Venerdì 14 novembre 2014
Nimetoka Italia! (Vengo dall’Italia), è il titolo di un libro sull’epopea dei volontari e missionari italiani nella guerra d’Uganda. L’autore è Marco De Feo, odontoiatra, che ha dedicato molto del suo tempo e della sua vita al volontariato e che a diciannove anni era già in Uganda. Un libro commovente che raccoglie le esperienze di molti italiani che hanno affrontato con coraggio la guerra difendendo scuole, ospedali, lebbrosari, orfanotrofi. “Se mi volto indietro e guardo a quel periodo non posso fare a meno di chiedermi come abbiamo potuto resistere… il problema era come proteggere la gente”, dice il comboniano Mario Camporese, infermiere, che in quegli anni lavorava nell’ospedale di Kalongo.

 

Nella foto sopra:
Marco De Feo,

l’autore del libro
Nimetoka Italia!”,
a Saint Mary’s Hospital
di Lacor, Gulu (Uganda).

 

Uganda, Africa dell’Est, terra di missione e di volontari che hanno dato i migliori anni e spesso la vita per difendere la popolazione dalle violenze in quasi trenta anni di guerra, guerriglie e ribellioni che hanno causato centinaia di migliaia di morti. A detta degli storici, la più feroce guerra d’Africa.

La storia narrata nel libro “Nimetoka Italia!” comincia alla fine degli anni ’70. È un libro doloroso ma allo stesso tempo commovente che raccoglie le esperienze attraverso interviste di decine di volontari e missionari che hanno affrontato con coraggio la guerra ugandese difendendo scuole, ospedali, lebbrosari, orfanotrofi, università e persone, raccontata anche attraverso la voce dei bambini soldato dediti anche al cannibalismo, dei testimoni della devastante epidemia del virus ebola, e dei tanti testimoni italiani e ugandesi, raccolte in oltre due anni. Una staffetta della vita, un continuo ricambio di persone che spesso ha segnato la gioventù di tanti Italiani convinti di vivere forse un utopia, se così è stata, ma che, anche e soprattutto, hanno trovato un modo di dedicarsi agli altri gratuitamente, senza schemi mentali e senza chiedersi il perché di tanta violenza gratuita. Nei trenta anni di guerra un piccolo numero di volontari hanno mantenuta viva la fiamma della speranza.

La ritirata delle truppe di Amin, la guerra di Luweero, la guerra del ricercato internazionale dalla Corte Internazionale dell’Aja Joseph Kony, il conflitto in Karamoja nel Nord Uganda, il genocidio perpetrato contro intere popolazioni, i trattati di pace, i campi profughi, la base di ascolto Statunitense e la resistenza dei missionari e volontari italiani che spesso ci hanno rimesso la vita, di fronte a violenze inaudite, dai bombardamenti alle mine antiuomo.

Nimetoka Italia!” è un’inchiesta sugli appetiti internazionali alla base delle guerre per lo sfruttamento delle risorse naturali. Un’epopea tutta italiana per lo più snobbata dai media raccontata in maniera avvincente dalle voci di chi, la guerra, l’ha vissuta in prima persona.

 

PREFAZIONE

di P. Teresino Serra,
missionario comboniano

“Il peggiore peccato contro i nostri simili non è odiarli, ma essere indifferenti”. Lo scrisse George Bernard Shaw ed è vero. Il peggiore peccato è anche passare davanti a chi soffre e far finta di non vedere. Queste pagine, che Marco De Feo ci offre, mirano a combattere precisamente il male del nostro tempo: l’indifferenza, il disinteresse, il dimenticare. Dottor De Feo ama la missione e il servizio volontario di tanti uomini e donne che, come lui, hanno donato il loro tempo e talenti per i più poveri e abbandonati. Da queste pagine emerge che missione e volontariato missionario significa aprire gli occhi sull’altro. Missione è aprire gli occhi su quella moltitudine di uomini e donne che aspettano da tempo un gesto di bontà che darebbe loro speranza.

Marco, in da giovane, ha voluto rendersi utile in missione tra gli ultimi e dimenticati. Ha visto e toccato con mano le sofferenze di tanta gente;  ha anche visto e incontrato decine e decine di missionari, volontarie e volontari laici che si sono innamorati dell’Africa e per l’Africa hanno dato il meglio di se stessi. Ha visto i sacrifici di questi uomini e donne che non si sono risparmiati in quell’Africa calpestata e sanguinante. Insieme a missionari e missionarie religiose, hanno lavorato in silenzio e instancabilmente in mezzo a guerre e pericoli. “ E’ giusto che questi uomini e donne siano dimenticati?” E’ la domanda di fondo del Dottor De Feo. In questo libro-documento l’autore vuole fare giustizia descrivendo i sacrifici di tutti. Vuole far ricordare ciò che è stato dimenticato o rischia di essere dimenticato. Vuole che, attraverso questi missionari laici, si parli dell’Africa che continua a soffrire nella dimenticanza. Questo libro ci fa capire quanto bene è stato seminato negli anni, un bene passato inosservato e che rischia di essere archiviato ingiustamente. De Feo vuole anche gridare che è scarsa la riconoscenza e il ricordo di coloro che hanno dato tutto, lasciando dietro se stessi una scia di luce, di generosità, di bontà e di amore vero. Allo stesso tempo, come nel vangelo, ci insegna che il bene che ognuno fa rimane scritto nel cuore delle persone e di Dio.

Marco De Feo, attraverso le interviste e le testimonianze raccolte, ci dice che la storia di chi va in missione in Africa è ancora storia di rischio, di violenza, di persecuzione e di morte. Del sacrificio di missionari e missionarie laiche si parla poco. Anche del loro martirio si parla poco. La loro morte viene spesso dichiarata casuale. La loro scelta evangelica non conta, non fa notizia, no ha peso politico, non ha interesse nei mass-media. Spesso questi volontari sono senza nazionalità, anonimi e dimenticati anche nel proprio paese. Marco vuol fare ricordare questi militi ignoti del vangelo perché è giusto ricordarli. Il dimenticare il bene è un male.

Dopo aver ascoltato le testimonianze proposte dal Dottor De Feo, il cuore ci dice che abbiamo bisogno di imparare da questi uomini e donne che hanno lavorato in silenzio e di nascosto. Si parla di cambiamenti profondi, di giustizia, di liberazione integrale dell’uomo, ma quanti di noi sono disposti a rischiare e a pagare di persona? In molti casi sembra che la parola abbia sostituito l’azione. Si proclama un ideale a voce alta, si grida, ma poi tutto muore.. Per cambiare il mondo non basta parlare, gridare; occorre donarsi a un ideale, lottare e sacrificarsi.. Insistiamo molto su valori umani, ma non parliamo di sacrifico. Nei trenta anni di guerra, un piccolo numero di volontari hanno mantenuta viva la fiamma della speranza. Questo non è un libro. Questa è una provocazione-pungiglione che scuote e sveglia chi si è rifugiato nella  sicurezza della propria tana. E’ una provocazione-pungiglione che non permette alla nostra coscienza di riposare tranquilla. Queste pagine ci spronano e ci obbligano a rimettere in discussione le nostre scelte e a ripercorrere i sentieri di quell’amore vero, che forse abbiamo dimenticato. Queste pagine vogliono gridare che  quando non si guadagna nient’altro che sofferenza, quando si paga solo di persona, la strada è la giusta. E’ la strada dell’altruismo. E’ la strada dell’amore autentico.
P. Teresino Serra