Martedì 2 giugno 2015
Un documento sui meccanismi e i criteri per rinnovare il pensiero religioso e sui modi per proteggere la società dal fanatismo ideologico e dalle tendenze alla dissoluzione che minacciano oggi la stabilità e la sicurezza del vivere insieme: è l’obiettivo degli incontri cominciati il 26 maggio nella moschea dell’Al-Azhar al Cairo e che proseguiranno ogni martedì fino al 16 giugno, prima cioè dell’inizio del Ramadan (previsto per il 18 giugno). Nell’islam il rinnovamento è approvato poiché esiste un hadith di Maometto nel quale si afferma che «Dio invierà ogni cento anni alla comunità musulmana colui che rinnoverà la sua religione». [Nella foto: musulmani in Libia].

Il sito in rete del patriarcato di Gerusalemme dei Latini sottolinea, in un articolo firmato da Firas Abedrabbo, l’importanza della riunione che ha visto esperti della legge islamica confrontarsi con intellettuali, pensatori, artisti e scrittori musulmani, uomini e donne, per porre le basi di questo testo.

I partecipanti, riuniti in uno dei più prestigiosi centri dell’insegnamento sunnita, si sono trovati d’accordo sul fatto che nell’islam il rinnovamento è approvato poiché esiste un hadith di Maometto nel quale si afferma che «Dio invierà ogni cento anni alla comunità musulmana colui che rinnoverà la sua religione». L’hadith è una comunicazione orale del profeta e, per estensione, una raccolta che comprende l’insieme delle tradizioni relative agli atti e alle parole di Maometto e dei suoi discepoli, considerati dai musulmani come principi di governo personale e collettivo identificati generalmente con il nome di “tradizione del profeta”. L’insieme degli hadith sarebbe stato redatto da circa cinquantamila discepoli.

L’immagine oscura dell’islam, diffusa al mondo intero da qualche anno a questa parte, da numerosi gruppi terroristici che hanno posto le basi un po’ ovunque, ha spinto l’Al-Azhar a progettare tale rinnovamento del pensiero religioso nella speranza che venga accolto da coloro che credono in un islam moderato. Tuttavia occorrerà attendere l’uscita di questo documento, nella sua forma definitiva, prima di poterne valutare il contenuto (finora sconosciuto) e l’eventuale applicazione in un mondo musulmano vasto e diversificato, senza una vera autorità centrale e alle prese con il radicato conflitto tra sciiti e sunniti.

«Nonostante il rumore che produce — ha detto il gran imam dell’Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb — la questione del rinnovamento del pensiero e del discorso religioso non ha suscitato finora una grande mobilitazione a livello mediatico, culturale, educativo e religioso. L’incontro all’Al-Azhar esprime il nostro desiderio di ascoltare e chiedere consigli su quanto possiamo offrire oggi all’Egitto e al mondo musulmano».

Nel gennaio scorso, in occasione della festa della nascita di Maometto, anche il presidente della Repubblica egiziana, Abd Al Fattah Al Sissi, ha invocato «una rivoluzione religiosa per liberarsi delle idee e dei testi sacralizzati nel corso dei secoli ma che inquietano oggi il mondo intero». Il 12 maggio, alla televisione, Al Sissi è tornato sull’argomento spiegando che in Egitto gli sforzi finora impiegati per rinnovare il discorso religioso, e così prosciugare le sorgenti di estremismo e terrorismo, «non sono ancora sufficienti».

Il capo dello Stato ha di nuovo sollecitato l’università di Al-Azhar e le altre istituzioni religiose nazionali a profondere maggior impegno in questo campo, poiché ciò potrebbe avere un grande impatto in Egitto e in altri Paesi della regione. Non è certo la prima volta che un imam dell’Al-Azhar (figura nominata dal presidente della Repubblica egiziana) fa appello a un cambiamento del discorso religioso. Già nel 2003, l’imam dell’epoca Mohammad Sayyed Tantawi, a un convegno organizzato al Cairo dall’Alto consiglio degli affari islamici, parlò di un «rinnovamento del discorso senza distruggere le verità immutabili». Dal canto suo Ahmad Al-Tayyeb, opponendosi al salafismo integralista, ha più volte condannato i musulmani che utilizzano la violenza in nome dell’islam.
News.va