Mercoledì 15 novembre 2017
“L’Africa non è una fake news” era il titolo della conferenza stampa che si è svolta ieri 14 novembre nella sala Marconi di Radio Vaticana a Roma. L’evento era di preparazione al simposio sui 150 anni di fondazione dell’Istituto maschile comboniano, che si terrà all’Università Urbaniana il prossimo 17 novembre. La conferenza aveva anche lo scopo di presentare alcuni temi scottanti che riguardano l’Africa, facendo emergere il punto di vista dei missionari e smascherando i luoghi comuni, i pregiudizi, le semplificazioni, cioè quelle ‘fake news’ (false notizie) sull’Africa che stanno imperversando nel mondo occidentale e, in particolare in Italia. Nella foto, da sinistra: p. Giulio Albanese, p. Rogelio Bustos Juárez (assistente generale), p. Domenico Guarino, p. Elias Sindjalim Essognimam, sr. Gabriella Bottani, prof. Luciano Ardesi.

Alla conferenza stampa hanno preso parte p. Domenico Guarino, comboniano della comunità di Palermo, impegnato nell’accoglienza dei migranti, sr. Gabriella Bottani, comboniana, coordinatrice di Talitha Kum, rete mondiale della vita consacrata contro la tratta delle persone, p. Elias Sindjalim Essognimam, comboniano togolese che fa parte del Centro di Formazione Permanente di Roma e che ha lavorato nella Repubblica Democratica del Congo, e il prof. Luciano Ardesi, africanista e collaboratore di Nigrizia. Ha moderato l’incontro p. Giulio Albanese, comboniano, direttore di ‘Popoli e Missione’.

Vari sono stati i temi trattati: dalla situazione sociale e politica nella Repubblica Democratica del Congo e lo scandalo dello sfruttamento iniquo delle sue ricchezze ad opera di vari attori internazionali (p. Elias), alla situazione dei migranti che approdano sulle coste italiane e il 70% dei quali ha subito un trauma nei centri di detenzione libici e durante il viaggio (p. Domenico); dall’accaparramento di terre in Africa, che è diventato fenomeno consistente a partire da una decina d’anni (prof. Ardesi), alla tratta delle persone in Africa e dall’Africa, sia interna, entro i confini di uno stesso paese, che internazionale. Una conferenza stampa che, a detta dei partecipanti, ha ‘aperto gli occhi’ su alcune questioni quasi sconosciute in Italia e delle quali i principali mezzi di comunicazione non si occupano o lo fanno solo marginalmente.

Alla conferenza stampa erano presenti, oltre a persone interessate alle tematiche trattate, una dozzina di giornalisti che di questi temi parleranno nelle loro testate giornalistiche, cercando di diradare quell’atmosfera di razzismo strisciante che sta incancrenendo, poco a poco, i rapporti nella nostra società.

Africa e fake news:
sul tema migranti incontro stampa dei comboniani

“È decisivo comprendere che in Europa e nel Nord del mondo, vogliamo proteggerci da un fenomeno che noi stessi produciamo”: padre Domenico Guarino, comboniano della comunità di Palermo impegnato a favore dei migranti, conclude con questa riflessione il suo appassionato intervento, stamattina nella Sala Marconi di Palazzo Pio, a Roma, nel corso della conferenza stampa su “Africa e fake news”, organizzato dai missionari comboniani, per raccontare la loro Africa. Accanto a lui suor Gabriella Bottani, coordinatrice di Talitha Kum, rete mondiale della vita consacrata contro la tratta di persone, padre Elias Sindjalim, comboniano del Togo e il giornalista Luciano Ardesi, sociologo e pubblicista, segretario nazionale della Lega per i diritti e la liberazione dei popoli, moderati da padre Giulio Albanese, direttore di ‘Popoli e Missione’. 

Si parla di migrazioni, conflitti e trasformazioni in atto nel continente africano cercando di andare alle radici dei diversi fenomeni e così superare i tanti pregiudizi di cui molti vivono. Quanti di noi, infatti, conoscono il travaglio di tanti Paesi come la Repubblica Democratica del Congo che, dopo un breve periodo di libertà, con un colpo di Stato si è trovata in piena dittatura e oggi vive una situazione di instabilità politica e una condizione sociale simile a un Paese in guerra? Qui, racconta padre Elias Sindjalim, la disoccupazione è all’86% e chi lavora ha una paga inadeguata che alimenta la corruzione. La Repubblica Democratica del Congo è una miniera a cielo aperto, ma la sua ricchezza, così come per tanti altri paesi africani, rappresenta una sciagura.

Suor Gabriella Bottani apre uno squarcio sul fenomeno della tratta. Decine di milioni di persone nel mondo vivono diverse forme di schiavitù: sfruttate e controllate. Conosciamo le donne, in particolare nigeriane, costrette a prostituirsi sulle strade delle città d’Europa. Le vittime della tratta sono in maggioranza donne, ma anche bambini. La pratica dei matrimoni precoci è una di queste forme di schiavitù e anche su questo lavorano le religiose in Africa.

I grandi interessi economici di Paesi come Cina, India, Emirati Arabi stanno cambiando il volto dell’Africa di cui sempre più “altri” controllano terre e risorse. È il fenomeno del land grabbing, descritto da Luciano Ardesi, cioè l’accaparramento da parte delle multinazionali e dei governi di grandi territori con contratti non trasparenti, con la massiccia espulsione di persone e, a fronte di questo, un utilizzo di manodopera limitato rispetto alle promesse fatte.

Dell’immigrazione in Africa e dall’Africa parla padre Domenico Guarino cominciando con il precisare che solo un terzo dei migranti si spinge verso il Nord del mondo, l’altro due terzi, dunque, si sposta all’interno del proprio Paese o in un paese confinante, trovando spesso ad ospitarlo disastrosi campi profughi. Diventano allora risibili i numeri delle persone che arrivano in Europa e in Italia, eppure il timore dell’“invasione” domina in modo ossessivo la discussione pubblica, fino a rimettere in circolazione i peggiori pregiudizi: gli africani che portano malattie e povertà, che aggrediscono le donne, che rubano il lavoro, che salgono sui ‘taxi del mare’. Oppure l’idea che ai migranti siano destinate dallo Stato somme di denaro, mentre c’è chi si arricchisce sulla loro pelle in nome dell’accoglienza. Dobbiamo liberare il tema dei migranti dalle ideologie e dai partiti politici, afferma p. Guarino e renderci conto che il migrante non solo è una risorsa economica, ma anche ideologica, qualcuno comunque da sfruttare. Per questo, continua p. Guarino, per parlare di immigrazione bisogna ripartire dalle vittime, dalle storie e dai volti concreti di uomini e di donne.

L’informazione in questo è fondamentale, si ribadisce nell’incontro, un’informazione che guardi al bene comune. Che guardi anche al positivo, alle tante esperienze buone di accoglienza, alle testimonianze di integrazione e di convivenza pacifica. La peggiore fake news è nascondere queste cose positive perché non strumentalizzabili, mentre invece bisognerebbe raccontarle di più. Come bisognerebbe raccontare i molti movimenti di cambiamento e di resistenza in atto in Africa tra la gente.

La speranza, concludono i comboniani, esiste per questo continente fatto di popoli e nazioni giovani in continua evoluzione che nonostante tutto guardano al futuro. “Il mondo guarda all’Africa come al continente della speranza”, aveva detto Papa Francesco in Uganda, il 27 novembre del 2015.
[Adriana Masotti – Radio Vaticana]


Sala Marconi di Radio Vaticana a Roma.

Africa, i Comboniani:
“L’informazione è la prima forma di solidarietà”

Un incontro con i media per cominciare a invertire i termini di una narrazione negativa sull’Africa, spesso volutamente strumentale, non di rado alimentata da stereotipi xenofobi e razzisti e da movimenti politici che fanno dell’odio per lo straniero il principale motivo di propaganda. È questa l‘iniziativa presa dai missionari comboniani nel tentativo di «rompere il muro di omertà verso i fatti che avvengono nelle periferie geografiche del nostro tempo». In questi termini si è infatti espresso padre Giulio Albanese, direttore di Popoli e missione, aprendo la conferenza stampa tenutasi presso la Radio Vaticana martedì 14 novembre. Un’occasione per dare voce a chi, nelle realtà drammatiche e complesse del nostro tempo, vive e opera da molti anni quasi sempre lontano dai riflettori dei media, dal flusso quotidiano delle informazioni. Per questo hanno partecipato all’incontro padre Domenico Guarino, comboniano della comunità di Palermo (impegnato nell’accoglienza dei migranti), suor Gabriella Bottani (comboniana, coordinatrice di Talitha Kum, rete mondiale della vita consacrata contro la tratta delle persone), padre Elias Sindjalim (comboniano togolese, attivo nella Repubblica del Congo), Luciano Ardesi (africanista, collaboratore di Nigrizia). Con loro padre Rogelio Bustos, del consiglio generale dell’Istituto.

L’evento rientra peraltro nelle celebrazioni per i 150 anni della fondazione della Congregazione da parte di Daniele Comboni, il grande missionario italiano che, nella seconda metà dell’ 800 (i Comboniani sono stati fondati nel 1867), dedicò la propria vita al continente africano secondo un’indicazione precisa: «Salvare l’Africa con l’Africa». In questo contesto le diverse realtà missionarie hanno preso la parola, ciascuna consapevole che il fenomeno migratorio sta facendo da detonatore a progressive ondate di paura e disinformazione. «Si dimenticano spesso – ha detto in merito Albanese - le vere ragioni di questo esodo, per tale ragione il mondo missionario deve veicolare dei messaggi, l’informazione, infatti, è la prima forma di solidarietà» . In tal senso è stato ricordato, una volta di più, che la grande maggioranza degli spostamenti di popolazione che riguardano l’Africa sono interni al continente e solo una piccola parte di queste migrazioni coinvolge l’Europa o l’Italia.

Padre Sindjalim, religioso originario del Togo che ha operato a lungo nella Repubblica del Congo, ha ripercorso brevemente le tappe di un recente passato fatto di turbolenze politiche sfociate in conflitti armati permanenti in cui tre gruppi armati si contendono il controllo del Paese oltre al governo. Quindi ha ricordato che, in un quadro già tanto disastrato, la disoccupazione ha un tasso record dell’86%, «chi lavora ha paghe inadeguate, si può dire che il congolese medio vive per miracolo mentre nel Paese dilaga la corruzione».

Suor Bottani, da parte sua, ha parlato dell’impegno delle religiose contro la tratta delle persone, fenomeno globale nel quale «il continente africano è al primo posto per numero di vittime in relazione al totale della popolazione. L’Africa sub-sahariana presenta inoltre un altro primato, quello della percentuale di minori oggetto della tratta, pari al 64%.

Ancora, ha spiegato come «i campi profughi sono diventati luoghi dove reclutare persone da trafficare, questo succede in Sudan, Egitto, Kenya, Uganda, Etiopia, ma anche in Italia» . Ci sono poi aspetti della tratta, ha osservato, meno noti, come i matrimoni forzati, l’uso di organi per trapianti illegali o venduti nell’ambito del fenomeno della stregoneria, mentre le bambine a volte rimangono vittime perché si crede che il rapporto con una bambina vergine possa portare alla cura dell’Aids.

Il 71% delle vittime della tratta sono donne, ha proseguito la religiosa, ma è giusto che tutti si uniscano nel contrastare il fenomeno, anche gli uomini, «perché la schiavitù delle donne è un problema dell’umanità».

L’africanista Ardesi ha toccato il tema del land grabbing, ovvero dell’accaparramento delle terre da parte di grandi gruppi multinazionali o di grandi potenze economiche. Un fenomeno cominciato intorno al 2008 in coincidenza con il dilagare della crisi economica mondiale che ha portato a una valorizzazione dei prodotti agricoli, delle necessità alimentari mentre si diffondeva l’uso di terreni per biocarburanti. Molti degli accordi sottoscritti per l’affitto o la cessione di terreni hanno clausole segrete e le proprietà finanziarie si trovano in paradisi fiscali come le Cayman dove è difficile se non impossibile venirne a conoscere l’identità, anche per questo è complicato monitorare; di sicuro le conseguenze sono l’impoverimento di popoli e nazioni e l’espulsione di migliaia di persone da un determinato territorio; senza contare che l’agricoltura in Africa è sostenuta in grande misura dalle donne. Cina, Singapore, Usa, Gran Bretagna, Sudafrica e i Paesi del golfo sono fra i protagonisti – ma non gli unici - di questa attività predatoria.

Infine padre Domenico Guarino ha ricordato quale sia l’impegno dei missionari a Palermo e in Sicilia in favore dei migranti, ovvero di quel pezzo di Africa che giunge sulle nostre coste. «Di quelli che hanno la fortuna di toccare terra – ha spiegato - più del 70% ha subito un trauma durante il viaggio. Tra loro ci sono minori, vittime di torture o stupri nei centri libici, donne sole che spesso cadono nelle mani di trafficanti e sfruttatori». Padre Guarino ha inoltre criticato duramente l’accordo fra Italia e Libia che «ha reso molto più drammatica la vita dei migranti abbandonandoli lì dove i diritti sono violati quotidianamente» Tutti, ha aggiunto, parlano dei migranti senza tenere conto della realtà, dei numeri reali, della loro condizione; di fatto i migranti oltre a essere una risorsa economica sono spesso una risorsa ideologica. «Noi siamo contenti – ha detto ancora il missionario – di Papa Francesco che è un alito di vita nel nostro cammino e un riferimento anche per molte associazioni laiche. Dobbiamo separare i migranti dal loro uso ideologico».

Infine, il 17 novembre si terrà nell’aula magna della Pontificia Università Urbaniana (via Urbano VIII 16, Roma) dalle 15,30 alle 19, un simposio dedicato a Daniele Comboni dal titolo: «Rigenerare l’Africa con l’Africa».
FRANCESCO PELOSO