Lunedì 16 ottobre 2017
Il primo governo autonomo indigeno del Perù è stato istituito da 85 comunità wampis alla fine di novembre. Si tratta di una scelta che potrebbe avere grande rilevanza per tutte le lotte popolari e indigene della regione. La popolazione amazzonica wampis l’ha fatta dopo un lungo percorso di lotte contro le imprese petrolifere, minerarie e forestali che estraggono profitti depredando il loro territorio. Gli indigeni ritengono di non potersi più affidare a ipotetici atti di giustizia da parte delle istituzioni e di chi detiene il potere formale e sostanziale in Perù. [GPIC. Notizie dal Blog di Gian Paolo, Vol. 5 - N 10].

La formazione del primo governo autonomo indigeno del Perù, che ha avuto luogo domenica 29 novembre nella comunità Soledad del distretto di Río Santiago, nella provincia amazzonica Condorcanqui, è il frutto di una lunga storia di frustrazioni e lotte. Quel giorno, 300 rappresentanti di 85 comunità wampis hanno istituito il loro autogoverno per difendere 1,3 milioni di ettari di boschi dalle multinazionali del settore estrattivo.

Hanno eletto il primo presidente del governo territoriale autonomo e gli 80 membri del loro parlamento, che si insedierà a febbraio. Il periodico Lucha Indígena, diretto da Hugo Blanco, nel dare la notizia nella sua edizione di luglio, aveva sottolineato: “L’appellarsi all’autonomia come modo per risolvere i problemi è qualcosa di nuovo nel paese, ma è presente in varie nazionalità indigene di altri paesi. Speriamo che questo sia l’inizio di un nuovo modo di agire dei nostri movimenti sociali”.

L’antecedente immediato alla creazione del governo autonomo era stato il Vertice Wampis sul Territorio Integral y Gobernanza Autónoma (Territorio Integrale e Governo Autonomo) che si è tenuto il 29 e il 30 dello scorso giugno nella comunità Nueva Alegría, dove si erano riuniti 120 rappresentanti delle comunità prossime ai fiumi Morona e Santiago, nel nord del Perù, vicino al confine con l’Ecuador. Nell’incontro si era discusso della situazione interna del popolo wampis, ed era stato approvato lo Statuto dell’Autonomia del Governo Territoriale della Nazione Wampis, era stata nominata una commissione per la costituzione del governo ed era stato presentato il progetto di corridoio biologico nel loro territorio.

Il documento di nove pagine è il tradizionale testo dei popoli indigeni dove, sotto le tre pagine di stesura, ce ne sono altre sei piene di firme, bolli e perfino impronte che sottoscrivono quanto è stato concordato, comunità per comunità, adempiendo al rituale delle grandi decisioni. È una dimostrazione delle democrazia de abajo.

Nella prima parte, il documento intitolato “Atto di Validazione dello Statuto Autonomo del Governo Teritoriale della Nazione Wampis” analizza i punti deboli delle comunità e delle organizzazioni, evidenzia la minaccia per il popolo rappresentata dalla presenza di imprese petrolifere, minerarie e forestali e difende l’unione per “far valere i nostri diritti di fronte allo Stato e di fronte al settore privato”. Lo Statuto approvato consta di 61 articoli e tre disposizioni transitorie i cui contenuti sono stati ampliati durante il dibattito, mentre altri sono stati soppressi.

Tra gli accordi, figura il rifiuto all’ingresso delle imprese estrattive senza previa consultazione, il “non permettere che continuino a sorgere ulteriori organizzazioni indigene poiché ci stiamo già preparando per installare una nostra struttura di governo”. Questo articolo si giustifica con l’affermazione della sovranità e dell’autodeterminazione di fronte all’ingerenza dello Stato, della cooperazione internazionale e delle ONG che tendono ad incoraggiare la formazione di organizzazioni al di fuori del controllo delle comunità, per indebolire il progetto di nazione indigena. Infine, l’incontro aveva stabilito le date del 28 e 29 novembre per l’insediamento del governo autonomo, come effettivamente è avvenuto. L’antecedente lontano risale invece agli anni ’70, quando – verso il 1977 – fu costituito il Consiglio Aguaruna Huambisa formato dagli awajún e wampis (nomi originari di queste comunità di guerrieri) che aveva significato un profondo cambiamento nella storia delle popolazioni. Alla prima Assemblea Generale avevano partecipato i rappresentanti delle comunità provenienti dai territori dei fiumi Cenepa, Nieva, Marañón e Santiago.

Era stata la prima volta in cui entrambi i popoli avevano superato la loro storica rivalità per affrontare minacce esterne. Dopo, c’è stato un lungo periodo di resistenze più o meno aperte, più o meno implicite, così come hanno vissuto tanti popoli originari di questo continente. Il 5 giugno 2009 fu compiuto un massacro contro i popoli awajún e wampis che si stavano mobilitando contro i decreti del governo di Alan García i quali, nell’ambito del TLC [Trattato di Libero Commercio] con gli Stati Uniti, espropriavano le loro ricchezze.

Il governo inviò l’esercito per disperdere una protesta pacifica che da 57 giorni aveva luogo nelle foreste di cinque dipartimenti: Amazonas, Cusco, Loreto, San Martín e Ucayali. Tre elicotteri MI-17  sorvolarono la strada che unisce la foresta con il Pacifico, nella Curva del Diablo, occupata da circa cinquemila awajún e wampis. Lanciarono gas lacrimogeni sopra la folla (altre versioni dicono che hanno sparato anche con le mitragliette) mentre i poliziotti attaccavano la gente da terra, sparando con i fucili.

La popolazione di Bagua scese nelle nelle strade in appoggio agli indigeni, incendiando istituzioni statali e locali del partito governativo aprista (APRA) [ Alleanza Popolare Rivoluzionaria Americana]. Decine di indigeni furono uccisi dai soldati e un numero non ancora determinato è poi risultato desaparecido. Diversi poliziotti furono uccisi dagli indigeni. Il primo ministro Yehude Simón, ex alleato del gruppo armato MRTA (Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru), definì le richieste indigene dei “capricci”.

La decisione di formare il proprio autogoverno può essere un passo decisivo per le lotte popolari del Perù. Nel caso dei wampis, sembra il corollario di un lungo cammino durante il quale hanno capito che non possono aspettarsi nulla da quelli de arriba.
di Raúl Zibechi