Giovedì 18 agosto 2016
La domanda che più spesso ho ascoltato durante il Forum Sociale Mondiale – tenutosi dal 9 al 14 agosto 2016 a Montreal – è “Cosa possiamo fare noi da qui?”. Realizzare per la prima volta il Forum nel nord del mondo evidenzia la distanza che ancora esiste con il Sud globale e non permette di mettere a fuoco le sue strategie specifiche. A Montreal mancava molto la parola del Sud. La politica asettica del Canada alle sue frontiere ha filtrato il diritto delle persone a viaggiare ed incontrarsi. Come si sa, circa 70% dei visti d'ingresso richiesti dai partecipanti stranieri al Forum sono stati negati. Anche la convocazione del Fsm in un paese ricco, in alta stagione, ha scoraggiato molti a partecipare. Abbiamo sentito molto la mancanza dell'Africa e dell'Asia, a questo Forum.

L'incontro di Montreal ha posto il Fsm in una logica diversa. Con meno intercambio sud-sud e meno stimoli per inventare la resistenza dal basso (“Crear para crer”, diciamo in America Latina). Ma con buone riflessioni e provocazioni nella linea dell'incidenza politica, dell'articolazione con istituzioni internazionali e degli stili di vita. Sicuramente, in molti dibattiti, è parso chiaro che non si può trattare isolatamente ciascuna forma di resistenza, perché la crisi è una sola: di sistema, di valori... e in alcuni momenti anche di speranza.

In molti paesi, ultimamente, soffia un vento di instabilità dei valori democratici; a livello globale sembrano sgretolarsi alcuni punti di riferimento essenziali, su cui costruire solidi e giusti accordi di convivenza.

La violenza impazzita e la follia fanatica del terrorismo smonta in molte persone la fiducia nel dialogo, nella convivialità delle differenze. Il linguaggio seducente delle multinazionali e dei governi e la loro doppia morale inducono molti all'illusione che qualcosa sta cambiando, che sta crescendo la sensibilità per la giustizia sociale ed ecologica. Dobbiamo dire, piuttosto, che cresce la capacità di camuffare interessi e camminare agilmente sul filo dell'ambiguità, per garantire i profitti di sempre con una maschera più verde e accogliente.

In questo contesto, il Fsm è sempre più necessario, anche se ha bisogno di evolvere nelle sue strategie. Alcuni suggeriscono che si approfondiscano macroincontri tematici (è in gestazione uno su governi e forme alternative di potere popolare, analizzando la situazione a partire dall'America Latina). Altri insistono che il Forum non può rinunciare al grande potere di incidenza che hanno centinaia di organizzazioni e movimenti sociali bene articolati: il Fsm sarebbe strumento per rilanciare pressioni e denunce a governi e imprese nei casi delle più gravi violazioni di diritti umani, o per sostenere con forza proposte alternative che consideriamo particolarmente efficaci.

Dal basso, è ciò che già facciamo da tempo: sfruttiamo l'occasione del Forum per rilanciare le azioni delle nostre reti di lavoro tematico.

É come incontrarsi in una grande piazza, sotto la tenda del dialogo tra le culture, del dibattito sul cambio climatico e l'energia alternativa, della resistenza al superpotere delle transnazionali, ecc.

Mi piace chiamare questa piazza con lo stesso nome che propone Papa Francesco: globalizzazione della solidarietà.

A Montreal ho lavorato molto sotto la tenda delle comunità che soffrono gli impatti delle industrie estrattive, specialmente in America Latina.

Abbiamo radunato un buon gruppo di persone per riflettere, in una sequenza logica di quattro seminari, sulle violazioni provocate dalle industrie minerarie, sulle relazioni promiscue tra le imprese e gli stati, sulla criminalizzazione dei leader comunitari e l'aumento fuori d'ogni controllo delle uccisioni di sindacalisti e membri dei movimenti sociali. Abbiamo provocato una riunione con alcuni vescovi canadesi, per rafforzare la relazione della rete ecumenica latinoamericana Iglesias y Minería con questa conferenza episcopale, ed ottenere il suo appoggio formale in alcune delle nostre iniziative. Abbiamo rilanciato la Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM) come uno strumento di articolazione che in qualche maniera replica, in chiave ecclesiale, l'intuizione del Fsm.

Purtroppo la piazza del Fsm e tutti gli spazi pubblici in cui si radunano persone che sognano un mondo più giusto, spesso si trasforma in un non-luogo, come la stazione della Metro, in cui la maggioranza della gente passa senza alzare la testa, ciascuno con il suo itinerario ed il suo piccolo mondo nella borsa.

Una enorme sfida, per combattere le gravi violazioni di diritti socioambientali di oggi, è conquistare l'appoggio della gente disinteressata e distante. Non coniugare per loro l'impegno sociale con il verbo “dovere”, ma mostrare che prendersi cura della Vita da senso e sapore alla nostra stessa vita.

Se il capitalismo è una religione, il suo rito è il consumo e la sua mistica è il desiderio indotto, occorre un nuovo immaginario, alimentare sogni più profondi, più umani. Un cammino è raccontare storie. Storie di gente che fa le cose con gusto, di comunità che si autodifendono e proteggono il loro stile di vita, di sogni in costruzione. Imparare a raccontare storie è scrivere una nuova Storia. É successo così anche con il Vangelo, che ancora oggi ispira il dono della vita di molte persone...
P. Dario Bossi