Martedì 30 gennaio 2018
Il movimento popolare di protesta pacifica non si ferma: il 31 gennaio, l’1 e il 2 febbraio prossimi i togolesi sono stati invitati ad uscire per le strade della capitale Lomè e di altre città, in segno di protesta pacifica verso “il silenzio del potere di fronte alle richieste della popolazione”. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides p. Silvano Galli, missionario della Società delle Missioni Africane (SMA), riferendo le ultime notizie raccontate dalla stampa togolese. Voltando pagina dopo 50 anni di vita politica segnati dalla presenza di un’unica famiglia al potere, l’opposizione in primo luogo rassicura sulla ferma volontà di “rompere con il ciclo di vendetta e violenza inutile”.

Dopo la manifestazione che ha visto sfilare per le strade di Lomè le donne contro il regime di Faure Gnassingbé, la coalizione dell’opposizione ha annunciato altre manifestazioni pacifiche nelle prossime settimane. Le principali richieste della cittadinanza restano: il ritorno alla Costituzione del 1992, la revisione del quadro elettorale con il diritto di voto per i togolesi all’estero, lo sblocco delle istituzioni della Repubblica e il rilascio di tutti i prigionieri politici. Anche se, per il governo, un ritorno alla Costituzione del 1992 sembra “un passo indietro per il paese”, l’opposizione sostiene invece che si tratta di “un passo essenziale per il cammino del Togo verso la democrazia, ed è puro stato di diritto”, continua la fonte di Fides. In nessun caso, osservano i leader della protesta, i politici devono esercitare più di due mandati presidenziali quinquennali. L’opposizione ritiene che il regime continui ad eludere le vere riforme e a sfruttare le istituzioni subregionali e le comunità internazionali. “Abbiamo tutti ereditato il Togo”, si legge nella nota del portale web di informazione togolese “Icilome.com”.

Voltando pagina dopo 50 anni di vita politica segnati dalla presenza di un’unica famiglia al potere, l’opposizione in primo luogo rassicura sulla ferma volontà di “rompere con il ciclo di vendetta e violenza inutile”. Tale impegno dovrebbe incoraggiare tutte le parti sociali ad “accompagnare il processo democratico”. “Quanti togolesi hanno perso la vita, sono stati feriti, hanno perso tutti i loro beni dall'inizio della crisi? E’ un problema che farebbe traballare qualsiasi partito di governo o opposizione. Ma queste cifre non sono mai state in cima alle preoccupazioni dei governanti in Togo. E dire che governare è prevedere”, conclude il portale. [Agenzia Fides]