Lunedì 24 marzo 2014
Oggi si celebra la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri. Questa giornata occorre nello stesso giorno in cui Mons. Oscar A. Romero veniva ucciso in El Salvador 34 anni fa. Nel corso del 2013 sono ventidue le persone uccise mentre erano impegnate nell'annuncio del vangelo e nel testimonio della carità. Nella foto: murale in una strada di San Salvador.


Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’eucaristia, veniva ucciso monsignor Oscar A. Romero, vescovo di San Salvador nel piccolo stato di El Salvador. Da quell’evento prende ispirazione la celebrazione annuale di una Giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri.

Si fa quindi memoria di quanti, lungo i secoli, hanno immolato la loro vita reclamando il primato di Cristo e annunciando il vangelo, e si ricorda il valore supremo della vita che è dono per tutti.

Per il 2013, l’elenco degli operatori pastorali (sacerdoti, religiosi, religiose e laici) uccisi non solo riporta una triste lista di nomi – ben 22 rispetto ai 13 del 2012 – ma offre anche l’occasione per riflettere sulla ‘fecondità’ e la necessità di un annuncio del vangelo sempre più incisivo proprio là dove la dignità della persona umana è messa più a rischio.

La terra più ‘insanguinata’ è l’America Latina dove sono morti 15 sacerdoti: 7 in Colombia, 4 in Messico, 1 in Brasile, 1 Venezuela, 1 a Panama e 1 ad Haiti. In Africa sono stati uccisi un sacerdote in Tanzania, una religiosa in Madagascar e la laica italiana, Afra Martinelli, in Nigeria.

Afra Martinelli, missionaria laica, uccisa il 9 ottobre, era nata 78 anni fa a Civilerghe (Brescia/Italia). Da più di 30 anni era missionaria in Nigeria.

L’aspetto più evidente è il fatto che la maggior parte di questi operatori sono stati uccisi – come scrive Fides, l’agenzia delle Pontificie opere missionarie – “in seguito a tentativi di rapina o di furto, aggrediti in qualche caso con efferatezza e ferocia”. Un segno, questo, “del clima di degrado morale, di povertà economica e culturale, che genera violenza e disprezzo della vita umana”.

Lo scorso anno è stato aperto il processo di beatificazione delle 6 missionarie italiane delle Suore delle Poverelle di Bergamo, morte nella Repubblica del Congo nel 1995 per aver contratto il virus ebola pur di non abbandonare la popolazione priva di assistenza sanitaria. Sono autentiche martiri della carità.

Si è chiusa la fase diocesana del processo di beatificazione di Luisa Mistrali Guidotti, membro dell’Associazione femminile medico missionaria, uccisa nel 1979 nello Zimbabwe. Come ha detto il vescovo di Modena Antonio Lanfranchi: “Luisa ci mostra la dignità dei fedeli laici che si rivela in pienezza, secondo la vocazione alla santità che è la perfezione della carità. E il versetto di vangelo che ricorda Luisa nel suo ospedale ‘nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici’ (Gv15,13) ci dice della vita di Luisa spesa per i suoi fratelli adottivi. Il povero era davvero per lei sacramento di Cristo”.