LA DISOBBEDIENZA CIVILE DI GESU’
p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato
Puoi ascoltare il commento su: http://youtu.be/sKcG5r6sbXc

III Domenica di Quaresima (B)

LA DISOBBEDIENZA CIVILE DI GESU’
p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato
Puoi ascoltare il commento su: http://youtu.be/sKcG5r6sbXc

La legge fu data per mezzo di Mosè (I lettura: Es 20,1-17)
Predichiamo Cristo Crocifisso (II lettura: 1 Cor 1,22-25)
Non fate della casa del Padre mio un mercato! (III lettura: Gv 2,13-25)

 

Il mondo in cui viviamo
Per alcune domeniche riporteremo brani di una dichiarazione  rilasciata nel 2009 dai Patriarchi e dai Capi delle Chiese di Gerusalemme. Nella Dichiarazione descrivono una realtà tuttora esistente. La definiscono “La realtà sul campo”. È una realtà che rispecchia troppe situazioni di emarginazioni presenti in tutti i continenti.

1.1 “Dicono: "Pace, pace", mentre pace non c'è” (Ger. 6:14). Tutti parlano di pace in Medio Oriente e del processo di pace. Finora, tuttavia, queste sono solo parole, la realtà è fatta di occupazione Israeliana dei territori Palestinesi, la privazione della nostra libertà e tutto ciò che risulta da questa situazione:

1.1.1 Il muro di separazione eretto sul territorio Palestinese, una gran parte del quale è stato confiscato per questo scopo, ha trasformato le nostre città e villaggi in prigioni, separando gli uni dagli altri, rendendoli cantoni dispersi e divisi. Gaza, soprattutto dopo la crudele guerra che Israele ha lanciato contro di esso nei mesi di dicembre 2008 e gennaio 2009, continua a vivere in condizioni disumane, sotto blocco permanente e tagliata fuori dagli altri territori Palestinesi.

1.1.2 Insediamenti Israeliani devastano la nostra terra in nome di Dio e in nome della forza, controllando le nostre risorse naturali, compresa l'acqua ed i terreni agricoli, privandone così centinaia di migliaia di Palestinesi, costituendo un ostacolo a qualsiasi una soluzione politica. (continua)

La parola che ci è donata

Alla manifestazione di Cana subentra quella a Gerusalemme. Gesù trova troppe cose nel tempio, tutte cose che ingombrano ed occupano abusivamente lo spazio. C’è bisogno di purificare o, meglio ancora, di esorcizzare ossia di “gettare fuori”. Gesù purifica liberando e orientando. Non si può costruire il nuovo lasciando il vecchio. Il cuore della manifestazione a Gerusalemme lo troviamo nelle parole che si riferiscono al Padre mio, alla casa del Padre mio. Ma soprattutto per la prima volta Gesù identica il Dio d’Israele come suo “Padre”. A coloro che lo ascoltano questa affermazione passa inosservata e infatti non lo interrogano sulla sua paternità ma sulla sua autorità.

Ma la realtà più bella che ci fa innamorare è che Gesù non si limita a chiama Dio con il nome di Padre ma Dio vive nel corpo stesso di Gesù.

Pensiamoci su

Giovanni non dice che Gesù fosse accompagnato dai discepoli. Gesù sembra una figura solitaria che si avvicina al cuore della religione e del potere politico degli ebrei. Mi piace pensarlo così, solo. Come solo sarà di fronte agli stessi poteri prima della sua condanna. Gesù compie un atto di disobbedienza civile. Ma una disobbedienza civile che ha grande spessore perché basata sul Padre.

Il Padre è il cuore del vangelo di Giovanni che ci presenta Gesù che rimanda sempre al Padre di cui si sente l’inviato. Nei 21 capitoli in cui è suddiviso questo vangelo troviamo ben 56 riferimenti al Padre: 4 nel prologo, 34 nella parte centrale; 16 nel discorso di addio e 2 dopo la resurrezione.

Nello stesso vangelo il Figlio, Gesù, riceve una serie di circa 25 titoli. Lo Spirito Santo appare 9 volte. In 19 brani vengono definite le caratteristiche della Chiesa. Mentre della fede e dell’amore, come risposta all’amore del Padre e del Figlio, se ne parla in 20 brani. Della vita e vita eterna se ne parla 14 volte. Non ci dice nulla tutto questo? Altro che il vangelo come un libro di comportamenti: è un libro di vita! Leggiamolo, accogliamolo e annunciamolo così.

Daniele Comboni: 1000 vite per la missione

Ci sono due affermazioni  molto profonde di san Daniele Comboni. La prima quasi all’inizio del suo impegno missionario, la seconda risale agli ultimissimo giorni della sua vita. Le due affermazioni le troviamo ai numeri 1390 e 7245 degli Scritti).

“Quello ancora che è certo è che Dio mi ha dato un'illimitata confidenza in lui, che non mi allontanerò dall'impresa per verun ostacolo, e che certo incomincerà fra non molti anni un'era novella di salute per l'Africa Centrale”. (1390)

“Che avvenga pure tutto quello che Dio vorrà. Dio non abbandona mai chi in lui confida. Egli è il protettore dell'innocenza ed il vindice della giustizia. Io sono felice nella croce, che portata volentieri per amore di Dio genera il trionfo e la vita eterna” (7245)
p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato