P. Ottavio Raimondo – Sr. Giuseppina Barbato

PICCOLI GLI INIZI, GRANDI I RISULTATI

 

Dopo i peccati, tu concedi il pentimento (I lettura: Sap12,13.16-19)
Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili (II lettura: Rom 8,26-27)
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme (III lettura: Mt 13,24-43)

Il vangelo di Matteo

In questi versetti di Matteo, Gesù inaugura il regno degli ‘ultimi tempi’e non come un giudice che separa i buoni dai cattivi, ma come pastore universale, poiché egli non esclude nessuno dal regno. Tutti vi sono convocati, tutti vi possono entrare. In ogni atteggiamento della sua vita, Gesù incarna pienamente la pazienza di Dio, e la comunità cristiana, corpo di Cristo, ha la missione di incarnare tra gli uomini e le donne del suo tempo la pazienza di Gesù, cioè di rivelare il vero volto dell’amore. ‘Da dove, dunque, vengono le zizzanie?... Vuoi  che andiamo a raccoglierle?’

Da sempre la storia dell’umanità e di ogni singolo uomo è stata un campo di battaglia. Dove viene seminato con cura il bene, il nemico con astuzia semina il male, creando quell’eterna dualità di semi, di seminatori, di possibili soluzioni al problema. I disastri maggiori si verificano quando, invasi dal legittimo desiderio di appartenere ad una comunità perfetta, pura e senza difetti, ci diamo da fare per estirpare le zizzanie, in noi e attorno a noi. La violenza’sacra’, fatta a fin di bene è quella che viola ogni libertà. Matteo invece ci dice che il grano è vita,’ perché raccogliendo le zizzanie, non strappiate insieme ad esse il grano’ le radici delle zizzanie sino forti e diffuse che, chi le sradica, sradica anche il grano, ovvero chi non ha pazienza ed è esigente, distrugge il grano, la vita stessa di Dio che è in lui. 

Le comunità cristiane di Matteo

Nessuno riesce a far tacere le nostre comunità e neppure le difficoltà riescono a fermarci. Gesù è uscito e anche il discepolo esce ed esce per seminare, per annunciare con fiducia e ottimismo.

Noi crediamo che non ci sono terreni di fronte ai quali abbiamo il diritto di non seminare.

È così importante per noi annunciare la Parola che nel nostro Vangelo i nomi dei discepoli di Gesù non li abbiamo indicati al momento della loro chiamata ma al momento dell’invio. Siamo convinti che il cristiano che evangelizza è il cristiano che si realizza. Evangelizzare per noi è  costruire il Regno dei cieli. Proprio per questo abbiamo presentato ben 7 parabole sul Regno raccolte tutte una dopo l’altra.

Oggi ve ne presentiamo tre, per dirvi: non perdiamo tempo rammaricandoci per le zizzanie; non scoraggiamoci per la piccolezza del nostro annuncio; non perdiamoci d’animo pensando che la farina è molta.

Noi, comunità di Matteo, ci sentiamo chiamati a favorire la crescita del grano e a gioire perché nulla è in grado di impedirne la maturazione. Abbiamo la certezza che il piccolo seme crescerà al di là di ogni aspettativa. Confidiamo che il nostro messaggio fatto di testimonianza e di parola farà sì che quella farina diventi pane che il fuoco dello Spirito cuocerà per sfamare il mondo.

Proprio per tutto questo noi dedichiamo nel nostro vangelo tre capitoli al tema del regno dei cieli, che altre comunità chiamano regno di Dio. Questi tre capitoli li abbiamo collocati subito dopo il ritorno dei dodici discepoli dalla missione.

Le comunità cristiane oggi

Il regno di Dio si sviluppa tra le ambiguità della vita e della storia: ambiguità che ci sono in noi e attorno a noi.

Per le nostre comunità oggi ci sembra quanto mai attuale la parabola del granello di senape. Si tratta di un’erba infestante difficile da estirpare. Non è un’erba che il contadino semina. E se Gesù volesse dirci che il regno di Dio è come un’erba infestante che una volta nel terreno nessuno riesce a strapparla? E se in quest’uomo rappresentasse lo stesso Gesù il padrone del campo, colui al quale tutto è stato affidato? E se il campo rappresentasse il mondo?

È proprio vero che dove il missionario giunge lì lo Spirito lo ha già preceduto e lì sta lavorando. Ed è altrettanto vero che nessuna vicenda umana può sradicare questo regno presente in ogni realtà alla quale devo sempre avvicinarmi togliendomi i sandali in segno di rispetto.

E allora comprendiamo quanto scrive il teologo E, Schillebeeckx:

“È nell’annuncio e nella pratica del Regno realizzato da Gesù che si trova il fondamento per il mantenimento simultaneo dell’identità e unicità del cristianesimo e la sua apertura alle altre religioni. L’identità della chiesa consiste nel decentrarsi da sé stessa per concentrarsi nel regno di Dio, assumendo la sequela di Gesù e la prassi del suo Regno”.

È quanto diceva un giovane con parole più facili e poetiche: “Sono innamorato del mondo. Lo vedo bello e sento che Dio vuole dirgli, anche attraverso di me: - Ti sogno ancora più bello. Bello come il mio Figlio amato Gesù che vuole vestirsi con le tue vesti ed assumere le tue caratteristiche come ha assunto quelle dell’ortolano, del viandante, dell’uomo in riva al mare, …”.

Suggerimento: In questa settimana cerca di scoprire i segni del segno (i valori del vangelo) nelle persone che incontri, nelle culture e religioni che queste stesse persone praticano.
P. Ottavio Raimondo – Sr. Giuseppina Barbato