p. Ottavio Raimondo - Suor Giuseppina Barbato

Tutti furono colmati di Spirito Santo (I lettura: At 2,1-11)

Siamo stati battezzati in un solo Spirito (II lettura: 1 Cor 12,3-7,12-13)

Come il Padre ha mandato come, anch’io mando voi (III lettura: Gv 20,19-23)

 

Il Vangelo di Giovanni

‘Ricevete lo Spirito Santo’ Gesù è appena risorto e si presenta subito con un dono ai discepoli che l’avevano abbandonato. E’ il dono del padre, è il dono del rinnovamento, della riconciliazione, della pace. Donando il suo Spirito, Cristo ripete il gesto creatore delle origini (Genesi 2,7) e rende i discepoli partecipi del suo trionfo sul male e sul peccato. ‘Il mondo sembra andare col suo solito passo. Non c’è niente di celeste sulla faccia della società, non c’è niente di celeste nelle notizie del giorno, sui volti della gente o dei grandi, o dei ricchi, o degli affaristi, non c’è niente di celeste. E neppure nei discorsi di quelli che sanno parlare, nelle azioni dei potenti, nelle decisioni dei superbi, nel lusso dei signori. Eppure lo Spirito di Dio, per sempre benedetto, è presente. Non dimentichiamo mai questa divina verità : più la mano di Dio è nascosta, più è potente; più è silenziosa, più è temibile… Il Verbo eterno, che ha trasformato nello Spirito la propria umanità, può donarci virtù, grazia, benedizione e vita con più abbondanza di quando era nascosto sotto questa umanità e sottoposto alla tentazione e alla sofferenza: la fede è più benedetta della visione…(J.-H. Newman)

 

Le comunità del vangelo di Giovanni

Abbiamo voluto raccontare questa apparizione di Gesù senza indicare alcun nome proprio per dire a noi stessi e a ognuno di voi che Gesù si manifesta a tutti i discepoli di tutti i tempi.

L’apparizione l’abbiamo collocata sul far della sera del primo giorno della settimana che corrisponde al momento in cui le nostre comunità si riuniscono per celebrare l’eucaristia.

E abbiamo accentuato che Gesù non va in mezzo ma appare al centro della comunità: per noi è lui la vite in cui si innestano i tralci, il punto di riferimento, il fattore di unità.

Di fronte a Gesù che è la luce le persone devono pronunciarsi in modo positivo o negativo. Proprio per questo motivo per noi il peccato consiste nell’inserirsi volontariamente nell’ordinamento ingiusto. I peccati sono le ingiustizie concrete alle quali conduce l’adesione al sistema o ordinamento ingiusto.

Un sistema ingiusto può essere accettato volontariamente o perché non si conosce altra possibilità. 

Agli oppressi che hanno perso la libertà a causa della loro adesione volontaria al sistema ingiusto la comunità offre la possibilità di uscirne, rompendo così con la loro condotta anteriore (i loro peccati)

Agli oppressi che non hanno mai conosciuto la dignità umana la comunità deve mostrare il progetto divino sull’uomo e che Gesù è capace di realizzarlo.

La comunità denuncia quanti si rifiutano di porsi dalla parte dell’uomo e si ostinano nella loro condotta perversa.

 

Le comunità cristiane oggi

In questa pentecoste vogliamo vedere il peccato come lo vedevano le comunità di Giovanni, non come una macchia ma come un atteggiamento: peccare è essere complice dell’ingiustizia incarnata nel sistema oppressore. È “oppressore” a livello personale, familiare, ecclesiale e istituzionale quel sistema che non si schiera a favore della persona. Il peccato cessa quando ci schieriamo a favore della persona mostrando al mondo le nostre mani e il nostro costato.

Gesù è colui che crea uno spazio umano dove al posto dell’ingiustizia regna l’amore vicendevole. È questa la comunità alternativa che ci permette di uscire dal sistema imposto

Il Padre, per mezzo di Gesù continua a donarci lo Spirito per confermarci nell’adesione alla capacità di amare fino all’estremo. L’effetto dell’incontro con Gesù è la gioia  e lo Spirito è colui che abilita alla missione e la conferisce.

Nelle nostre chiese ciascuno siede il più lontano possibile dal suo prossimo. Non ci si stringe gli uni gli altri. In Africa e in molte giovani chiese le persone si accalcano nelle chiese perché tutti desiderano sostenersi a vicenda e sentire l’unità armoniosa del canto e della preghiera. Noi pensiamo di diventare persona adulte cercando di essere il più possibile indipendenti dagli altri. Pentecoste ci dice che diventiamo persone grazie alle altre persone e a Gesù che sta in mezzo. L’annuncio, la missione ci fanno crescere.

Sentiamo che senza lo Spirito di Pentecoste viviamo gli effetti dell’individualismo: alienazione, solitudine, mancanza di amore, infelicità, incapacità di mantenere relazioni vere con l’altro e con la creazione. Lo Spirito di Pentecoste ci immerge nell’oceano delle diversità che sono espressioni della ricchezza del Dio della vita, Padre di Gesù e nostro.

E noi alziamo le braccia e diciamo: “Spirito Santo, Tu sei la vita della nostra vita; la forza di Dio nel cuore del credente, la luce che illumina ogni cultura e ogni anelito religioso dei popoli. Rendici testimoni della tenerezza di Dio nel mondo. Rendici capaci di riconoscere che siamo missionari del vangelo non perché ci piace o perché ce n’è bisogno ma perché la Tua presenza in noi ci ha resi donne e uomini che non possono tacere”. Anche questo è Pentecoste.

Suggerimento: Scegli un gesto o un impegno che ti aiuti a non dare l’adesione a una realtà sociale ingiusta.

p. Ottavio Raimondo – oraimondo@emi.it – 348-2991393 

Suor Giuseppina Barbato – 3773064435