P. Ottavio Raimondo - Suor Giuseppina Barbato

Imponevano loro le mani e ricevevano lo Spirito Santo (I lettura: At 8,5-8.14-17)

Messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito (II lettura: 1 Pt 3,15-18)

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paraclito (III lettura: Gv 14,15-21)

 

Il vangelo di Giovanni

‘Voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete’. Gesù annuncia il nuovo modo in cui sarà possibile vederlo: con gli occhi della fede che conduce alla vita eterna. Fare memoria di Gesù significa ricorrere al suo Spirito, senza del quale non possiamo né amarlo, né servirlo. Se accogliamo con amore lo Spirito di verità potremo amare colui che non abbiamo mai visto. Lo Spirito di verità è, dentro di noi, la memoria creatrice che ci aiuta a penetrare il mistero di Gesù, via, verità e vita e a partecipare alla comunione vitale che esiste fra lui, il Padre e noi. Vivendo come Gesù ha vissuto si passa già, con lui, dalla morte alla vita. E’ un’immensa speranza, resa ancora più bella dal fatto che non siamo stati lasciati soli. ‘…E’ ancora tempo di dormire, non muoverti, ma la notte ormai è passata e finita. Tu esci dall’ombra e dalla guerra, uomo, e ti trasformi. Ti illumini del significato di un giorno ancora lontano e le tue mani che sono cresciute, le tue mani giganti tu innalzi colmo di stupore nel mattino.’ (M. Thiry)

 

Le comunità del vangelo di Giovanni

Nel nostro ambiente, soprattutto nell’ambiente greco-romano, Dio viene concepito come una realtà esterna alla persona, uomo o donna che sia, e distante da essa.

Con Dio ci si incontra attraverso mediazioni: nel mondo semitico attraverso la Legge dalla cui osservanza dipendeva il favore di Dio; nel mondo greco-romano attraverso le divinità spesso legate e subordinate alla società imperiale.

Sia nella realtà semitica come in quella greco-romana Dio è visto come colui che vuole l’uomo per sé ma sempre come servo, come esecutore, come interlocutore passivo.

Il mondo resta nella sfera del profano da cui bisogna uscire per entrare in quella del sacro dove si trova Dio. L’uomo deve rinunciare a sé stesso per affermare Dio, Sovrano-Re.

Gesù annunciando la venuta dello Spirito, ci ha fatto capire che la comunità e ogni suo membro sono dimora della divinità: la realtà umana diviene santuario di Dio. La persona diventa sacra e non esistono più luoghi sacri in cui Dio si manifesta al di fuori della persona stessa. Il Padre pertanto non è più un Dio lontano ma colui che si avvicina e vive in noi.

Questa “novità” ha reso bella la nostra vita ma l’ha resa anche difficile e ha portato  a contrasti forti con la realtà che ci circonda. Molti ci chiamano “atei” vedendo in noi persone che desacralizzano i luoghi di culto e sopprimono ogni mediazione del sacro attraverso la Legge e i Poteri imperiali.

Ci sentiamo persone libere, abitate dalla Spirito e vediamo ogni persona, come tempio e presenza di Dio, chiamate tutte attraverso Gesù, alla pienezza di vita..

 

Le comunità cristiane oggi

Amare è volere il bene dell’altro, degli altri, dimenticando sé stessi. Il culmine della rivelazione di Gesù è proprio questo: Dio abita in noi, il Dio Padre, Figlio e Spirito santo.

Questo è il grande comandamento che Gesù ci ha lasciato prima di essere ucciso: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”.

Un comandamento che c’impegna ad amare gli ultimi liberandoli dalle catene del sopruso e ad amare i primi liberandoli dall’errore.

“Sono cristiano mi fido di Dio e mi fido di te”, diceva un giovane a chi gli chiedeva di prestargli la moto. “Se Dio vive in me e se Dio vive in te, c’è qualcosa che può separarci?”, affermava con vigore un’altra persona . “Da quando ho scoperto che il nostro Dio abita in ogni persona, creata a sua immagine e somiglianza, non riesco a non sorridere, non ce la faccio a non vedere la sua bellezza e a fidarmi di lei”, sottolineava con serenità  un uomo sulla cinquantina.

Ogni mattina  lo sposo e la sposa si dicevano l’un l’altro: “Tu sei il regalo di Dio per me”. E un altro ancora affermava: “L’unica cosa che posso dire tranquillamente a tutti senza paura di sbagliarmi è questa:  - Dio ti ama”.

Nessuno di noi è orfano: Dio è mio amato papà, Gesù è il mio salvatore e lo Spirito Santo è il “soccorritore”.

E oggi siamo chiamati ad essere comunità cristiane che fanno proprie le parole di Gesù, comunità che si fanno vicine e che entrano nella vita di ogni persona e gruppo umano per essere “presenza” di quel Dio Famiglia che si è fatto vicino ed è entrato nella nostra storia.

Per un cristiano essere missionario, inviato al mondo, è solo e semplicemente prolungare nel tempo e nello spazio l’esperienza del Dio che si è messo al nostro fianco ed è entrato nella nostra vita e ci dice “Fate voi lo stesso”: avvicinatevi ed entrate nella vita dell’umanità intera.

Un giovane missionario ucciso a 33 anni in Brasile, scriveva: “Liberiamo l’uomo dalla fame, dalle malattie, rendiamolo libero testimoniando in questo modo il Cristo che è dentro di noi. Raoul Follereau scrive:  - Non è lecito essere felici da soli -. A questo punto, amici, forse non farete parte della soluzione, ma almeno non farete parte del problema; pensateci su e tirate le somme” (p, Lele).

 

Suggerimento: Segnala a qualche giovane i campi estivi organizzati dai missionari comboniani e missionarie comboniane  (www.giovaniemissione.it). E in particolare il campo che si terrà a Pesaro dal 15 al 23 luglio, il campo di lavoro e servizio con gli emarginati di Cosenza che si terrà dal 29 luglio al 7 agosto ed il campo biblico di Casavatore (NA) che si terrà dal 23 al 30 agosto . Oppure partecipa alla festa dei popoli che organizziamo al Parco Miralfiore a Pesaro il pomeriggio del 12 giugno (www.comboniani.org)

P. Ottavio Raimondo – oraimondo@emi.it – 348-2991393 

Suor Giuseppina Barbato – 3773064435