La Via Crucis: Gesù Crocifisso e i crocifissi di oggi

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Quaresima 2018
La Via Crucis. Si tratta di rivivere in forma di contemplazione, compassione emotiva e preghiera il cammino di Gesù al Calvario, la sua straziante morte e, naturalmente, la gioia della sua risurrezione a vita. Si tratta di capire il dolore e il dono del Padre che sa offrire il Figlio per noi: il suo Figlio unigenito. La morte di Gesù in Croce e l’immagine più forte dell’amore di Dio per noi, da sempre peccatori segno di un amore gratuito, di perdono e di misericordia. Dio sa la nostra fatica, Dio conosce perché ha provato sulla propria pelle quanto pesante sia la nostra Croce. Cristo l’ha voluta portare perché potesse darci una mano nel portare la nostra, per credere la nostra come la sua capace di divenire strumento di salvezza e redenzione. [Vedi allegato]

Via Crucis

Gesù Crocifisso e i crocifissi di oggi

1. Gesù è condannato a morte  – I condannati a morte

Guardando a Gesù ingiustamente condannato a morte, scorrono davanti ai nostri occhi, scuotono i nostri cuori e suscitano la nostra indignazione, le immagini di tanti che anche oggi, innocenti o colpevoli, sono anch’essi condannati alla pena capitale. Ingiustamente sempre, dal momento che l’uomo, singolo o società che sia, non ha mai il diritto di togliere la vita ad un altro essere umano, e poi perché la pena di morte è sempre pura violenza inutile che non restituisce la vita a chi è stato precedentemente ucciso, accumula ingiustizia ad ingiustizia, tradisce lo stesso fine medicinale della pena, impedisce il vero pentimento del reo e, soprattutto, dimenticando l’esemplare esperienza di uno dei ladroni accanto a Gesù, nega la forza redentrice della misericordia divina.

Vogliamo allora affidare a te, Signore, questi nostri fratelli e sorelle rinchiusi nei bracci della morte o in altre squallide prigioni in tutto il mondo, condannati spesso senza neppure un processo degno di questo nome, perché tu li consoli, con i loro cari, e doni loro speranza che questa piaga di cattiveria e di superbia umana possa presto scomparire, li sostenga nella dura lotta per questa giusta causa insieme con tutti coloro che combattono per eliminare la pena di morte, li accolga nel tuo abbraccio di pace laddove ancora una volta, come sul Golgota, la violenza umana l’avesse avuta vinta sul buon senso e sulla pietà.

Ma ti preghiamo anche per i loro aguzzini, per chi li ha condannati senza alcun gesto di pietà, induriti nella loro presunzione, dimentichi che solo un Giusto potrebbe lanciare la pietra e non lo ha fatto; per chi è costretto ad eseguire la condanna, perché incapace di esprimere la propria obiezione di coscienza, o schiavo del potere del denaro; per i cittadini che non hanno il coraggio di reagire, perché tu illumini la loro mente così che possano finalmente scoprire l’assurdità e l’inutilità del gesto.

Infine ti preghiamo anche per noi che spesso, come Pilato, ci laviamo le mani, di fronte ad ingiustizie come queste, perché finalmente ci rendiamo conto che, ogniqualvolta non ci indigniamo e non reagiamo, siamo complici del male.

Soprattutto ti chiediamo, Signore, di impedirci di decretare noi stessi direttamente una condanna molto simile alla pena di morte, tutte le volte - e sono tante! - che ci convinciamo che per un nostro fratello o per una nostra sorella non c’è più alcuna speranza di redenzione. 

2. Gesù è caricato della croce – I poveri del mondo

Signore, noi, abitanti nei paesi ricchi del mondo, per lo più battezzati, non abbiamo preso la croce della tua sequela, della coerenza con le tue scelte di solidarietà e di condivisione, ma, spesso, per salvaguardare i nostri privilegi, abbiamo imposto la croce della miseria, della fame, della sete, della mancanza di una degna abitazione, dell’impossibilità di esprimere la propria cultura, della privazione dei loro diritti, ai poveri della terra, il cui grido, dal tempo dell’Esodo, anche quando non diventa esplicitamente preghiera, sale direttamente al tuo cuore paterno.

Come se non bastasse, poi, abbiamo aggravato la loro situazione, indegna di esseri umani, con l’accumulare sulle loro spalle debiti che non potranno mai pagare, col conservare o alimentare le loro lotte intestine mediante la vendita delle armi, col derubarli dei loro prodotti imponendo loro i nostri prezzi, col considerare la nostra cultura la migliore e la loro senza dignità, fino a vederli invasori della nostra tranquillità tutte le volte che, per fuggire da queste situazioni create da noi, bussano alle nostre porte.

Signore, rendici consapevoli della nostra colpevolezza, della nostra idolatria per la ricchezza e il lusso, del nostro attaccamento alle cose materiali, che rinnega la nostra meta ultraterrena, della nostra mancanza di solidarietà e condivisione che bestemmia la tua volontà paterna verso un’umanità chiamata a diventare una sola famiglia, e convertici per entrare finalmente nella logica del tuo regno, che è regno di giustizia e di pace, e che tu vuoi si realizzi già su questa terra, chiamandoci ad un impegno concreto perché finalmente tante spalle siano liberate da queste croci e tutti ci rendiamo conto che non ci si salva da soli, ma che la vera realizzazione sta nel collaborare per il bene comune dell'intera famiglia umana.

3. Gesù cade la prima volta – I caduti nei vari conflitti

Quante volte usiamo il termine cadere come sinonimo di morire, soprattutto quando questo avviene in guerra sotto il fuoco del nemico, o per le strade, nella lotta contro la criminalità! Una storia fatta di guerre, una cronaca che continua a presentarci conflitti piccoli e grandi nel mondo, ci hanno abituato ai tanti caduti. Caduti per fedeltà agli ideali, caduti per salvaguardare una convivenza pacifica e i diritti dei più deboli, caduti per interessi di un paese contro un altro, caduti per obbedienza alle mire egemoniche del potente di turno.

E, accanto ai caduti, le loro famiglie, spesso insignite di onorificenze che non sono in grado di alleviare la pena per la perdita dei loro cari, famiglie sovente incapaci di comprendere il senso di quel sacrificio che appare il più delle volte inutile, perché nuovi poteri irrispettosi della dignità dell'uomo si succedono a quelli antichi, o perché spesso i colpevoli non vengono fermati dopo una prima volta e ricadono nel ripetere vecchi reati. Ora, se è anche vero che non tutte le battaglie, come non tutte le guerre, hanno lo stesso significato, rimane tuttavia evidente la tragicità della morte di giovani soldati, o di giovani impegnati nelle forze dell'ordine in lotta contro chi superbamente disprezza la vita altrui.

E' a tutti loro e ai loro cari che vogliamo pensare in questa stazione, e ti vogliamo pregare, Uomo dei dolori, caduto sotto il peso della crudeltà dei carnefici, Principe della pace, che hai offerto te stesso per la globale riconciliazione dell'umanità, perché le vittime della violenza e di ogni guerra, di qualunque parte fossero, ti incontrino faccia a faccia; chi è nel lutto e nella disperazione scopra la tua consolazione che insegna a vincere la tentazione della vendetta.

Noi, con il tuo aiuto, testimoni coerenti della logica del dono, riusciamo finalmente ad impegnarci perché nel mondo si instauri la giustizia e si rispetti il diritto di ciascuno ad avere una vita gioiosa e serena, e tutto questo mediante una lotta non violenta contro tutto ciò che origina conflitti, nella certezza che il cuore indurito di tanti presto potrà sciogliersi di fronte alla grazia del ravvedimento e del perdono e così nel mondo, chiamato alla fraternità universale, trionfi la tua pace.

4. Gesù incontra sua madre – Le madri afflitte di fronte alla sorte dei figli

In Maria che ti si avvicina trepidante, smarrita di fronte alla ineluttabilità della tua sorte, vediamo le madri di tanti desparecidos capaci di affrontare senza timore i colpevoli della scomparsa dei propri figli;

le madri coraggiose che denunciano i loro cari, spacciatori di droga, dopo essere state defraudate di tutto, perfino della loro dignità;

le eroiche madri di tanti portatori di handicap che stringono i denti  perché non possono lasciare soli i figli che hanno bisogno del loro aiuto;

le madri inconsolabili di tanti giovani morti prematuramente nei sempre più frequenti incidenti stradali, non solo del sabato sera;

ma anche le madri che, dopo l'impegno coerente di un'educazione cristiana, vedono il frutto del loro grembo incamminarsi su strade oggettivamente sbagliate;

le madri sconsolate perché non riescono a rigenerare alla speranza chi si sente ormai distrutto dopo tanti fallimenti; le madri che soffrono in silenzio e continuano ad amare e a giustificare i figli che le disprezzano, le umiliano, le abbandonano senza sostegno.

Che il tuo sguardo Signore, che fu capace di ridare speranza a tua madre, possa incrociare gli occhi di tutte queste donne, così da rassicurarle che niente del loro sacrificio sarà perduto, che da ogni esperienza di lutto può fiorire una nuova sensibilità di carità e di compassione, e che dove sembra ormai fallimentare ogni loro impegno, certamente non viene meno la tua sensibilità paterna e materna, perché tu rivedi in ciascuno di noi i figli di tuo Padre che sei venuto a risollevare proprio dove si fossero persi, e a sostenere proprio dove si sentissero soli e abbandonati.

5. Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la croce – Gli ammalati

Tra i crocifissi di oggi, come di sempre, d'altronde, non possiamo dimenticare gli ammalati, coloro che come Giobbe, ti chiedono, Signore, il perché del dolore che appare assurdo ed ingiusto, e sono continuamente tentati di dubitare del tuo amore. Li abbiamo sotto i nostri occhi, uomini e donne, giovani e anziani, spesso bambini, costretti per anni, a volte per un'intera vita, nei letti di ospedale, bloccati in casa, abbandonati alle pure eroiche cure di figure meravigliose nei vari 'Cottolengo', che non possono godere della bellezza della natura, la gioia dell'amore, la profonda e liberante armonia con il proprio corpo. Quante volte di fronte a queste immagini anche noi siamo caduti nel dubbio e abbiamo faticato a conciliare la presenza del male con la certezza della tua esistenza e dell'onnipotenza del tuo amore.

Ebbene, oggi vogliamo chiederti prima di tutto per noi un sovrappiù di fede, la capacità di vincere ogni dubbio e di fidarci di te, dal momento che tu volontariamente e liberamente hai percorso la strada della sofferenza, per condividere la nostra fragilità, la miseria del dolore che non rientrava nei tuoi progetti, ma che è penetrata nel mondo per opera del Maligno.

Aiutaci, allora, Signore, a ripetere l'esperienza di Simone di Cirene che riuscì a distaccarsi dalla propria fatica, per incrociare il tuo sguardo, intuire la tua sofferenza accettata per amore, e passare da ciò che all'inizio aveva subito come un peso ingiusto ed insopportabile, ad una esperienza misteriosa di comunione con te.

Soprattutto, Signore, concedi a tutti i sofferenti, a tutti gli ammalati, di comprendere che il dolore non è mai inutile, che tu sai trasformare anch'esso in un'occasione di grazia, perché nelle tue mani esso può diventare un'opportunità per completare misteriosamente le tue sofferenze a vantaggio della redenzione personale, di quella ecclesiale e dell'intera famiglia umana.

E tu che sei il buon samaritano e il vero cireneo dell'umanità, concedi ai tanti Cirenei di oggi, medici, infermieri, volontari… di saper scoprire in ogni infermo la tua stessa presenza, per continuare, strumenti umili ed efficaci nelle tue mani, la tua opera di liberazione e di lotta contro ogni genere di male.

6. La Veronica asciuga il volto a Gesù – Le prostitute

Quante volte le vediamo lungo i marciapiedi delle strade o nei reportage televisivi, donne italiane, albanesi, nigeriane e di chissà quanti altri paesi, che vendono il proprio corpo, alla ricerca di un po' di denaro per andare avanti o per consentire una dignitosa esistenza per i loro figli, o perché schiave della violenza dei loro padroni o perché quella è l'unica strada per liberarsi un giorno e poter ritornare nella loro terra, da cui sono state tratte via con l'inganno, e così finalmente iniziare una vita degna di questo nome.

Te le affidiamo Signore, sapendo che tu non ti sei mai vergognato di frequentarle, di farti toccare da loro, fino al punto che ci hai detto che esse ci precederanno nella realizzazione della piena comunione con te.

Liberale, Signore dai loro aguzzini, dalle loro abitudini, ma soprattutto dai nostri sguardi pieni di disprezzo e di falso perbenismo che spesso nascondono la voglia peccaminosa di approfittarci anche noi del loro corpo in vendita, se è vero che la malizia comincia già nel cuore, anche quando non si realizza nei fatti.

Liberale, Signore, da quanti, fuggendo spesso dalla responsabilità della propria famiglia, si approfittano di loro, alla ricerca di un facile quanto illusorio piacere che banalizza il grande dono della sessualità ed alimenta la loro schiavitù. Aiutaci tutti a creare una cultura in cui il corpo non venga più ridotto ad oggetto, perché è tempio del tuo Spirito, è un tutt'uno con la persona, è il fondamentale linguaggio con cui esprimere la propria ansia di dare e ricevere amore che, proprio perché amore, non può mai essere mercenario.

Libera, allora, chi usa la sessualità nella pubblicità solo per svuotarci le tasche, aiutaci a riscoprire la dignità della donna, di ogni donna, ricordaci che dietro ogni corpo c'è sempre una tua creatura per cui hai dato la vita e che vuoi che si realizzi pienamente come persona. Facci capire che nel cuore di ognuno, anche vittima del vizio, c'è sempre nascosta, forse sepolta, ma capace di risvegliarsi, la brama di trovare finalmente il volto di un uomo in grado di amare sul serio, un volto come il tuo che non vuole rimanere impresso soltanto in un telo, ma nella nostra vita quanto più sappiamo imitarti nella tua tenera misericordia e lottare, sacrificando la nostra tranquillità, perché nessuno più debba nascondere il proprio sguardo per la vergogna.

7. Gesù cade la seconda volta – Gli schiavi della droga

Chi ha una certa età le aveva sempre collegate alla cura sanitaria, in vista di ripristinare salute e di ridare vita: siringhe, pasticche…., ma oggi sono diventate, per tanti, strumenti di morte più o meno immediata per colpa di chi, lontano o vicino a noi, si arricchisce vendendo droga, e di chi alimenta cultura ed educazione che non sanno inculcare in tanti giovani i valori veri, quelli per i quali ha senso spendere davvero tempo, soldi, un'intera vita. Tossicodi-pendenti, schiavi dell'alcool o delle droghe di vario tipo che si trovano più o meno facilmente sul mercato, sono un drammatico spaccato di un'umanità che va errando alla ricerca della felicità, e che fragile, perché non l'abbiamo preparata a combattere, cade continuamente sotto il peso di facili illusioni o di atroci scoraggiamenti. Persone spesso sazie di tutto e, per questo, perennemente insoddisfatte, a cui non abbiamo fatto capire la verità di quelle tue parole, Signore, per cui c'è più gioia nel dare che nel ricevere, nel perdere la propria vita che nel trattenerla egoisticamente.

Aiutaci, Signore, a creare una nuova cultura di solidarietà dove si sappia mostrare la ricchezza della condivisione, dove ci si sappia risollevare, perché si prende sul serio l'impegno di rialzare gli altri. Sostieni quanti stanno spendendo le loro energie nei centri di recupero per ridare a tanti giovani la lucidità perduta, il gusto del vivere, la forza di volontà sufficiente per essere restituiti, finalmente liberati, alle loro famiglie.

Soprattutto aiutaci a comprendere il disagio dei nostri figli, così da non affossarli mai di fronte alle prime cadute della vita, ma, anzi, illuminaci perché sappiamo dialogare con loro, correggerli con coraggio e tenerezza, per fortificarli di fronte alle prove dell'esistenza, e così dar loro una mano, mentre allo stesso tempo, sappiamo metterci umilmente da parte, perché imparino a camminare con le loro gambe.

E ricordaci che, se è vero che ognuno di noi quotidianamente cade di fronte a quello che dovrebbe essere il vero itinerario che tu ci hai proposto, ma che, con il tuo aiuto e il tuo perdono, può sempre ricominciare daccapo, è perché sappiamo ridare a tutti speranza, nella certezza che non importa tanto cadere, ma essere pronti a risollevarsi per riprendere il tuo stesso cammino.

8. Gesù consola le figlie di Gerusalemme – Le coppie ricorse all’aborto

Abbiamo combattuto feroci crociate, ci siamo frequentemente sentiti sconfitti nella difesa dei fondamentali valori della vita, abbiamo spesso accusato donne e uomini (in verità più le prime che i secondi, perché spesso questi scompaiono, quando non siamo noi ad assolverli, di fronte alle gravi responsabilità che impone l'attesa di un figlio), giudicandoli infanticidi quando sono ricorsi all'aborto…. Ma quante volte abbiamo sottovalutato in questi genitori il loro dramma, i loro condizionamenti, le paure che li hanno costretti a quel passo, il tentativo, certamente fallimentare, ma spesso vissuto in buona fede, di non dar vita a nuovi infelici, dopo aver sostenuto già la fatica di altri figli menomati…Certo non possiamo dimenticare che molti hanno finito col considerare l'aborto una sorta di facile contraccettivo, e, forse, come Chiesa, abbiamo una certa responsabilità nel non aver fatto capire la differenza tra le diverse colpe, ma stasera vogliamo pensare soprattutto a coloro che adesso vivono il dramma del rimorso e non riescono a trovare consolazione. Essi ci ricordano quanto è grande il dono della coscienza che, anche se in certi momenti rimane obnubilata, è pur vero che, spesso, misteriosamente risorge per mostrarci la gravità delle azioni e riportarci sulla strada del tuo perdono.

Tu che, pur sottolineando la grave responsabilità dei genitori di fronte ai figli, sei stato capace di consolare chiunque, ora che sei circondato da una schiera innumerevole di innocenti così prematuramente privati della vita che è tuo dono, sii misericordioso con questi fratelli e sorelle, che hanno tradito la meravigliosa chiamata alla procreazione, confermali che niente è perduto, cosicché non si limitino a piangere per i loro figli, che invece condividono con te la generosità del perdono, ma sappiano piuttosto impegnarsi oggi per portare in vari modi la vita a chi fosse nel pianto per la sofferenza, per l'emarginazione o perché privo di una famiglia, e così sperimentare nuovamente la grazia della fecondità.

Soprattutto concedi alla tua Chiesa di mostrare anche a loro un volto di madre amabile che, capace di commuoversi davanti alla tua sofferenza e a quella di tutti i fratelli, sa essere esigente nei principi, ma sa pure accogliere, nell'abbraccio, i suoi figli, perché non vuole che siano nuovamente abortiti tanti che tu chiami alla grazia di una vita nuova. Aiutaci, Signore, a vincere la tentazione della facile condanna e a saperci, piuttosto, rimboccare le maniche per produrre una cultura di vita, di generosità, di gratuità, e ad essere pronti ad offrire il nostro contributo economico, o forse la nostra stessa famiglia, perché nuovi figli possano venire alla luce.

9. Gesù cade per la terza volta – Chi è senza lavoro

Cadere, Signore, è normalmente indizio che, almeno fino ad un certo punto, chi cade, era rimasto in piedi. E' che ci sono tante persone che non hanno mai potuto porsi in cammino, sono state costrette a rimanere inerti, oziose, non per mancanza di voglia, ma perché è stato loro impedito di esprimere la loro personalità, la loro creatività, di sentirsi utili a sé, alle loro famiglie, alla società intera. Pensiamo a chi è senza lavoro, soprattutto ai giovani che non hanno mai potuto sperimentare che cosa significa guadagnarsi la vita con il sudore della propria fronte e che, per questo, non vedono davanti a sé un futuro, non possono immaginare di formarsi una famiglia, non hanno le risorse sufficienti per garantirsi un briciolo di libertà, di serenità. Li vediamo spesso sconfortati, incapaci di cogliere il senso della vita, e quindi dubitare della stessa tua Provvidenza, ribelli contro ogni forma di autorità da cui si sentono delusi, facili a cadere nella tentazione dell'ozio, della droga, della banalizzazione del piacere, della violenza.

Illumina, Signore chi di dovere, a livello mondiale, nazionale, locale, perché si trovino tutti i mezzi per mettere in piedi questi fratelli e sorelle; convincici che siamo chiamati a camminare tutti insieme, a condividere, a costo di perdere pure certi privilegi, perché ci sta a cuore la salute spirituale e la sicurezza economica di tanti fratelli e sorelle, dai cui cuori vogliamo estirpare sfiducia, disinteresse, contrapposizioni, focolai di violenza e di guerra.. Che non succeda a nessuno, soprattutto a coloro che portano il tuo nome, di porsi dalla parte di coloro che, per non perdere il proprio guadagno, hanno zittito la loro coscienza e si sono accaniti contro di te con le fruste della loro arroganza, per cercare di impedirti di rialzarti e così portare a compimento la tua opera di salvezza.

10. Gesù è spogliato delle vesti – Donne e bambini vittime della violenza sessuale

C'è uno spogliarsi davanti all'altro che può essere tenero gesto di condivisione e di profonda sintonia, così da realizzare quel progetto iscritto nella sessualità umana per cui l'uomo e la donna sono chiamati ad essere nudi senza vergogna. Ma c'è un essere spogliati dalla violenza dell'altro, diretta o indiretta che sia, che contraddice proprio quel progetto di comunione. Perché si può essere spogliati dei propri diritti, della propria dignità, della propria libertà, del proprio spazio e delle proprie capacità, della propria serenità e della propria innocenza.

Vogliamo raccomandarti in questa pausa di riflessione, Signore, soprattutto le persone, donne specialmente, bambini e ragazzi, violentati nel loro corpo e quindi anche nel loro spirito (perché le due realtà sono strettamente connesse) da adulti perversi o uomini schiavi delle proprie pulsioni sessuali. Pensiamo al dramma di chi si sente invaso nella propria intimità, in qualche modo defraudato della purezza del proprio linguaggio d'amore, svuotato della serenità di affrontare un proprio futuro e della capacità di vivere nell'ottica del dono. Tu che hai sperimentato l'offesa di essere denudato dalla violenza altrui, sotto lo sguardo irrispettoso nei confronti del tempio del tuo corpo (dal momento che poi ogni violenza è sempre un atto blasfemo), dona serenità a questi fratelli e sorelle feriti per la vita, da' loro la possibilità di costruirsi un futuro, sciogli la durezza dei loro cuori spesso inariditi, votati alla vendetta, se non a perpetuare, quasi inconsciamente, questa spirale di perversione, perché chi non ha sperimentato la gratuità del dono, difficilmente sa resistere alla tentazione della logica del possesso; fa' che incontrino comunità adulte che sanno ricreare armonia nelle loro menti e persone capaci di amare con tenerezza e rispetto.

Ti affidiamo anche i loro violentatori, spesso frutto, a loro volta, di altre violenze subite o di un'incapacità di maturità affettiva della quale la nostra cultura e quindi anche noi, rimane frequentemente responsabile. Rivestili tutti della tua misericordia e del tuo Spirito e aiuta la tua Chiesa ad educare alla bellezza di quell'armonia che tu hai voluto tra la carne e lo spirito e che può evitare che un corpo possa essere considerato solo oggetto di possesso o di piacere.

11. Gesù viene crocifisso – Chi viene condannato perché fedele alla coscienza

Spesso portiamo al collo un crocifisso, quotidianamente ci facciamo il segno della croce, per ricordarci che dalla tua follia per amore, Signore, siamo stati liberati da ogni altra pazzia egoistica. Questo avrebbe dovuto convincerci che proprio perché tuoi discepoli, di te crocifisso, non avremmo mai potuto più trovarci dalla parte dei carnefici. E invece, Signore, può succedere anche a noi, depositari di questa verità d'amore che sola rende veramente liberi, di contraddire tutto ciò, quando facilmente facciamo trionfare il peso della legge sulle scelte libere della coscienza dei fratelli.

Può succedere anche a noi, proprio perché uomini di Chiesa, di privilegiare ancora il sabato a svantaggio dell'uomo, di imporre, su altri, pesi che non vogliamo toccare neppure con un dito, di nasconderci dietro la rigidità di certe leggi per giudicare e condannare gli altri, forse per atteggiamenti che secondo noi o secondo una certa tradizione sono sbagliati, ma dimenticandoci che solo tu puoi leggere nel cuore dell'uomo e che quello che spesso a noi appare fuori di una regola può essere la scelta doverosa secondo una coscienza ben formata o almeno in buona fede.

Donaci, allora, Signore, di fermarci di fronte a quel sacrario che è il cuore dell'uomo, di rispettare quelle scelte che non condividiamo, quando esse non procurano obiettiva violenza nei confronti dei deboli, di porci dalla parte di chi non è d'accordo con certe regole, non per condividere acriticamente le sue idee, ma nella convinzione che ognuno ha il diritto di esprimersi e che la validità delle nostre opinioni può mostrarsi soltanto attraverso un franco confronto, che lo Spirito può soffiare dove vuole, e che non vogliamo ripetere gli errori di coloro che nel passato hanno visto solo eresie o follia in scelte che apparivano fuori della regola e che invece anticipavano solo i tempi, tanto da diventare, dopo non molti decenni, dottrina ufficiale della Chiesa, perché più coerenti con il Vangelo, rispetto a quello che per tanti secoli era apparso immutabile.

Aiutaci, Signore, a non crocifiggere più fratelli e sorelle al palo dei nostri schemi, e schioda ciascuno di noi dal peso di certe tradizioni, perché finalmente liberi, riusciamo a ragionare con la nostra mente illuminata dal tuo amore per compiere quello che tu veramente vuoi.

12. Gesù muore in croce – Gli esclusi dalla nostra comunione

Guardare a te che muori sulla croce, significa fare nostra la tua logica secondo la quale non è la potenza, il trionfo, l'esercizio del potere sugli altri che salvano, ma solo una vita offerta per amore, nell'apparente fallimento, ma nella accoglienza di quella stupenda sapienza per cui una debolezza che appare folle e scandalosa è invece il segno della tua potenza divina e l'inizio di un nuovo stile di vita veramente fraterno.

Don Abbondio diceva che chi non ha il coraggio non se lo può dare, ma noi spesso abbiamo tradito il tuo dono e la tua forza perché siamo stati deboli non volendo sacrificarci per chi in questo mondo non ha potere. A volte poi ci siamo accaniti per renderli ancora più impotenti, perché non venissero a sconvolgere le nostre abitudini o i nostri privilegi.

Abbiamo ucciso la vita e la speranza in tanti che abbiamo irrimediabilmente condannato e allontanato da noi, senza saper discernere e senza distinguere tra l'errore e l'errante: negli atei, quando abbiamo dimenticato che forse lo sono diventati per la debolezza della nostra fede e della nostra testimonianza di vita cristiana, per la delusione di non aver trovato il vero volto di Dio che pure cercavano; in chi segue altre religioni, quando abbiamo trascurato la loro sincera ricerca di Dio; in chi appartiene ad altre confessioni cristiane, quando abbiamo sottovalutato che spesso le divergenze non sono così importanti, oppure sono frutto di fraintendimenti datati, oppure sono sfaccettature della Verità che dobbiamo ancora accogliere; in chi si è sposato civilmente e si è sentito considerare pubblico peccatore, quando forse la sua scelta era più coerente di tanti che si sposano in chiesa per pura tradizione; in chi, dopo aver divorziato, si è risposato, quando abbiamo ritenuto irrilevante il fatto che queste nuove famiglie cercano di vivere secondo i tuoi valori; nei preti che si sono sposati, quando abbiamo dimenticato che l'obbligo del celibato è solo una disciplina ecclesiastica rivedibile e abbiamo disprezzato la loro convinzione di rispondere ad una nuova vocazione non contraddittoria, stando alla stessa Scrittura, con la precedente; in chi, in politica, si è espresso con un voto diverso dal nostro, quando abbiamo privilegiato l'appartenenza ad un partito rispetto alla gioia di trovare, anche fuori dei nostri schieramenti, persone appassionate degli autentici valori dell'uomo; nei malati di AIDS, quando abbiamo pensato che fossero così perché tu li avevi puniti per i loro errori; in chi ha, in vari modi, sbagliato, quando, tradendo la tua ottica misericordiosa, abbiamo sopravvalutato il passato rispetto al presente e all'impegno per il futuro; in chi ha impugnato le armi per difendere dall'ingiustizia milioni di persone, quando abbiamo dimenticato che affermare coraggiosamente il valore della non violenza non può esimerci dal cercare di comprendere chi, nel concreto, si sente costretto a scelte drammaticamente diverse; nei profeti di oggi, quando, pur chiedendo perdono per aver condannato ingiustamente quelli di ieri, abbiamo reso più grave la nostra ipocrisia nel bollarli come incompetenti e scandalosi innovatori, e così abbiamo ancora una volta dimostrato di non credere alla presenza misteriosa del tuo Spirito.

Gesù, tu che sei morto sulla croce, per metterti, una volta per tutte, dalla parte di questi esclusi, concedi anche a noi il coraggio di farci deboli con i deboli, perché non ci succeda mai di far morire la voce di chi vuole rendere nuova la vita e più autentica e liberante una scelta di fede.

13. Gesù viene deposto dalla croce – Gli anziani abbandonati

Quando fosti con tremore, rispetto, ed amore, deposto delicatamente dalla croce, trovasti ad accoglierti le braccia materne di Maria. Ma quanti nostri anziani, deposte le vesti di un ruolo, nel lavoro, nell'impegno sociale, nella capacità economica, si trovano rifiutati dalle loro stesse famiglie, considerati inutili, improduttivi e deposti definitivamente negli ospizi, anticipo per molti affrettato dell'ultimo viaggio al cimitero.

Sogniamo Signore, una società che sappia valorizzare chiunque, che sappia far incontrare ai giovani la saggezza degli anziani e a questi il sorriso dei bambini, che educhi alla tenerezza e alla gratitudine per i vecchi, che non abbandoni all'isolamento e al depauperamento le famiglie che si trovano ad affrontare il dramma di accudire anziani paralizzati, o peggio ancora, ridotti a forme di vita vegetative, quasi irriconoscibili per le sempre più frequenti forme di demenza senile.

Ti preghiamo, Signore, per loro, perché, in questa sorta di nuovi lager, al di là della bontà di chi li ha costruiti e di chi li gestisce, i nostri anziani non trovino soltanto una struttura dignitosa o a volte, addirittura, alberghiera, ma l'affetto di chi sa prendersene cura, di chi è capace di farli sentire ancora persona, di chi sa spendere del tempo per ascoltarli raccontare storie interminabili, che a volte possono apparire noiose, ma che sono la memoria di tante fatiche, di tanti sudori, di tante scelte eroiche che tu, Signore, conservi nella tua fedele memoria.

E aiuta tutti noi a non disprezzare nessuno perché non rientra più nei parametri della giovinezza, della bellezza, della forza fisica ed intellettuale, nella certezza che tu sei presente in ciascuno e che ritieni fatto a te tutto ciò che facciamo a questi anziani, per non parlare poi del fatto che un giorno questo stesso trattamento potrà toccare a ciascuno di noi.

14. Gesù viene sepolto – Noi seppelliti da tanti peccati e paure

Alla conclusione di questa Via Crucis, in cui guardando a te, crocifisso per amore, Signore, abbiamo fatto scorrere davanti ai nostri occhi le immagini di tanti crocifissi, abbiamo sentito nel cuore l'amarezza di essere noi gli artefici di tante crocifissioni, abbiamo cercato di accompagnare tanti nostri fratelli con la nostra preghiera e col desiderio di un rinnovamento della nostra vita, mentre abbiamo contemplato la fedeltà della tua tenerezza e della tua consolazione, vogliamo, ancora una volta, presentarti la nostra miseria. Sì, perché, se è vero che, spesso, siamo stati dalla parte dei crocifissori, non possiamo dimenticare le tue parole di misericordia: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Forse noi lo sapevamo quello che facevamo, e per questo ci sentiamo ancora di più inchiodati al peso delle nostre colpe, seppelliti sotto le macerie della nostra controtestimonianza, nel buio delle tenebre dei nostri peccati, consapevoli di essere stati troppo a lungo dei sepolcri imbiancati.

Tiraci fuori, Signore, dai sepolcri dei nostri peccati, delle nostre paure, dei nostri tradimenti, della nostra incapacità di tradurre tanti atti di culto in gesti di vita, come pure dal rischio di ridurre la via crucis di stasera solo ad una fresca passeggiata in questa bella piazza. Tiraci fuori da tutti i luoghi in cui abbiamo seppellito i nostri talenti e la nostra creatività: dalle nostre case in cui ci siamo rinchiusi davanti al computer e al televisore, dalle nostre auto con cui cerchiamo nei giorni festivi un'evasione che si trasforma in un ulteriore stress, dalle nostre sacrestie in cui cerchiamo spesso un contatto con te che non si trasforma in vita, dalla nostra fuga nel privato perché abbiamo paura di sporcarci le mani, dalla facile tentazione di affacciarci soltanto alla finestra, in attesa di condannare gli errori di chi si affatica per strada.

Facci capire che anche per noi è possibile una resurrezione, perché tu sei venuto a morire proprio per noi peccatori e sei voluto penetrare nelle tenebre del sepolcro proprio per risollevarci dalle nostre miserie. Scuoti l'aridità con cui spesso ascoltiamo la tua parola, l'abitudine con cui ci accostiamo ai sacramenti, la stanchezza con cui viviamo la realtà ecclesiale, l'occasionalità della nostra carità, e convincici che nulla è perduto per la nostra salvezza, perché anche dal marciume, per la tua grazia, può sgorgare una vita nuova. Seppellisci definitivamente tutto ciò che, dentro di noi, è segnato dalla vecchia abitudine del nostro egoismo.

Allora anche questa pia devozione, contemplando la tua sofferenza e quella di tanti crocifissi di oggi, non sarà stata vana, e domani potremo cantare con te l'Exultet della pasqua di resurrezione. Amen.