Venerdì 6 dicembre 2013
Mandela era metodista, ma non tutti lo sanno. “Madiba sapeva che le libertà si conquistano con il contributo di tutti i ceti sociali e di tutte le religioni, sia maggioritarie che minoritarie”: lo dice alla MISNA il vescovo anglicano Jo Seoka, presidente del Consiglio sudafricano delle Chiese, un organismo ecumenico sul quale Nelson Mandela fece più volte affidamento.


Tra i suoi leader ci sono state figure di spicco della lotta contro l’apartheid, come Desmond Tutu, Beyers Naudé e Frank Chikane. Seoka sta continuando questo impegno di giustizia; anche testimoniando di fronte alla commissione d’inchiesta incaricata di accertare le responsabilità della polizia nel massacro di Marikana, l’uccisione nell’agosto scorso di decine di minatori che protestavano chiedendo salari meno bassi e dignità.

Mandela era metodista, ma non tutti lo sanno…

“Non lo sanno perché conta fino a un certo punto. Madiba aveva una visione ecumenica e, di più, è sempre stato consapevole della necessità di un dialogo tra i fedeli di tutte le religioni. Da presidente favorì in ogni modo gli incontri di carattere interconfessionale, impegnandosi affinché fosse garantita una rappresentanza non solo alle Chiese cristiane ma anche agli ebrei, ai musulmani, agli induisti, ai buddisti e ai seguaci dei credi tradizionali. Era convinto che la libertà, il rispetto dei diritti umani e la giustizia si potessero conquistare soltanto con il contributo di tutti. Lo dimostrò soprattutto nel processo di riconciliazione avviato dopo la fine dell’apartheid. Un processo che molti altri paesi, in Africa e non solo, hanno preso come modello”.

La capacità di perdonare e riconciliare è l’elemento più importante dell’esperienza di Mandela?

È uno degli elementi più importanti. Dopo 27 anni trascorsi in carcere Madiba seppe parlare ai suoi nemici, impegnandosi a risolvere il conflitto in modo pacifico. Questo atteggiamento fu decisivo perché si uscisse dalla barbarie dell’apartheid e si potesse godere della luce della democrazia. Il perdono è una categoria fondamentale dell’essere cristiani. Sulla croce Gesù perdonò il ladrone e al suo compagno che si era redento promise il paradiso”.

La “luce della democrazia”, però, non ha risolto i problemi sociali del Sudafrica…

“La libertà economica è ancora di là da venire, è vero. La disoccupazione, la bassa qualità dell’istruzione e il divario tra ricchi e poveri sono problemi sempre più gravi. Bisogna costruire sull’eredità di Mandela”.

Cosa vuol dire, in concreto?

“Madiba sognava un mondo dove non ci fossero padroni, dove tutti gli uomini fossero liberi e potessero godere della libertà donata da Dio. Come primo presidente del Sudafrica democratico si impegnò affinché fossero costruiti ospedali e scuole soprattutto nelle campagne e nelle aree più disagiate. A Qunu, il villaggio della sua infanzia nella provincia del Capo orientale, non c’erano scuole. Per raggiungerne una i bambini dovevano attraversare una strada a scorrimento veloce. Alcuni di loro erano stati investiti. Mandela ha fatto costruire una scuola, che adesso accoglie 300 alunni. Ecco, prima che di se stesso Madiba si preoccupava degli altri”.
[MISNA: VG]