Roma, martedì 8 novembre 2011
Oggi la versione italiana del quotidiano L'Osservatore Romano, del Vaticano, ha pubblicato un articolo intitolato Forum cattolico di religiosi e laici in Brasile – Sviluppo sostenibile e giustizia sociale. A tutti coloro che operano nel campo della Giustizia, Pace e Integrità del Creato (GPIC) suggeriamo di leggere questo articolo.

Forum di religiosi e laici in Brasile

Sviluppo sostenibile e giustizia sociale

La crisi finanziaria ed economica che il mondo sta attualmente vivendo può costituire per l’umanità un’opportunità per ripensare i modelli di sviluppo, al fine di coniugare il rispetto dell’ambiente con la giustizia sociale: è in estrema sintesi quanto emerso da un recente incontro, svoltosi in Brasile, che ha visto riuniti rappresentanti religiosi e laici di organizzazioni cattoliche aderenti al Forum sui cambiamenti climatici e la giustizia sociale, che beneficia anche del sostegno della Conferenza episcopale. «Per la vita della terra e nella terra» è lo slogan che ha fatto da sfondo all’iniziativa, con la quale si è voluta ribadire la posizione a favore della tutela del creato e della difesa della dignità di tutte le persone come un valore fondamentale da osservare in tutte le misure legislative delle istituzioni civili.

La Conferenza dell’Onu sullo sviluppo sostenibile (Rio+20), che si terrà nel giugno 2012 a Rio de Janeiro costituisce, secondo le osservazioni dei partecipanti, un’occasione fondamentale per individuare e mettere in pratica nuove politiche necessarie a garantire un futuro sostenibile al pianeta. «Sono iniziati i preparativi per la Conferenza Rio+20 — si sottolinea nel messaggio diffuso al termine dell’incontro — ma, piuttosto che valutare seriamente quello che è stato fatto o non è stato fatto finora nel rapporto tra sviluppo e ambiente, bisogna cogliere l’occasione della crisi come un’opportunità di trasformazione dei modelli economici». Per questo, si aggiunge, il Forum «è associato a tutte le forze sociali e politiche che sono disposte all’attuazione di importanti cambiamenti degli stili di vita dominanti nella nostra società».

Nel documento, fra l’altro, si criticano alcuni interventi in Brasile che favorirebbero uno sfruttamento indiscriminato del territorio. Tra questi, il progetto di riforma del codice forestale, che risale al 1965. Approvato dalla Camera dei deputati e ora in itinere al Senato, il progetto riduce della metà le aree protette lungo le rive dei fiumi ed esenta le piccole e medie proprietà dal rispetto della riserva legale, ovvero l’area all’interno di una proprietà rurale destinata ad assicurare l’uso sostenibile delle risorse naturali. In base all’attuale codice, infatti, tutte le proprietà rurali in Amazzonia devono destinare alla riserva legale l’80 per cento delle proprie terre.

Il progetto, inoltre, consolida il disboscamento illegale attraverso un’amnistia per quanti hanno disboscato illegalmente fino al luglio del 2008, spianando la strada all’ulteriore sviluppo di pratiche estrattive e agricole devastanti per l’ambiente.

Questo progetto, secondo le critiche emerse, «continuerebbe a dimostrare che gli interessi delle minoranze che hanno il potere sono considerati superiori al diritto di tutti di vivere in un ambiente sano».

Nel settembre scorso – in un intervento della Conferenza episcopale del Brasile – si era appunto posto in risalto che il nuovo codice forestale «deve essere pensato per la nostra generazione, ma anche e soprattutto per le generazioni future e deve essere improntato agli ineludibili criteri della giustizia e dell’etica, fondamenti della convivenza e del bene comune ». Per i vescovi la nuova legge deve garantire una serie di condizioni: la conservazione e l’uso sostenibile delle foreste in tutto il Paese; il rispetto degli agricoltori e delle popolazioni indigene; evitare disastri ambientali; combattere la cultura dell’impunità; contribuire all’approvvigionamento di acqua di buona qualità per le città; combattere il disboscamento illegale.
L’Osservatore Romano lunedì-martedì 7-8 novembre 2011, pagina 7