione (I lettura); grazia e peccato, fede e opere della Legge (II lettura); uomo saggio e uomo stolto, casa sulla roccia e casa sulla sabbia (Vangelo). Procedendo per alternative opposte, secondo i canoni del linguaggio orientale, Gesù e gli autori biblici cantano l’inno alla libertà umana, che è alla base di ogni scelta di benedizione o di maledizione. Riuscire o fallire nella vita è insieme dono e rischio che accompagnano ogni attività dell’uomo, in quanto essere libero, capace di intendere e di volere, di amare e di giocarsi la vita. Con la libertà, che Dio dona e rispetta! Fino alle ultime conseguenze! Con coerenza estrema, davanti alla quale altre religioni tremano, facendo, a volte, sconti a Dio o all’uomo. Le letture di oggi offrono, quindi, l’opportunità di riflettere sui valori di libertà e responsabilità personale in vista del lavoro missionario.

La religione cristiana sostiene, con uguale fermezza, sia la superiorità di Dio e l’irrinunciabilità dei suoi comandi tutti da ascoltare e da mettere in pratica (I lettura), sia la libertà dell’uomo, anche se questi corre il rischio di chiudere il cuore a Dio e di scegliersi altri dèi (v. 27-28). Con tutte le conseguenze, naturalmente, per il bene e per il male. Il messaggio cristiano non teme, anzi esalta e sorregge la libertà umana (II lettura): infatti Cristo, Redentore di tutti, viene in aiuto a chi crede, offrendogli, gratuitamente, la sua grazia di salvezza (v. 24). La grazia, infatti, ci rende liberi e anche liberati: in Cristo noi troviamo la libertà da tutto ciò che ci impedisce di fare volontà di Dio, nostro Padre. Siamo davanti a un contenuto missionario di estrema importanza. Solo un Dio-amore, totalmente libero, è capace di creare esseri liberi, rispettarli nelle loro scelte, farsi garante della loro libertà, senza aver paura della libertà dell’uomo. Frutto di questa libertà è la responsabilità personale, che sta alla base della morale naturale e cristiana. Soprattutto per chi segue Cristo e a Lui si ispira per le scelte di vita! (*)

 Libertà e responsabilità: la dignità di ogni persona trova in questo binomio le sue radici; qui la persona umana trova la sua vera grandezza. Dio ci ha fatto liberi, capaci di amare e di servire. Solo persone libere possono rendere a Dio gloria e culto autentico. In ogni azione buona  -comprese le più elevate, come i sacramenti della Chiesa-  concorrono due libertà: la libertà di Dio e la libertà della persona umana. Nonostante i limiti e le fragilità umane, la salvezza stessa è il risultato felice dell’incontro fra Dio e l’uomo, che si realizza nella libertà. Anche su questo punto si misura la novità missionaria del Vangelo rispetto ad altre religioni, nelle quali non raramente esistono forme (credenze, riti…) di servilismo morale o di mortificazione della libertà.

 Autenticità e trasparenza sono indispensabili per riuscire e non fallire nella vita, superando il rischio di trovarsi in situazioni disastrose di non ritorno. Già nel IV secolo, S. Giovanni Crisostomo metteva in guardia i cristiani dalle seduzioni effimere e ingannevoli: “Qui sulla terra siamo come in un teatro: entrano gli attori, con il volto coperto da una maschera e recitano la loro parte. Uno sembra un medico e non sa curare nessuno, è solo vestito da medico; un altro sembra un saggio perché porta i capelli e la barba come i filosofi; il terzo pare un soldato perché si atteggia a soldato… La maschera inganna. Ma quando giunge la sera, lo spettacolo finisce e tutti vanno a casa; le maschere vengono tolte, l’inganno è finito, la verità si afferma. Un giorno questo accadrà”.

La parola di Gesù (Vangelo) invita ad essere saggi, a costruire la casa sulla roccia, a rimanere fermi nelle buone decisioni, per non soccombere in balia dei venti e delle piogge (v. 25). La rocca è Cristo stesso (cf 1Cor 10,4); a Lui si riferisce l’amen della fede, che letteralmente significa “costruire, basarsi su” una roccia. La stabilità e la fermezza sono ancor più doverose nelle scelte di vita: famiglia, vita consacrata, vocazione missionaria… Esemplare la testimonianza di fermezza di grandi missionari come S. Paolo (At 20,18-27) e S. Daniele Comboni, apostolo dell’Africa (1831-1881), il quale si mantenne fedele alla decisione missionaria iniziale, senza cedimenti: «Vedendomi così abbandonato e desolato, ebbi cento volte la più forte tentazione di abbandonar tutto… Ebbene, ciò che non mi fece mai venir meno alla mia Vocazione (anche quando mi trovavo accusato alla più alta autorità di venti peccati capitali, benché non ve ne siano che soli sette; anche quando avevo 70.000 franchi di debito, gl’Istituti di Verona disordinati, nell'Africa Centrale molti morti e nessuna prospettiva di luce, ma tutto tenebre ed io colla febbre a Khartum), ciò che mi sostenne il coraggio a star fermo al mio (posto) fino alla morte, o fino a decisioni differenti della S. Sede, fu la convinzione della sicurezza della mia Vocazione, fu sempre e toties quoties perché il P. Marani mi ha detto ai 9 ag. 1857, dopo maturo esame: ‘la vostra vocazione alle missioni dell'Africa, è una delle più chiare che io abbia vedute'». (Lettera 16.7.1881, Scritti, n. 6886). Vera casa sulla roccia!

Parola del Papa

(*)  “Se si corre fuori strada, si rischia di finire in un precipizio, o comunque di allontanarsi più rapidamente dalla meta. Dio ci ha creati liberi, ma non ci ha lasciati soli: si è fatto Lui stesso ‘via’ ed è venuto a camminare insieme con noi, perché la nostra libertà abbia anche il criterio per discernere la strada giusta e percorrerla”.

Benedetto XVI
Omelia nella festa del SS. mo Corpo e Sangue di Cristo, 22.5.2008

 

Sui passi dei Missionari

- 6/3: S. Ollegario di Tarragona (Spagna, 1137), vescovo di Barcellona e di Tarragona, allorché questa antica sede fu liberata dal dominio dei Mori.

- 7/3: SS. Perpetua e Felicita, martiri a Cartagine (+203), sotto l’imperatore Settimio Severo.

- 7/3: B. Giuseppe Olallo Valdés (1820-1889), cubano, religioso dell’Ordine Ospedaliero di S. Giovanni di Dio (i ‘Fatebenefratelli), sempre attento ai sofferenti e bisognosi.

- 8/3: S. Giovanni di Dio (1495-1550), religioso portoghese, fondatore dell’Ordine dei Fratelli Ospedalieri (i ‘Fatebenefratelli’), protettore degli ospedali, patrono dei malati e degli infermieri.

- 8/3: Giornata Internazionale della Donna: fu istituita nel 1910 e divenne Giornata ONU nel 1975).

- 9/3: Mercoledì delle Ceneri e inizio della quaresima. Da sempre la Chiesa invita a vivere le opere di digiuno, preghiera ed elemosina in dimensione missionaria e di condivisione.

- 9/3: SS. Quaranta Soldati cappàdoci, martiri a Sebaste (Armenia, +320).

- 9/3: S. Domenico Savio, ragazzo educato da S. Giovanni Bosco, e morto a 14 anni (+1857).

- 10/3: B. Elia del Soccorso Nieves del Castillo, sacerdote messicano, agostiniano, martirizzato a Cortázar (Messico, +1928), assieme ad altri durante la persecuzione.

- 12/3: S. Luigi Orione (1872-1940), sacerdote piemontese, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e di alcune Congregazioni religiose per l’assistenza ai più bisognosi.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)
Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”
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