Suor Giuseppina Barbato e P. Ottavio Raimondo

La creazione dei progenitori e il loro peccato (I lettura: Gen 2,7-9;3,1-7)
Ha sovrabbondato la grazia (II lettura: Rm 5,12-19)
Gesù digiuna per quaranta giorni ed è tentato (III lettura: Mt 4,1-11)

Il vangelo di Matteo

I Vangeli sinottici sottolineano il legame tra il battesimo di Gesù e la tentazione a cui è sottoposto dal demonio: condotto nel deserto dallo Spirito ricevuto nelle acque del Giordano, Gesù viene messo alla prova durante il suo digiuno di quaranta giorni. Matteo coglie l’occasione per presentare, in un primo scontro, i due protagonisti di un dramma che raggiungerà il culmine “al tempo fissato”, cioè al venerdì santo. In che modo Gesù, secondo Matteo, si presenta come figlio di Dio? Egli rifiuta di servirsi della propria potenza come di un potere magico e per fini egoistici. Quindi definisce la propria sovranità di Figlio nei confronti delle istanze politiche del mondo: la sua regalità è sottoposta unicamente a Dio, da cui egli riceve tutto ciò che è. Matteo intende dunque presentare Gesù come modello ai cristiani, dato che la prova e la sofferenza sono  il pane quotidiano di tutti i battezzati.

Le tentazioni sono anche chiamate paideìa, educazione, ovvero l’addestramento alla vita filiale, alla purificazione della fede, la prova che siamo figli e non bastardi (cfr. Ebrei 12,8). Noi pensiamo che, se non ci fossero, tutto andrebbe meglio. Ma è un inganno! Non sono che l’opposizione del male al quale ci opponiamo.

“Invece di impadronirti della libertà umana, l’hai allargata ancora di più…hai accresciuto la libertà umana invece di sequestrarla, e così hai imposto per sempre all’essere morale i tormenti della libertà. Ci sono soltanto tre forze che potrebbero soggiogare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli: il miracolo, il mistero, l’autorità! Ma tu le hai rifiutate tutte e tre, dando tu stesso l’esempio… Noi abbiamo corretto la tua opera, fondandola sul miracolo, sul mistero e sull’autorità…perché vieni dunque ad intralciare la nostra opera? Perché rimani in silenzio, fissandomi con il tuo sguardo dolce e penetrante?”  (F.-M. Dostojevskij, I fratelli Karamazov)

Le comunità cristiane di Matteo

Per noi delle comunità di Matteo le tentazioni che Gesù affronta non si riferiscono alla scelta tra il bene e il male ma  al modo di compiere la sua missione.

Gesù accetta l’assenza di ogni sicurezza. Si basa solo sulla fede intesa come affidamento totale nelle mani del Padre e da questo suo affidarsi nasce la sua vittoria nella tentazione.

Abbiamo fatto passare questa vittoria di Gesù attraverso tre tentazioni: la tentazione del pane o della garanzia del sostentamento materiale; la tentazione del tempio come religione basata sui miracoli e sui risultati; la tentazione del potere per compiere la sua missione.

Ci piace anche riportare le parole di Gesù: “Il Signore tuo Dio, adorerai; a lui solo renderai culto”.

Lo abbiamo fatto di proposito. Per noi i primi 5 libri della Bibbia sono la Legge che è sacra e non si può cambiare. Gesù cita ill Deuteronomio (6,13) cambiando la parola “temerai” con “adorerai e aggiungendo “a lui solo”. Gesù è più grande della Legge e lui ha l’autorità di citarla e di perfezionarla. Proprio per questo noi leggiamo la Legge e tutto Il Primo Testamento, o come lo chiamate voi “L’Antico Testamento”, alla luce di Gesù.

E, infine, noi delle comunità cristiane di Matteo, facciamo un riferimento agli angeli che servono alla mensa. Per noi questi angeli sono i diaconi della comunità chiamati a occuparsi della tavola.

Le comunità cristiane oggi

Se è vero che le tentazioni più grandi che dobbiamo affrontare sono su come fare il bene, allora comprendiamo il perché nelle nostre comunità ci sono tante tensioni. Tutti vogliamo il bene, tutti vogliamo essere discepoli di Gesù, tutti vogliamo costruire il Regno di Dio: ci dividiamo sul come realizzare il bene, sul come essere discepoli di Gesù e sul come costruire il Regno.

Anche per noi, come per Gesù, la tentazione è collegata al battesimo: lo Spirito conduce Gesù nel deserto e vi conduce ogni battezzato perché lì scegliamo il cammino che il Padre ci propone.

La tentazione non è un momento ma è il clima che segna tutta la vita e la missione di Gesù e del discepolo.

All’inizio di questa quaresima 2011 questo brano del vangelo ci porta a farci tre domande:

- stiamo per caso usando Dio e i suoi doni in funzione di noi stessi?

- stiamo per caso utilizzando la religione e la fede a nostro vantaggio?

- stiamo per caso adorando gli imperi di questo mondo?

Un anziano bororo diceva con una certa sofferenza: “I bianchi convinsero il mio popolo che essere bororo è essere arretrati. Noi ci abbiamo creduto e oggi non siamo né bianchi, né bororo; né cristiani, né fedeli a ciò che Dio rivelò ai nostri antenati…”.

Forse questo è successo anche a noi ma c’è ancora un modo per rimediare: riprendere il cammino del deserto e rifare nostre le opzioni fondamentali della fede. Anche noi se rifiutiamo il cibo che ci viene proposto dal diavolo, dai poteri di questo mondo, troveremo l’alimento che viene da Dio: la mensa imbandita dalla comunità.

Non è possibile alimentarsi alla mensa del mondo e a quella della comunità.

Ma neppure può evangelizzare e vivere la missione chi non si alimenta alla mensa della comunità.

Suggerimento. In molte nostre comunità sono già presenti i diaconi. Cerchiamo di conoscerli, di incoraggiarli e aiutiamoli a essere “gli angeli” che servono. Collaboriamo con loro.

Suor Giuseppina Barbato, b.giuseppina@yahoo.co.uk  -  p. Ottavio Raimondo, oraimondo@emi.it