Domenica 2 agosto 2015
L’Avvenire, giornale dei vescovi italiani, riportava recentemente una notizia del titolo attrattivo: “Francescani in missione nella movida romana”. Mossi dalla curiosità siamo andati a trovarli e a parlare con loro. Fedeli al carisma di San Francesco (e anche a quello di Sant’Antonio di Padova), i Frati minori conventuali hanno preso una simpatica iniziativa: andare tutte le sere dal 12 giugno fino al 2 settembre – tra le 19 ore e mezzanotte – in mezzo alla gente che visita il Lungotevere. “E’ uno modo concreto di rispondere alla “Evangelii gaudium” di papa Francesco”, ci spiega P. Paolo Fiasconaro, direttore del Centro Missionario Francescano a Roma. “Nell’ambito ecclesiale e nella vita consacrata siamo troppo rigidi, schiavi delle strutture, abbiamo paura di uscire. Invece bisogna andare incontro alla gente ovunque. Penso che io non potrò più andare in missione e allora ho deciso di fare qualcosa qui, in questo ambiente laico e devo dire che la esperienza è bella”, aggiunge.

Per secondo anno consecutivo i Frati minori conventuali hanno allestito uno stand in un posto privilegiato a Ponte Sisto, di fronte all’isola tiberina e alla chiesa di San Bartolomeo.

Appena si scendono i gradini che portano sul Lungotevere, uno ci si trova subito davanti allo stand dei frati. Si tratta di un posto centrale e strategico perché a destra e a sinistra, e da una parte e dall’altra del fiume, ci sono innumerevoli altri stand dove la gente gira, beve, mangia, si diverte.

Un’immagine di San Massimiliano Kolbe, di grandi dimensioni, attira subito l’attenzione. Al momento della nostra visita, padre Paolo Fiasconaro e un altro frate distribuiscono dei volantini e si intrattengono con le persone che si fermano per salutarli o rivolgere loro qualche domanda sugli argomenti più svariati.

“Ogni sera passano di qua tantissimi turisti che vengono un po’ da tutte le parti. Siamo venuti per rispondere all’invito di papa Francesco nell’Evangelii gaudium di andare alle periferie esistenziali. Anche questa lo è perché si tratta di un ambiente dove il grande assente è Dio”, ci spiega.

“Nell’ambito ecclesiale e nella vita consacrata siamo troppo rigidi, schiavi delle strutture, abbiamo paura di uscire. Invece bisogna andare incontro alla gente ovunque. Penso che io non potrò più andare in missione e allora ho deciso di fare qualcosa qui, in questo ambiente laico e devo dire che la esperienza è bella”, aggiunge.

I frati sono arrivati al locale il 12 giugno – vigilia della festa di Sant’Antonio – e vi rimarranno fino al 2 settembre. Per essi si tratta di fedeltà alla loro vocazione francescana e di rispondere a papa Francesco che sogna una chiesa missionaria.
Jorge Garcia Castillo