Salvaguardare il patrimonio del Creato: priorità politiche ed economiche

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 Roma, giovedì 23 giugno 2011
I media italiani hanno dato grande diffusione al discorso di Benedetto XVI rivolto ai nuovi ambasciatori di Belize, Ghana, Guinea Equatoriale, Moldavia, Nuova Zelanda e Siria presso la Santa Sede lo scorso 9 giugno 2011, per far risaltare la problematica dell’ecologia umana.

L’interesse dei media per il messaggio del Papa deriva dall’accento posto sul tema dell’ecologia, in particolare dell’ecologia umana, perché “è l’uomo che viene per primo” e a lui “Dio ha affidato la buona gestione della natura”. È lui, dunque, il soggetto della tecnica e non può da essa essere dominato.

In questo contesto, il Papa fa riferimento alle “innumerevoli tragedie che hanno riguardato la natura, la tecnica e i popoli”.

Tornando di nuovo all’ecologia umana, il Papa dice che “adottare in ogni circostanza un modo di vivere rispettoso dell’ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie adeguate che salvaguardino il patrimonio del creato e non comportino pericolo per l’uomo, devono essere priorità politiche ed economiche”.

Appare allora “necessario rivedere totalmente il nostro approccio alla natura che non è soltanto uno spazio sfruttabile o ludico”. È necessario cambiare mentalità e convincerci che la natura è la “casa” dell’uomo. È perciò necessario riscontrare “un’arte di vivere insieme che rispetti l’alleanza tra l’uomo e la natura, senza la quale la famiglia umana rischia di scomparire”.

A causa di quest’ultima affermazione, non sono mancate tra i media le interpretazioni apocalittiche o catastrofiste del messaggio del Papa. In realtà, la sua unica pretesa è stata di chiedere di fare una seria riflessione sull’argomento e proporre “soluzioni precise e sostenibili”.

Protagonisti di questo impegno sarebbero “tutti i governanti” e l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) che il Papa considera “il quadro naturale per una tale riflessione” che, comunque, “non dovrà essere offuscata da interessi politici ed economici ciecamente di parte, così da privilegiare la solidarietà rispetto all’interesse particolare”.

A questo punto il Papa afferma che occorre interrogarsi sul ruolo della tecnica perché spesso “i prodigi di cui è capace vanno di pari passo con disastri sociali ed ecologici”. Il motivo? Il suo ritmo accelerato e il fatto “di delegare a essa poteri che non ha”, essendo una creazione umana.

Poiché “la tecnica che domina l’uomo – afferma il Papa – lo priva della sua umanità”. E ancora di più: “L’orgoglio che essa genera ha fatto sorgere nelle nostre società un economismo intrattabile e un certo edonismo, che determina i comportamenti in modo soggettivo ed egoistico”.

Secondo il messaggio del Papa, una soluzione a questo fatto e ad altri problemi relativi, si trova nel riferimento alla trascendenza dell’uomo che è capace di “coniugare la tecnica con una forte dimensione etica”, e nell’adesione al disegno di Dio “che ha voluto che l’uomo fosse il culmine e il gestore della creazione”.

Solo in questo modo “l’umanità potrà continuare a beneficiare dei progressi che l’uomo, per mezzo della sua intelligenza, riesce a realizzare”.

A questo punto, il Papa chiede ai governi di “promuovere un umanesimo rispettoso della dimensione spirituale e religiosa dell’uomo” e di tutelare il rispetto dell’aspirazione della persona umana alla giustizia e alla pace senza dimenticare che “la tensione naturale verso il vero e verso il bene è fonte di un dinamismo che genera la volontà di collaborare per realizzare il bene comune”.
Jorge García Castillo