Roma, venerdì 29 luglio 2011
All’Angelus di domenica 17 luglio, Benedetto XVI ha parlato della «gravissima siccità» nel Corno d’Africa, chiedendo una mobilitazione internazionale per portare soccorso alle popolazioni. L’Osservatore Romano ha scritto: “Secondo i dati Onu si tratta della peggiore siccità degli ultimi sessanta anni e coinvolge 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in Somalia, 3,2 in Etiopia, 117.000 a Gibuti, ed anche parte della popolazione in Eritrea”. A parte la Somalia, si parla di tre paesi (Kenya, Etiopia ed Eritrea) in cui noi Comboniani siamo presenti. Ecco un testo sull’emergenza vista dall’Etiopia.
[Foto: Somalia]

 L'emergenza vista dall'Etiopia

Quest'anno il governo etiope ha già comunicato ai paesi donatori che sono necessari circa 400 milioni di dollari per sostenere la carestia che ha colpito 4,5 milioni di persone. In particolare occorrono oltre 500.000 tonnellate di alimenti vari di cui cibo arricchito, olio e prodotti alimentari per i bambini malnutriti.

Tradizionalmente in Etiopia i raccolti si svolgono due volte l'anno, per lo più nelle località dove le piogge sono regolari. Le due stagioni sono chiamate Belg (piccole piogge  - da febbraio a maggio) e Meher (grandi piogge - da giugno a settembre). Durante il Meher è prevista una quantità di pioggia sufficiente per garantire la produzione di varie tipologie di cereali (teff, grano, sorgo e mais), necessaria sia al sostentamento delle famiglie che alla vendita dei prodotti al mercato locale. I raccolti relativi alla stagione del Belg, pur essendo di minore entità, sopperiscono al divario tra i due periodi. Se l'alternanza tra le due stagioni avviene regolarmente, la popolazione non rischia di soffrire per necessità alimentari.
Al contrario, quando alla siccità prolungata si affiancano lo scarso sostegno da parte del governo e il ritardo degli aiuti umanitari, le condizioni sono destinate a peggiorare: i contadini rimangono sempre più senza energie e non riescono a lavorare i campi,  i fiumi si prosciugano, le terre dei pastori rimangono senz'acqua, il bestiame non trova più dove pascolare per cui i proprietari sono costretti a vendere i capi al di sotto del prezzo di mercato. Come se non bastasse, nel corso delle emergenze alimentari i bisogni sanitari aumentano e si complicano; iniziano a manifestarsi epidemie di malattie altamente trasmissibili, come la diarrea acuta: la popolazione infatti, spinta dal bisogno, attinge ancora di più a fonti di acqua contaminata e si sposta nelle zone più sicure del paese ma già densamente popolate. Da non sottovalutare, infine, le perdite ambientali che si registrano in tutto il paese, dovute al taglio degli alberi utilizzati come legna da ardere.  Alla fine di questa drammatica sequenza rimane solo un impoverimento generale che contribuisce a minare ulteriormente la sicurezza alimentare delle famiglie.
Secondo le informazioni disponibili, nel 2009 in Etiopia sono state registrate 5,2 milioni di persone bisognose di assistenza alimentare a causa delle piogge irregolari; nel 2010 circa 7,5 milioni di persone hanno beneficiato del Productive Safety Net Program (PSNP). Tuttavia, quest'anno il governo etiope ha già comunicato ai paesi donatori che sono necessari circa 400 milioni di dollari per sostenere la carestia che ha colpito 4,5 milioni di persone. In particolare occorrono oltre 500.000 tonnellate di alimenti vari di cui cibo arricchito, olio e prodotti alimentari per i bambini malnutriti.
Il governo sarà costretto a spostare fondi di bilancio annuale per affrontare la carestia: in questo modo verrà colpito il sistema nazionale di pianificazione delle attività sociali (sanità e istruzione), con conseguente riduzione del già esiguo piano economico .
Anche Medici con l'Africa Cuamm,  presente in Etiopia dal 1986 per tutelare il diritto alla salute della popolazione etiope, rischia di dover rinegoziare i contributi concessi dalle controparti locali, secondo gli accordi stipulati per lo svolgimento delle attività progettuali e per l'erogazione dei servizi sanitari.
Gli eventi di siccità e carestia avvenuti negli ultimi tre decenni sono un esempio di un problema che ciclicamente lascia il paese in una situazione di povertà e riduce la possibilità di una vita migliore. In queste settimane Medici con l'Africa Cuamm continua a monitorare gli eventi appellandosi ai donatori e ai benefattori italiani, in modo che l'assistenza umanitaria arrivi prima che la situazione peggiori sensibilmente.
Massimo Maroli
Country Representative for Ethiopia - Medici con l'Africa Cuamm