Sabato 31 ottobre 2015
“Il martirio di monsignor Romero non fu solo nel momento della sua morte: iniziò prima, ma iniziò con le sofferenze per le persecuzioni precedenti alla sua morte e continuò anche posteriormente, perché non bastava che fosse morto: fu diffamato, calunniato, infangato. Il suo martirio continuò anche per mano dei suoi fratelli nel sacredozio e nell'episcopato.” Lo ha affermato Papa Francesco in spagnolo concludendo, a braccio, il discorso ai partecipanti al pellegrinaggio da El Salvador, in Vaticano in segno di ringraziamento per la beatificazione del grande arcivescovo di San Salvador avvenuta il 23 maggio scorso. Clicca qui per leggere il discorso del Papa.

La testimonianza di Óscar Arnulfo Romero, «pastore buono, pieno di amore di Dio e vicino ai suoi fratelli», è stata riproposta da Papa Francesco a un pellegrinaggio del Salvador ricevuto in udienza nella mattina di venerdì 30 ottobre, nella Sala Regia. I vescovi del Paese, insieme con autorità politiche e civili, sacerdoti, seminaristi, religiosi, religiose e laici, hanno voluto così ringraziare il Pontefice per la beatificazione del presule salvadoregno, assassinato il 24 marzo 1980 e innalzato agli onori degli altari il 23 maggio scorso.

«Óscar Romero» (2013)

Romero, ha ricordato Francesco, visse «il dinamismo delle beatitudini» giungendo «fino al dono della sua stessa vita, in modo violento, mentre celebrava l’Eucaristia, sacrificio dell’amore supremo». E il suo martirio, ha aggiunto, «non avvenne solo al momento della sua morte; fu un martirio-testimonianza, sofferenza anteriore, persecuzione anteriore, fino alla sua morte. Ma anche posteriore, perché una volta morto — io ero un giovane sacerdote e ne sono stato testimone — fu diffamato, calunniato, infangato, ossia il suo martirio continuò persino da parte dei suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato».

Ai fedeli del Paese il Papa ha additato l’esempio di Romero e degli altri martiri come «un tesoro e una fondata speranza per la Chiesa e per la società salvadoregna», invitandoli a proseguire nella «ricerca della vera giustizia, dell’autentica pace e della riconciliazione dei cuori».

E in un messaggio inviato a un incontro che si tiene in questi giorni a Madrid, il Pontefice è tornato a denunciare la tratta degli esseri umani e a chiedere di moltiplicare gli sforzi per «liberare le vittime delle nuove schiavitù, riabilitarle, con i prigionieri e gli esclusi, smascherare i trafficanti e quanti creano questo mercato».