‘Amore-misericordia’: è l’unico giudizio di Dio sul mondo
P. Romeo Ballan, mccj

 

‘Amore-misericordia’: è l’unico giudizio di Dio sul mondo

2Cronache  36,14-16.19-23; Salmo  136; Efesini  2,4-10; Giovanni  3,14-21

Riflessioni
Dio ha tanto amato il mondo…” È questa la chiave di lettura che la Parola di Dio ci offre in questa domenica, per entrare fruttuosamente nel mistero della Pasqua, ormai vicina. Amore-misericordia: è la parola d’ordine, l’unico progetto del nostro Dio. Morte e vita, giudizio e salvezza, condanna e fede, tenebre e luce, male e verità... sono alcune espressioni del dualismo caratteristico di San  Giovanni, che appare anche nel Vangelo di oggi. La storia umana di tutti i tempi è fatta di questi contrasti, tensioni e vittorie parziali: a volte del male, altre del bene, a seconda delle forze e avvenimenti che si accavallano e si scontrano. Ciò che maggiormente angustia il cuore umano è sapere chi è più forte, chi prevarrà alla fine, quale sarà la parola definitiva. L’ottimismo o la depressione, la speranza o la disperazione dipendono dalla risposta a questo dilemma.

L’evangelista Giovanni  -nella conversazione di Gesù con Nicodemo-  ci dà la risposta di speranza: l’amore di Dio prevale sul male del mondo. Il giudizio di Dio sul mondo è la salvezza, offerta come dono; la parola definitiva di Dio non è la morte, ma la vita. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (v. 3,16). La condanna, eventualmente, è una scelta personale di alcuni: è il retaggio soltanto per chi ama le tenebre e odia la luce (v. 19-20). Il progetto di Dio è tutto e sempre per la vita. “Sul peccato e sul male del mondo risplende sempre la luce dell’amore di Dio” (F. Mauriac). Nel suo messaggio quaresimale Papa Francesco ci mette in guardia da tutto ciò che può “spegnere nei cuori la carità, che è il centro di tutto il Vangelo”. (*)

Tutte le religioni hanno cercato di staccarsi dal mondo, hanno sottolineato l'infinita distanza tra Creatore e creatura, hanno constatato la pesantezza della vita al punto da proporre un cammino di distacco dalla realtà. Il nostro Dio, invece, si lega al mondo, lo ama. Tanto. Quel ‘tanto’ rivela un aspetto di Dio che troppe volte dimentichiamo: l’esagerazione dell’amore di Dio per noi. Gesù ci ricorda che Dio non vuole giudicare il mondo, ma salvarlo (v. 17). Se ci credessimo!” (Paolo Curtaz). Dio ama e vuole salvare tutto il creato, non solo l’uomo ma anche il mondo: la terra, le piante, gli animali, l’acqua, il mare, il cielo, l’aria… Egli ama ognuna delle sue creature.  

La rilettura della storia del Popolo d’Israele, proposta nel libro delle Cronache (I lettura), è fatta in termini di peccato-castigo-salvezza. Il peccato era generale: capi, sacerdoti, popolo... tutti “moltiplicarono le loro infedeltà” (v. 14). Ciononostante il Signore “aveva compassione del suo popolo” e gli mandava premurosamente i suoi messaggeri (v. 15). Dopo sconfitte, deportazione e schiavitù, finalmente si apre al popolo la via del ritorno in patria. La liberazione proclamata da Ciro, re di Persia, è vista come un intervento finale di Dio, che dà compimento alla sua promessa di salvezza (v. 22).

Per San Paolo (II lettura), all’origine del progetto divino sul mondo, c’è un “Dio, ricco di misericordia”, che ama tutti con “grande amore” (v. 4), che offre la sua grazia sovrabbondante e “la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù” (v. 7). In Lui abbiamo la salvezza “mediante la fede; e ciò è dono di Dio” (v. 8). Questo dono non è riservato ad alcuni, ma Dio lo offre a tutti, anche se per cammini diversi e in tempi differenti. “Perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna” (v. 15.16). Il segno di tale salvezza universale non è teorico, ma molto concreto: è il Figlio dell’uomo innalzato da terra nel deserto di questo mondo. È Lui  -il Crocifisso e Risorto!-  il giudizio di amore divino sul mondo: un giudizio di misericordia! Quella “misericordia di generazione in generazione” che anche Maria ha cantato con gioia e passione dopo l’avvenimento della Annunciazione del Signore.

Per non chiudere gli occhi alla luce, è sufficiente e necessario guardare a Lui: Egli è il Figlio, il primo di molti figli e fratelli, innalzato alla vista di tutti, “perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,15). La salvezza è offerta a chi crede, a chiunque eleva lo sguardo verso di Lui, a coloro che “volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37). Tenere fisso lo sguardo d’amore su di Lui è fonte di salvezza e di missione, come raccomandava San Daniele Comboni ai missionari del suo Istituto per l’Africa: “Il pensiero perpetuamente rivolto al gran fine della loro vocazione apostolica deve ingenerare negli alunni dell’Istituto lo spirito di Sacrifizio. Si formeranno questa disposizione essenzialissima col tener sempre gli occhi fissi in Gesù Cristo, amandolo teneramente, e procurando di intendere ognora meglio cosa vuol dire un Dio morto in croce per la salvezza delle anime. Se con viva fede contempleranno e gusteranno un mistero di tanto amore, saran beati di offrirsi a perder tutto, e morire per Lui, e con Lui” (Scritti, 2720-2722). La contemplazione di Cristo, innalzato sulla Croce e vivo nell’Eucaristia, è stimolo efficace alla santità di vita e all’impegno missionario, per portare la salvezza di Gesù a tutti i popoli.

Parola del Papa

(*)  “Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui… Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre ‘certezze’: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese… L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità; i segni più evidenti di questa mancanza di amore sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario”.
Papa Francesco
   Messaggio per la Quaresima del 2018

Sui passi dei Missionari

- 12/3: S. Luigi Orione (1872-1940), sacerdote italiano, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e di alcune Congregazioni religiose per l’assistenza ai più bisognosi.

- 12/3: Servo di Dio Francesco Saverio Truong Buu Diep (1897-1946), sacerdote del Vietnam meridionale, ucciso ad opera di comunisti a Tac Say, insieme a 30 parrocchiani. Invitato dai superiori a lasciare la parrocchia per salvarsi, rispose: “Vivo con la mia gente e morirò tra loro”.

- 13/3: Anniversario dell’elezione di Papa Francesco (2013); 19/3: inizio solenne del Pontificato.

- 13/3: B. Dulce Lopes Pontes de Souza Brito (Salvador di Bahia, 1914-1992), religiosa brasiliana, che consacrò tutta la sua vita al servizio dei poveri e degli operai.

- 14/3: Serva di Dio Chiara Lubich (1920-2008), laica italiana, fondatrice del Movimento dei Focolari, per l’unione e la pace nella famiglia, tra le generazioni, tra i popoli e le religioni; per “costruire la pace attraverso la fiducia”.

- 15/3: S. Luisa de Marillac (1591-1660), vedova francese, fondatrice, assieme a S. Vincenzo de’ Paoli, delle Figlie della Carità.

- 15/3: Compleanno di S. Daniele Comboni (1831-1881): nacque a Limone sul Garda (Brescia) e morì a Khartoum (Sudan), come vescovo Vicario apostolico dell’Africa Centrale.

- 15/3: B. Artemide Zatti (1880-1951), laico salesiano italiano, medico missionario in Patagonia (Argentina).

- 16/3: S. Giuseppe Gabriele Brochero (1840-1914), sacerdote argentino, pastore esemplare e viaggiatore instancabile: a dorso di mula (lo chiamavano “el cura gaucho”) visitava casa per casa i suoi fedeli in regioni lontane. Morì cieco e lebbroso.

- 17/3: S. Patrizio (385-461), nato in Inghilterra, divenne il grande missionario ed evangelizzatore dell’Irlanda; fu vescovo di Armagh ed è patrono dell’Irlanda.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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