La Missione come esperienza e irradiazione di fraternità
P. Romeo Ballan, mccj

 

La Missione come esperienza e irradiazione di fraternità

Malachia  1,14-2,2.8-10; Salmo  130; 1Tessalonicesi  2,7-9.13; Matteo  23,1-12

Riflessioni
La tensione crescente tra scribi e farisei alleati contro Gesù sta arrivando al punto di frattura, che culminerà nella passione e morte del Messia. Ne danno prova i brani di Vangelo di oggi e delle domeniche precedenti, con i ripetuti scontri e le domande insidiose per farlo cadere. Dopo molteplici richiami al culto autentico, alla conversione del cuore e dei costumi, Gesù (Vangelo) smaschera l’ipocrisia degli scribi e dei farisei “perché dicono e non fanno” (v. 3). Pur riconoscendone l’autorità (“quanto vi dicono, fatelo e osservatelo…”), Gesù denuncia la loro brama di potere (impongono pesanti fardelli sulle spalle della gente, v. 4) e mette in evidenza la loro vanità nel ricercare i primi posti, saluti ed elogi speciali (v. 5-7). Gesù insegna ai suoi discepoli che il titolo di Padre compete solo al Padre del cielo, e che il titolo di Maestro corrisponde soltanto a Cristo. Gli unici titoli d’onore che si addicono ai discepoli sono quelli di figlio, fratello, servo: “voi siete tutti fratelli” (v. 8); “il più grande tra voi sia vostro servo” (v. 11).

Solo Dio è grande, noi siamo tutti figlie/figli di un unico Padre e Creatore, come insegna oggi anche il profeta Malachia (I lettura): “Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l’uno contro l’altro?” (v. 10). Dio ci affida una responsabilità sui fratelli (‘dov’è Abele, tuo fratello?’) e rifiuta la perfidia di chi risponde: “Sono forse io il custode di mio fratello?” (Gn 4,9). La vera grandezza di una persona consiste nel riconoscersi figlio del Padre celeste, fratello/sorella di tutti, servo degli altri, per amore. Come Gesù, che si è fatto fratello e servo. Ricordo la convinzione e la gioia profonda di un compagno di missione che soleva dire: ‘Mai mi sono sentito così grande come quando mi sono sentito fratello’.

Chi fa esperienza di fraternità sente una responsabilità missionaria specifica e ha uno stile peculiare di fare evangelizzazione: sente l’urgenza di comunicare ad altri la bella notizia di Cristo, condivide i beni spirituali e materiali, valorizza la diversità di doni che il Padre distribuisce a ciascuno, aiuta tutti a superare frontiere, ideologie, divisioni di razza, casta, classi sociali... Per questo, San Giovanni Paolo II definisce il missionario come il fratello universale, sottolineando questa caratteristica della  spiritualità missionaria. (*)  Data la frequenza di conflitti in molti territori, è quanto mai necessario e urgente vivere la fraternità verso tutti. Il Beato Carlo De Foucauld (1858-1916) è un esempio di testimonianza missionaria vissuta all’insegna della fraternità universale. Egli decise di vivere gli ultimi anni nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni Abbès e poi a Tamanrasset con i Tuaregs dell’Hoggar. Una vita di preghiera, meditazione della Sacra Scrittura, adorazione eucaristica, accoglienza e ascolto dei beduini di passaggio, nell’incessante desiderio di essere, per ogni persona, il fratello universale, viva immagine dell’Amore di Gesù. “Vorrei essere buono perché si possa dire: Se tale è il servo, come sarà il Maestro?” Volle gridare il Vangelo con la sua vita. La sera del 1° dicembre 1916 fu ucciso da una banda di predoni di passaggio.

Nelle domeniche del mese di ottobre, abbiamo ricordato che l’annuncio del Vangelo costituisce il primo e il più eccellente servizio che la Chiesa può offrire all’umanità. I missionari sono servi e portatori di questo messaggio. Che ha come destinatari tutti i popoli! San Paolo (II lettura) indica lo stile della missione: con umiltà e la consapevolezza che il messaggio è più grande di noi, “quale parola di Dio” (v. 13); con dedizione totale e la tenerezza di una madre (v. 7-8); lavorando notte e giorno (v. 9); annunciando il Vangelo con gioia e libertà di cuore. Coinvolgendo tutti a prendere parte attiva nella più nobile avventura per Cristo. Con spirito di collaborazione fraterna, come lo suggerisce anche un proverbio africano del Burkina Faso: “Se le formiche si mettono insieme, riusciranno a trasportare un elefante”. L’impresa è esigente ma possibile e doverosa.

Parola del Papa

(*)  “Il missionario è l'uomo della carità: per poter annunziare a ogni fratello che è amato da Dio e che può lui stesso amare, egli deve testimoniare la carità verso tutti, spendendo la vita per il prossimo. Il missionario è il fratello universale, porta in sé lo spirito della Chiesa, la sua apertura e interesse per tutti i popoli e per tutti gli uomini, specie i più piccoli e poveri. Come tale, supera le frontiere e le divisioni di razza, casta o ideologia: è segno dell'amore di Dio nel mondo, che è amore senza nessuna esclusione né preferenza”.
Giovanni Paolo II
Enciclica Redemptoris Missio (1990), n. 89

Sui passi dei Missionari

- 5/11: S. Guido Maria Conforti (1865-1931), vescovo di Parma, animatore dello spirito missionario nelle comunità ecclesiali, fondatore dei Missionari Saveriani.

- 5/11: Servo di Dio Giorgio La Pira (1904-1977), laico, professore, politico, deputato e ministro, sindaco di Firenze, promotore del dialogo e operatore di pace.

- 7/11: S. Prosdocimo (s. III), ritenuto il fondatore della comunità cristiana intorno a Padova (Italia) e suo primo vescovo.

- 9/11: Dedicazione della Basilica di S. Giovanni in Laterano, cattedrale del Papa in quanto vescovo di Roma; è la chiesa “madre e capo di tutte le chiese dell’Urbe e dell’orbe”.

- 9/11: Ricordo della caduta del “Muro di Berlino” (1989), avvenimento simbolo di rapporti nuovi fra i popoli.

- 10/11: S. Leone Magno, papa e dottore della Chiesa (+461), salvò Roma e l’Italia dalle invasioni degli Unni e dei Vandali.

- 11/11: S. Martino di Tours (+397), nato nell’attuale Ungheria, seguì il padre in Italia nel servizio delle armi, che abbandonò dopo il suo Battesimo a 18 anni; si dedicò alla vita monastica e allo studio della Bibbia. Eletto contro la sua volontà vescovo di Tours (371), fondò monasteri e divenne il grande evangelizzatore della Francia rurale, con fama di taumaturgo. È uno fra i primi Santi non martiri proclamati dalla Chiesa.

- 11/11: B. Vincenzo Eugenio Bossilkov (Bulgaria, 1900-1952), religioso passionista e vescovo di Nicopoli, ucciso in carcere a Sofia per la sua ferma comunione con la Chiesa di Roma. Due giorni dopo, altri tre sacerdoti agostiniani dell’Assunzione furono martirizzati in carcere a Sofia.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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