Roma, lunedì 5 agosto 2013
Secondo il professore Carmine Tabarro, “qualcosa non quadra nelle ricette di ‘austerity’ per superare la crisi economica”. Alla base di tutto, esiste una cecità ideologica fondata sul cheering nihilism (assenza d'interesse per l'umanità, per la fraternità), che analizza la società umana come il portato di un risultato matematico.

ll 9 luglio scorso la maggiore agenzia di rating mondiale, Standard & Poor’s (S&P), la stessa agenzia che nel 2008 poco tempo prima del fallimento Lehman and Brothers, aveva emesso un giudizio positivo sulla banca d'affari americana ("ci si poteva mettere la mano sul fuoco"), ha declassato il rating dell'Italia a BBB (la stessa valutazione del Perù), con outlooknegativo (prospettive negativo, ossia ci sono il 30% di possibilità che il rating venga ulteriormente abbassato nel corso del 2013-2014) .

La motivazione esplicita di questa penalizzazione secondo S&P è dovuto alla  mancanza di attuazione delle riforme strutturali da parte dei governi che si sono succeduti. Si tratta di un giudizio molto grave che pone i titoli di stato italiani appena due categorie di rating sopra la valutazione di titoli spazzatura. Questo ha delle pesanti conseguenze sia di breve che medio lungo periodo (nel caso si dovesse arrivare in futuro a tale valutazione), sul costo del debito pubblico che l’Italia deve e dovrà pagare. Imporrà ulteriori tagli devastanti che incideranno sulle carne viva delle famiglie e delle imprese. Difatti, tutto ciò peserà ancor di più sulla capacità/volontà del sistema bancario di concedere finanziamenti all'economia reale alimentando la spirale perversa di recessione e povertà.

Ma entriamo nei particolari: Standard and Poor’s giustifica questa sua decisione sulla base di tre motivazioni principali. Si fa notare come le prospettive di crescita del Prodotto Interno Lordo (Pil) per il 2013 risultino peggiorate rispetto a qualche mese fa. Il Pil italiano attualmente di situa intorno al -1.9% (la stima precedente dall’agenzia di rating americana era  del -1.4%).

La seconda osservazione  riguarda gli obiettivi di bilancio per il 2013, considerati difficilmente raggiungibile a causa sia dell’aggravarsi della recessione sia per le misure di sospensione dell’Imu e dell’aumento di un punto percentuale di Iva.

Una terza osservazione riguarda il fatto che non vengono riscontrati progressi nell’attuazione di quelle riforme strutturali che, a loro parere, permetterebbero di superare le rigidità nel mercato del lavoro e in quello dei prodotti. S&P, in linea con il mainstream della teoria neoliberista, considera queste rigidità come il principale limite alla crescita potenziale della nostra economia. A mio avviso le misure proposte da S&P per evitare ulteriori declassamenti, lasciano  alquanto perplesso sia dal punto di vista della giustizia sociale, della solidarietà e della tenuta democratica, sia dal punto di vista tecnico.

Quale giustizia sociale, quale solidarietà, quale democrazia può perseguire la finanza speculativa, rappresentato da poche persone (di cui S&P è uno dei massimi esponenti), che nessuno ha votato, quando emette le sue "valutazioni" interessate che incidono sulla carne viva e sui destini di miliardi di persone?

In questo senso vanno le parole di Papa Francesco: "I pochi ricchi diventano sempre più ricchi mentre la maggioranza si indebolisce... le deformità dell’economia e della finanza... L’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato una cultura dello scarto” (Dal Discorso di Papa Francesco del 16.5.2013, per la presentazione da parte di cinque nuovi ambasciatori presso la Santa Sede delle loro credenziali: Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo, Botswana).  

L’intervento del Pontefice si è svolto in una cornice non casualmente formale, Paesi forse di non primissimo piano sulla scena internazionale, ma quel che contava era il contesto diplomatico che ha dato una risonanza universale all’intervento di Bergoglio. Cosi come avvenuto nella favelas Varginha, dove ha affermato: "il popolo brasiliano, in particolare le persone più semplici, può offrire al mondo una preziosa lezione di solidarietà, una parola - questa parola solidarietà - spesso dimenticata o taciuta, perché scomoda. Quasi sembra una brutta parola ... solidarietà. Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo! Ognuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a tante ingiustizie sociali. Non è, non è la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta ad un mondo più abitabile; non è questa, ma la cultura della solidarietà; la cultura della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello. E tutti noi siamo fratelli!"

Dal punto di vista tecnico: da più fonti, da ultimo il Fondo Monetario Internazionale, si denuncia l'incapacità di comprendere le vere cause dell’attuale recessione e le ricette per uscirne.

Assenza d'interesse per l'umanità, per la fraternità

Questo mantra pseudoscientista da cinque anni non permette all'Europa e all'Italia di uscire dalla crisi che ci attanaglia l’Europa e l’Italia da più di cinque anni. Facendo crescere un disastro umanitario in particolare nei paesi del Sud Europa (cfr i reportCaritas EuropeUnicefSave the ChildrenEmergency).

Per quanto riguarda l’Italia si nota una totale schizofrenia nelle "ricette" di S&P: fra quella che viene considerata come la principale debolezza della nostra economia, le politiche adottate in questi due anni e le ragioni dell’ultimo declassamento. Nella seconda metà del 2011, quando gli speculatori iniziarono a vendere massicciamente i titoli di stato italiani, facendo salire in alto lo spread, la Bce e il governo Berlusconi decisero che, per riacquisire credibilità, eravamo obbligati ad anticipare al 2013 il pareggio di bilancio corretto per il ciclo. Questo ha comportato per il governo italiano aggiungere alla politiche di austerity, un altra serie di tagli, pari a circa 76 miliardi fino al 2013.

Diversi economisti, responsabili e operatori della società civile (tra cui l'intervento allaLondon School of Economics, Londra del 29.2.2012 del cardinale Bagnasco, dal titoloUn’economia per l'uomo e per la società) hanno fatto notare che le pesanti politiche di austerity avrebbero fatto crollare il Pil, ottenendo solo un marginale miglioramento del deficit di bilancio. Purtroppo queste previsioni si sono realizzate pienamente. Nel 2012 il Pil è crollato del 2.4% mentre nel 2013, come già accennato, le previsioni parlano di una decrescita più o meno della stessa entità. A fronte di questo disastro, il deficit di bilancio si riduce solamente dal 3.9% del 2011 a un livello intorno al 3% o probabilmente superiore, nel 2013.

Tutto questi dimostra come le politiche estremiste di austerity siano sbagliate (errore denunciato anche dal Fondo Monetario Internazionale). Questa "verità" è nota anche a molti economisti neoliberisti che sebbene cerchino in tutti i modi di dissimularlo retoricamente, hanno compreso bene che l’austerità ha effetti depressivi sulla crescita. In tal senso è inspiegabile il fatto che S&P da un lato ci punisca per la decrescita del Pil superiore alle attese e dall’altro continui a chiedere nuove misure di austerity per raggiungere gli obiettivi di bilancio.

Qui ritorna il tema dell'ideologia del mainstream neoliberista da una parte e della giustizia sociale e della democrazia dall'altra. Il mainstream neoliberista può permettersi il "lusso" di perseguire la sue strategie fino alla fine tanto deve rispondere solo agli interessi di alcuni lobby. Ma la classe politica italiana ed europea può permettere che i propri cittadini siano trattati come "bestiame umano", come "scarti umani".

Non solo: bisogna anche dire dire che dal punto di vista tecnico, queste fantomatiche riforme porterebbero al massimo solo ad un lieve aumento di Pil dell’economia italiana. Difatti l'attuale recessione è di tipo patrimoniale, perché quello che manca è la domanda, giacché consumi e investimenti sono stati asfaltati dall’austerity estremista e dall’incertezza legata dall’incapacità dei policy-makers di mostrare un lontano spiraglio di luce in fondo al tunnel.

In una recessione patrimoniale le politiche dal lato dell’offerta non hanno nessun effetto sull’economia nel breve termine; per rimettere in moto la crescita vanno disarticolati le attuali cause dello scenario attuale: politiche economiche che alimentano le diseguaglianze. Proporre il mantra delle riforme strutturali come via per bilanciare gli effetti negativi dell’austerità è un artificio retorico che allunga la patologia che stiamo soffrendo.

Lo stesso ministro dell'economia Saccomanni ha affermato in merito al declassamento di S&P:" È aperto il dibattito nelle sedi ufficiali sul ruolo delle agenzie di rating nell’orientare le scelte e le aspettative dei mercati finanziari internazionali. Decisioni non adeguatamente sostenute da analisi condivise possono avere effetti pro-ciclici e destabilizzanti".

Come scrive il premio l'economista Joseph Stiglitz (Ridateci il sogno, “L’Espresso”, 7 marzo 2013): "L’austerità è una condanna a morte per i più poveri". Un’affermazione che può apparire un’esagerazione solo a chi viva isolato dalla realtà o sia reso cieco e indifferente dalle proprie condizioni di sicurezza e privilegio. Le parole di Stiglitz, non sono quelle di un esaltato sindacalista, bensì da un premio Nobel per l’Economia che è stato vicepresidente della Banca Mondiale.

Si tratta purtroppo di una "verità" scomoda e dolorosa. Scomoda e dolorosa perché tutti gli indicatori economici e sociali mostrano quel che sta provocando nel mondo, e in Europa in modo particolare, una risposta alla crisi globale declinata solo o soprattutto da politiche ideologiche slegate dalla giustizia sociale e dalla democrazia. Ma come ha detto Papa Francesco durante l'omelia della Domenica delle Palme rivolgendosi ai giovani: "Per favore, non lasciatevi rubare la speranza, quella che ci dà Gesù". E ha aggiunto, ”noi tutti possiamo vincere il male che c’è in noi e nel mondo: con Cristo, con il Bene”. “Non siate mai uomini e donne tristi”.
Carmine Tabarro