Mercoledì 25 ottobre 2017
Migrazioni, conflitti e trasformazioni oltre il muro dei pregiudizi. I missionari comboniani raccontano la loro Africa il 14 novembre alle ore 11 presso la Sala Marconi della Radio Vaticana (Piazza Pia 3). Prenderanno parte all’incontro con la stampa: padre Domenico Guarino, comboniano della comunità di Palermo (impegnato nell’accoglienza dei migranti), suor Gabriella Bottani (comboniana, coordinatrice di ‘Talitha Kum’, rete mondiale della vita consacrata contro la tratta delle persone), padre Elias Sindjalim (comboniano congolese), Gianni Ballarini (giornalista di Nigrizia). Modera l’incontro padre Giulio Albanese, direttore di ‘Popoli e Missione’.

Nel segno
di Daniele Comboni

L’esperienza e il segno profetico lasciato da Daniele Comboni a 150 anni dalla fondazione dei missionari comboniani, l’impegno contro le schiavitù di ieri e di oggi, i processi democratici e la società civile, le migrazioni e i conflitti, rappresentano autentiche sfide per l’evangelizzazione. Sono molte e diverse le facce dell’Africa che i missionari comboniani hanno incontrato in questi anni attraversando un continente scosso da crisi umanitarie e politiche, da guerre per il controllo delle terre e delle risorse, da esperimenti democratici e regimi militari.

Un continente, allo stesso tempo, fatto di popoli e nazioni giovani in continua evoluzione che nonostante tutto guardano al futuro con speranza. Come affermò Papa Francesco al suo arrivo in Uganda, il 27 novembre del 2015: “… La mia visita intende anche attirare l’attenzione verso l’Africa nel suo insieme, sulla promessa che rappresenta, sulle sue speranze, le sue lotte e le sue conquiste. Il mondo guarda all’Africa come al continente della speranza”.

‘L’invasione’

Tuttavia in questi mesi il dibattito pubblico sull’Africa in Italia e in Europa, è stato dominato principalmente dal pregiudizio e dalla paura alimentate spesso da campagne mediatiche e politiche strumentali.

Il timore dell’ ‘invasione’, il rifiuto dell’altro – quasi sempre il migrante – diverso per colore della pelle, cultura, costumi, ha dominato in modo ossessivo la discussione fino a rimettere in circolazione i peggiori pregiudizi: gli africani che portano malattie (la malaria….) e povertà, che aggrediscono le donne, che rubano il lavoro, che salgono sui ‘taxi del mare’.

Le ‘fake news’

In tal modo i profughi sono diventati un nemico, la loro umanità è scomparsa, eclissata da un’informazione in cui non di rado prevalgono le ‘fake news’. Eppure quei giovani, quelle famiglie in fuga da povertà, carestie e conflitti, raccontano una storia che andrebbe ascoltata per far cadere il muro del pregiudizio, per costruire il ponte di un possibile cammino comune.

Non è un caso, dunque, se Papa Francesco abbia dedicato la 52esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (2018) al tema: ‘La verità vi farà liberi’ (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace’, ovvero al rapporto fra informazione, disinformazione, conflitti e povertà.

Le notizie false – affermava una nota della Segreteria per la comunicazione del Vaticano – rappresentano “una distorsione spesso strumentale dei fatti, con possibili ripercussione sul piano dei comportamenti individuali e collettivi. In un contesto in cui le aziende di riferimento del social web e il mondo delle istituzioni e della politica hanno iniziato ad affrontare questo fenomeno, anche la Chiesa vuole offrire un contributo proponendo una riflessione sulle cause, sulle logiche e sulle conseguenze della disinformazione nei media e aiutando la promozione di un giornalismo professionale, che cerca sempre la verità, e perciò un giornalismo di pace che promuova la comprensione tra le persone”.

E’ dunque in sintonia con questa impostazione che anche i missionari comboniani hanno deciso di intervenire in un dibattito pubblico spesso alterato da una cattiva informazione, non di rado strumentale o alimentata da paure e luoghi comuni.

Nel cuore del continente

L’esperienza dei comboniani in questo senso è particolarmente significativa: in Italia, da Castelvolturno in Campania, a Palermo e Lampedusa, a Roma (con l’Acse, Associazione comboniani servizio migranti e profughi) conoscono da vicino le problematiche complesse dell’accoglienza, delle opportunità e delle difficoltà che ne derivano.

In Africa sono testimoni della crisi umanitaria del Sud Sudan, delle mutazioni politiche e sociali che sta vivendo il Kenya, delle violenze nella Repubblica democratica del Congo. Partecipano attivamente al dialogo con l’Islam al Cairo, in Egitto, si sono confrontati con la situazione drammatica dell’Eritrea e dell’Etiopia, con i conflitti interetnici e interreligiosi in Centrafrica, col fenomeno del tribalismo. Religiosi e religiose comboniani, inoltre, hanno denunciato le nuove forme di schiavitù, l’aggressività del fondamentalismo, lo sfruttamento sempre più pervasivo delle risorse energetiche e naturali da parte di grandi multinazionali e nuove e vecchie superpotenze. E’ in questi contesti, ancora, che costruiscono esperienze di promozione umana, educative, di solidarietà, spirituali, mettendo in pratica un Vangelo concretamente vissuto.

Eppure l’Africa è destinata ad essere una delle grandi protagoniste del mondo di domani, continente giovanissimo, le proiezioni demografiche del prossimo futuro parlano di una popolazione che toccherà, in tutto il continente, i 2,5 miliardi di persone entro il 2050 (dati del G20 del luglio 2017). In questo contesto si parla di piano Marshall per l’Africa, di condizione femminile, di sviluppo, di riscaldamento globale, di migrazioni.

Su questi e su molti altri temi, in occasione dei 150 anni di fondazione del loro Istituto, i missionari comboniani vogliono provare a dare il loro contributo aprendo un dialogo a tutto campo con i media.