XV Domenica Tempo Ordinario - Anno A - 10-07-2011

P. Ottavio Raimondo e Suor Giuseppina Barbato

Il seminatore fiducioso e ottimista

 

La pioggia fa germogliare la terra (I lettura: Is 55,10-11)

La creazione è protesa verso la rivelazione (II lettura: Rm 8,18-23)

Il seminatore uscì a seminare (III lettura: Mt 13,1-23)

 

Il vangelo di Matteo

 Gesù non si serve delle parabole soltanto per adottare un linguaggio più immediato. Le immagini sono eloquenti, senza dubbio, però per capire bisogna cercare, interrogarsi, accettando la provocazione di un narratore che raggiunge le pieghe più nascoste dell’intimo dei suoi ascoltatori. Per Matteo, per comprendere, è necessario avere il cuore aperto alla rivelazione, sinceramente desideroso di accogliere e di mettere in pratica la Parola, nonostante opposizioni ed insuccessi: ‘…quello seminato lungo la strada’, la strada su cui cade il seme è la via dell’inautenticità. ‘…quello su terreno sassoso’ è il cuore del discepolo ancora pietrificato da varie paure. ‘…quello seminato tra le spine’ le spine sono la preoccupazione di non avere abbastanza, la seduzione dell’avere di più. …’quello seminato sulla terra bella’ è il cuore che accoglie i doni della fede, della speranza, dell’amore, doni che trasformano un terreno lastricato di vari viottoli, pietrificato dalle paure, soffocato dall’egoismo in una terra bella e feconda il cui frutto, portato infaticabilmente nella libertà, rimane.

 

Le comunità del vangelo di Matteo

Gesù aveva inviato i discepoli a evangelizzare così come lui stesso stava facendo. Sia i discepoli, sia lo stesso Gesù si trovano di fronte a reazioni diverse. Particolarmente duro è lo scontro con chi è legato al potere. Noi, comunità del vangelo di Matteo, come risposta a questa realtà difficile riportiamo 7 parabole tutte sullo stesso tema: il regno di Dio, ossia, il sogno di Dio, progetto di un’umanità nuova, umanità di vita e di dignità per tutti.

Abbiamo ambientato l’inizio di questo momento in riva al mare  che per noi è il luogo dove si trovano tutti e l’abbiamo concluso, come momento di approfondimento, in una casa che per noi è la chiesa domestica o, come le chiamate voi del terzo millennio, le “comunità di base”.

Di proposito abbiamo messo in chiaro la fiducia del seminatore e dall’altra una visione per nulla ottimista della missione e del suo risultato.

Ma perché in voi non prenda il sopravvento il pessimismo, vi chiediamo di leggere attentamente anche le altre sei parabole.

 

Le comunità cristiane di oggi

Gesù non parla solo ai “buoni” e alle persone religiose.

Gesù comunica con persone aperte e persone chiuse, con chi lo accoglie e chi no.

Gesù è il seminatore fiducioso e ottimista anche di fronte al terreno pietroso o attraversato da un sentiero o ormai invaso da spini.

Noi gioiamo di fronte a questo Gesù che getta il seme in tutti i luoghi e a favore di tutti. Questo Gesù che non esclude mai nessuno è riflesso pieno del Padre, il Padre che mai esclude. Mai!
Le nostre comunità vogliono essere comunità per le quali non esistono terreni su cui non valga la pena provarci. Dal 3 all’11 settembre celebreremo qui in Italia il XXV Congresso Eucaristico Nazionale. Sapete che l’organizzazione del Congresso ha avuto un’idea in sintonia con questo brano del vangelo? In Piazza Cavour, un luogo centrale nella città di Ancona, ci sarà una tenda molto ben visibile. Una tenda di 164 metri quadri. È chiamata “Tenda dell’ascolto”. In questa tenda anche chi non è abituato a frequentare le chiese avrà il modo di ricevere un annuncio grazie alle persone che accolgono i visitatori, grazie ai messaggi che si leggono sulle pareti della tenda e grazie a uno spazio riservato al silenzio e alla riflessione personale.

Dalla contemplazione di questo seminatore fiducioso e ottimista nasce l’ascolto e vengono superate quelle parole riprese dal profeta Isaia che parlano di un ascoltare e di un vedere sterili. In America Latina un cristiano aveva coniato l’espressione “orecchi pesanti” e diceva:  - Solo chi non ha “orecchi pesanti” esce da quella prigione le cui pareti sono impastate di egocentrismo e di conformismo, due materiali che ci impediscono di ascoltare e di essere terra buona dove il seme giunge a maturazione e porta molto frutto.

P. Ottavio Raimondo – oraimondo@emi.it – Suor Giuseppina Barbato