Il Volto trasfigurato non vuole volti sfigurati
P. Romeo Ballan, mccj

 

Il Volto trasfigurato non vuole volti sfigurati

Genesi  22,1-2.9a.10-13.15-18; Salmo  115; Romani  8,31-34; Marco  9,2-10

Riflessioni
Chi è Gesù?” La domanda  essenziale di tutto il Vangelo di Marco (Mc 1,1.11.24; 2,10-11; 8,29; 15,39) trova una risposta nella Trasfigurazione di Gesù (Vangelo). Una chiave di lettura dei testi biblici e liturgici di questa domenica, la offre l’antifona d’ingresso: “Cercate il suo volto. Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto” (Sal 26,8-9). Una risposta a tale insistente supplica arriva da un “alto monte, in disparte”, dove Gesù “fu trasfigurato” davanti a tre discepoli prescelti: “le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche” (v. 2-3). Marco insiste sullo splendore luminoso, che mette in evidenza l’identità di Gesù. La luce non viene da fuori, ma emana dal di dentro della persona di Gesù. A ragione, Luca, nel testo parallelo, sottolinea che Gesù “salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto” (Lc 9,28-29). È dal rapporto con il Padre che Gesù è dinamicamente trasformato: la piena identificazione con il Padre risplende sul volto del Figlio.

Il cammino di trasformazione interiore è identico per Gesù e per l’apostolo: la preghiera, vissuta come ascolto-dialogo di fede e di umile abbandono a Dio, ha la capacità di trasformare la vita del cristiano e del missionario. Infatti, la preghiera è l’esperienza fondante della missione. Tale è stata anche l’esperienza di Pietro, sicuro di non essere andato “dietro a favole artificiosamente inventate”, essendo stato uno dei tre “testimoni oculari… mentre eravamo con Lui sul santo monte” (2Pt 1,16.18). Pur in mezzo a confusione e spavento (v. 6), Pietro avrebbe voluto evitare quel misterioso “esodo” a Gerusalemme, di cui parlavano Mosè ed Elia con Gesù (Lc 9,31); avrebbe voluto fermare nel tempo quella splendida venuta del Regno (v. 5) come una perenne “festa delle capanne” (Zc 14,16-18). Superata la crisi della passione, l’amicizia con Gesù confermò la vocazione e la dedizione di Pietro per una missione coraggiosa di annuncio, fino al martirio.

Pietro ha dovuto uscire dai suoi schemi mentali per entrare nel modo di pensare di Dio (Mt 16,23). Lo stesso è avvenuto con Abramo, del quale la seconda domenica di Quaresima ci presenta sempre una delle vicende emblematiche: la chiamata, l’alleanza, il figlio Isacco. Egli capì che non doveva seguire la prassi dei sacrifici umani assai diffusa presso i popoli vicini (moabiti, ammoniti e altri). Il messaggio del racconto (I lettura) è chiaro: “Il primo insegnamento, il più evidente e immediato, è che il Dio d’Israele ripudia, come un crimine abominevole, il sacrificio dei bambini. È sempre stata una caratteristica degli idoli quella di pretendere sacrifici umani. Il Dio d’Israele, invece, arrestando il braccio di Abramo che stava per colpire il figlio, ha mostrato di essere il Signore che ama la vita (Sap 11,26), colui che dà a tutti la vita (At 17, 25) e non vuole la morte di alcuno (Ez 18,32)” (F. Armellini). La pagina del sacrificio di Isacco segna il passaggio dalla religione del sacrificio alla fede come dono. La mano viene fermata, il pugnale rimane sospeso in aria. Dio non vuole nessun sacrificio, nessun versamento di sangue. In nome di Dio non si sgozza nessuno! Gesù, accettando per amore di essere ucciso e di morire senza vendicarsi, viene a liberarci dalla religione del sacrificio e ad insegnarci la logica del dono, la parabola del seme che muore e poi rifiorisce e risorge. Nel messaggio per la Quaresima di quest’anno, Papa Francesco ci invita a riaccendere o riscaldare il nostro amore con il fuoco della Pasqua. (*)

Il volto trasfigurato e affascinante di Gesù è un preludio della sua realtà post-pasquale e definitiva; la stessa che è promessa anche a noi: “Quel corpo, che si trasfigura davanti agli occhi attoniti degli apostoli, è il corpo di Cristo nostro fratello, ma è anche il nostro corpo chiamato alla gloria; quella luce che lo inonda è e sarà anche la nostra parte di eredità e di splendore. Siamo chiamati a condividere tanta gloria, perché siamo ‘partecipi della natura divina’ (2Pt 1,4). Una sorte incomparabile”. Così lasciò scritto Paolo VI nel messaggio che avrebbe dovuto pronunciare all’Angelus di domenica 6 agosto 1978, festa della Trasfigurazione, poche ore prima di morire.

Ogni persona umana (ancor prima della nascita o in anziana età) è chiamata alla vita e alla gloria; e per nessun motivo deve soffrire deturpazione. Purtroppo il volto di Gesù è spesso sfigurato in tanti volti umani, come affermavano i Vescovi latinoamericani nel documento di Puebla (Messico, 1979): “Questa situazione di estrema povertà generalizzata acquista nella vita reale dei lineamenti molto concreti, nei quali dovremmo riconoscere le sembianze del Cristo sofferente, del Signore che ci interroga e ci interpella” (n. 31). E i vescovi presentano a continuazione una sequenza di deturpazioni: volti di bambini malati, abbandonati, sfruttati; volti di giovani disorientati e sfruttati; volti di indigeni e di afroamericani emarginati; volti di campesinos abbandonati e sfruttati; volti di operai mal retribuiti, disoccupati, licenziati; volti di anziani emarginati dalla società familiare e civile (cfr. documento di Puebla, n. 32-43). E la lista potrebbe continuare con le situazioni che ognuno conosce nel proprio ambiente e a livello mondiale. Qualunque volto deturpato, chiunque sia, è un appello pressante, rivolto a ciascuno di noi, ai responsabili delle nazioni, ai missionari del Vangelo di Gesù.

Parola del Papa

(*)  « Invito soprattutto i membri della Chiesa a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima, sorretti dall’elemosina, dal digiuno e dalla preghiera. Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non si spegne nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare… Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. “La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito”, affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità ».
Papa Francesco
Messaggio per la Quaresima 2018

Sui passi dei Missionari

- 25/2: S. Valburga (710ca.-779), di origine inglese, sorella dei Ss. Villibaldo e Vinebaldo. Fece parte del gruppo di monache e monaci che aiutarono S. Bonifacio ad evangelizzare la Germania. Fu badessa di due monasteri ad Heidenheim (Germania).

- 25/2: B. Sebastiano Aparicio (+1600), che passò dalla Spagna al Messico, da sposato a vedovo, da ricco a frate laico francescano; morì quasi centenario a Puebla (Messico).

- 25/2: Ss. Luigi Versiglia, vescovo, e Callisto Caravario, salesiani italiani, martirizzati nel 1930 nella provincia del Guandong, Cina.

- 25/2: B. Regina M. Vattalil (1954-1995), martire, religiosa del Kerala (India), missionaria fra le popolazioni povere nel nord del Paese, ove avviò programmi di sensibilizzazione fra i contadini ‘fuori casta’ per difenderli dallo sfruttamento dei proprietari e usurai, che provocarono la sua uccisione.

- 26/2/1885: Data importante per la storia del colonialismo e delle missioni in Africa: terminò la Conferenza di Berlino (1884-1885), dove le potenze europee si spartirono il continente africano.

-27/2: B. Carità (Carolina) Brader (1860-1943), religiosa svizzera, missionaria in Ecuador e in Colombia, fondatrice; seppe conciliare vita contemplativa e attività missionaria.

- 28/2: S. Augusto Chapdelaine, sacerdote della Società delle Missioni Estere di Parigi (MEP), martire (+1856) a Xilinxian, provincia di Guangxi (Cina).

- 1°/3: Nascita della CLAR (1959, Confederazione Latinoamericana dei Religiosi), con sede a Bogotà (Colombia): un’istituzione altamente meritoria per l’impulso, coordinamento, missione e inculturazione della Vita Consacrata.

- 2/3: B. Engelmar Unzeitig (1911-1945), dei Missionari di Mariannhill, conosciuto anche come “il Massimiliano Kolbe dei tedeschi”. Morì martire della carità nel campo di concentramento di Dachau (Germania).

- 3/3: Bb. Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, sacerdoti francescani, lapidati e martirizzati (+1716) a Gondar (Etiopia).

- 3/3: S. Caterina Drexel (morta a Filadelfia, USA, 1955), fondatrice; elargì la sua ricca eredità a favore di indigeni e afroamericani, aprendo per loro una sessantina di scuole e missioni.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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