Martedì 4 febbraio 2014
Dieci anni fa veniva lanciato Facebook come un annuario digitale. La riduzione della distanza tra la vita vissuta e la sua testimonianza e condivisione nel social network induce infine a riflettere sulla tenuta semantica dei termini “amico” e “amicizia”, scrive Viganò sul giornale L’Osservatore Romano di oggi.

Di strada ne abbiamo fatta fare a Facebook. Si, e proprio cosi: un medium si affaccia sul mercato e sono le modalità d’uso che vanno definendolo giorno dopo giorno. Nato il 4 febbraio di dieci anni fa come una forma di rimediazione dell’annuario, Facebook si presenta come uno strumento per fare rete a livello personale, amicale, la cui peculiarità consiste, sempre agli inizi, nel trasporre on line logiche della relazione interpersonale basate su alcune regole di base. E cosi che, agli inizi dello sviluppo di Facebook, il profilo di ogni utente aveva una bacheca (board ), metafora del tipo di spazio pubblico che nei campus universitari viene utilizzato comunemente per scambiare messaggi, tenersi in contatto, aggiornare, condividere piccoli annunci, in una parola: per alimentare nel quotidiano i rapporti interpersonali.

Le stesse pratiche d’uso di Facebook si muovono in questa precisa direzione: “pubblica”, “rispondi” (alimentare un dialogo in forma privata o pubblica), “mi piace”, “condividi”.

Nel corso di questi dieci anni l’idea alla base di Facebook si e continuamente evoluta, parallelamente alle innovazioni sul versante tecnologico, in particolare la pervasività degli apparecchi utilizzati nella vita quotidiana (smartphone, tablet) e al ridefinirsi delle modalità d’uso di un pubblico dalle mille sfaccettature proprie delle mobile audiences. Facebook ha costantemente perfezionato i tool, gli strumenti a disposizione degli utenti per la gestione del proprio profilo contribuendo in modo sostanziale a una certa professionalizzazione (utenti singoli, gruppi, aziende, partiti politici).

Emblematico e il ricorso a Facebook di molte aziende che lo impiegano quotidianamente per “ascoltare” gusti, tendenze, opinioni dei clienti e al contempo per instaurare un dialogo funzionale alla promozione di prodotti, valori, servizi. Oggi infatti Facebook si impone come uno degli spazi privilegiati delle più recenti strategie di marketing che si fondano sull’esigenza di stabilire e alimentare il dialogo con gli utenti, potenziali portavoce dei valori del brand.

La grande facilita con la quale, grazie alla tecnologia digitale, e ormai possibile condividere contenuti di qualsiasi formato, linguaggio e genere (testo scritto, foto, video) contribuisce a rendere Facebook un caso del tutto paradigmatico di cambiamenti che su scala più ampia investono il rapporto tra i media digitali e la vita quotidiana. Potremmo dire che i social media avviano una riflessione antropologica ed educativa non procrastinabile. In particolare un aspetto cruciale, consiste nella continua rinegoziazione (non contrapposizione) della distanza che separa l’esperienza diretta dalla sua condivisione nella rete. Cosi, se da un lato Facebook sempre più emerge come uno strumento di autorappresentazione individuale, dall’altro si assiste a una progressiva codificazione delle pratiche che quotidianamente ne segnano l’utilizzo da parte di soggetti caratterizzati da una molteplicità di competenze, interessi, obiettivi.

Pensiamo ad esempio alla diffusione di termini come “likare” o “taggare”, ormai entrati nel parlare quotidiano: segnale evidente della familiarità nell’uso di questo social network, della naturalezza (apparente) con la quale molti utenti accedono quotidianamente alla rete, in una condizione definita always on. L’invito di Papa Francesco valorizza e insieme orienta proprio le pratiche d’uso: ?Non basta passare lungo le strade digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero?. A tale proposito significativo potrebbe essere il passaggio dalla bacheca alla timeline, evoluzione nell’organizzazione e nella visualizzazione dei contenuti. Infatti il rapporto con l’utente viene riconfigurato attingendo alla forma testuale del diario, con tutti i significati connotativi che questo implica sul versante simbolico, affettivo del racconto di se.

Facebook si pone oggi come registro giornaliero delle attività degli utenti, archivio, memoria delle pratiche di vita quotidiana. In questa direzione le parole del Papa possono suggerire una risorsa, una modalità nuova della comunicazione di prossimità: ?Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed e chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane?.

Non mancano certo punto caldi o critici su cui una seria riflessione chiede di essere accompagnata dal coinvolgimento di una responsabilità libera e consapevole: infatti alla sovrapposizione di pubblico e privato va ricondotta la questione, estremamente delicata, della privacy, in particolare per quanto riguarda la gestione del proprio profilo da parte dei giovanissimi. Non solo, la riduzione della distanza tra la vita vissuta e la sua testimonianza e condivisione nel social network induce infine a riflettere sulla tenuta semantica dei termini “amico” e “amicizia”.

Di Dario Edoardo Viganò
L’Osservatore Romano, 3-4 febbraio 2014, p. 5