Roma, martedì 15 maggio 2012
Il giornale del Vaticano L’Osservatore Romano del 12 maggio ha pubblicato un ampio e interessante servizio intitolato “Missionari Comboniani del Brasile in difesa degli indios dell’Amazzonia. Salvate gli Awá-Guajá”. Il nostro sito aveva già informato di questo fatto degno di essere elogiato e sostenuto. Nella foto: Bambina Awá-Guajá, Maranhão, Brasile.

 

Missionari comboniani del Brasile in difesa degli indios dell’Amazzonia
Salvate gli Awá-Guajá

«Uniti si può vincere». È lo slogan scelto dai missionari comboniani del nord-est del Brasile per sostenere, insieme all’organizzazione «Survival International», la causa degli Awá-Guajá, nello Stato del Maranhão. Si tratta di una delle ultime tribù indigene dell’Amazzonia, di cui è a rischio la stessa sopravvivenza a motivo della deforestazione e dell’avanzare dei coloni.

Il numero degli Awá-Guajá è tuttora incerto. Si parla di pochissime centinaia di individui, una sessantina dei quali non avrebbe mai avuto contatti con il mondo esterno. Negli ultimi tre anni il loro territorio è stato ulteriormente depauperato di oltre il 30 per cento, nonostante un decreto del 1992 ne fissi i confini. Tuttavia la lentezza delle procedure, il susseguirsi dei ricorsi e soprattutto le enormi pressioni economiche e politiche hanno rinviato nel tempo la concreta demarcazione di un territorio che la Corte di giustizia federale ha riconosciuto in 118.000 ettari. I missionari ricordano come questo popolo indigeno sia una delle tante vittime dell’«avidità insana e incontrollata» dei latifondisti e dei gruppi dell’industria del legname e delle miniere che tanta influenza hanno dimostrato di avere anche sullo scenario politico e persino – sottolineano ancora i religiosi – nell’amministrazione della giustizia.

Nel 1970, infatti, la Banca mondiale, insieme alla Comunità europea e al Giappone, concesse un prestito cospicuo per avviare lo sfruttamento della miniera di ferro nella Serra dos Carajás, chiedendo in cambio la demarcazione e il riconoscimento legale delle aree indigene. La miniera è tuttora in funzione, ma i diritti dei più deboli sono ancora calpestati. In questi anni il dramma degli Awá-Guajá «non ha conosciuto sollievo e interruzioni». Infatti, si calcola che ben l’85 per cento del loro territorio sia ormai occupato illegalmente dai coloni che «invadono e saccheggiano alla luce del sole», lasciando unicamente una «scia di distruzione» e di «terra bruciata». Così, tutto sembra consumarsi all’interno di una cornice fatta di «impotenza e sconfitta».

Tuttavia un segnale positivo che «incoraggia» e dà un «nuovo respiro» – rilevano i comboniani brasiliani – è arrivato di recente con il pronunciamento del Tribunale regionale federale di Brasilia, che, all’unanimità, ha disposto l’allontanamento, entro un anno, della popolazione e degli insediamenti non indigeni dal territorio demarcato nel 1992. In questa prospettiva si inserisce l’appoggio dato dai comboniani alla campagna promossa su vasta scala da «Survival International», iniziativa che punta a sollecitare l’invio, da parte del ministero della Giustizia, della polizia federale nel territorio degli Awá-Guajá, in modo da espellervi taglialegna, agricoltori e coloni. Prima che sia troppo tardi.

La campagna, alla quale si può aderire anche attraverso la rete, si avvale del contributo del noto attore britannico Colin Firth (premio Oscar come miglior interprete protagonista per Il discorso del re), il quale presenta, con musiche del compositore brasiliano Heitor Pereira, un cortometraggio sulla vita di questo popolo indigeno a rischio di estinzione. I comboniani, dunque, insieme a «Survival international», invitano il Governo brasiliano a inserire la questione degli Awá-Guajá tra le «priorità» della propria agenda politica, nonostante le altre gravi difficoltà legate anche alla difficile congiuntura economica internazionale. In particolare, i religiosi invitano i governanti a seguire l’esempio di Cristo e a essere quindi dei «buoni pastori» per le popolazioni la cui sorte è loro affidata. E come monito richiamano l’antica e severa sentenza divina espressa dal profeta Ezechiele: «Chiederò loro conto del mio gregge».

La campagna dei comboniani, è bene ricordarlo, si inserisce in una più ampia opera pastorale intrapresa dalla Chiesa brasiliana in difesa delle popolazioni indigene dell’Amazzonia. È del mese scorso una nota dei vescovi brasiliani che hanno deplorato «il rinvio della procedura amministrativa della demarcazione», insieme «all’invasione e allo sfruttamento delle terre dei popoli tradizionali». I presuli, in particolare, hanno richiamato l’attenzione sulle «condizioni di discriminazione e sugli assassini dei quali è vittima il popolo Guarani-Kaiowá, nel Mato Grosso do Sul».
L’Osservatore Romano – sabato 12 maggio 2012 (pagina 7)