La sfida di essere guide per chi vuole “vedere Gesù”
P. Romeo Ballan, mccj

 

La sfida di essere guide per chi vuole “vedere Gesù”

Geremia  31,31-34; Salmo  50; Ebrei  5,7-9; Giovanni  12,20-33

Riflessioni
Vogliamo vedere Gesù!” (Gv 12,21). Nell’imminenza di quella Pasqua così speciale per Gesù, l’arrivo di alcuni pellegrini greci a Gerusalemme (Vangelo) ha l’effetto di un’esplosione luminosa sul mistero che si avvicina. Quei pellegrini erano di lingua e cultura ellenica, convertiti o simpatizzanti per il giudaismo. Erano le primizie dei popoli pagani, chiamati anch’essi a mettersi in cammino verso Gerusalemme, per imparare le vie del Signore, come aveva predetto il profeta (Is 2,3).

Quei pellegrini manifestano un desiderio che ha un vasto significato missionario: “Vogliamo vedere Gesù” (v. 21). La domanda va ben oltre la curiosità di conoscere la star di turno. Essi vengono da lontano, appartengono a un altro popolo, il viaggio è stato certamente faticoso, si sono messi in viaggio per motivi spirituali... Vogliono vedere Gesù: non per un saluto fugace, ma per conoscerne l’identità profonda, coglierne il messaggio di vita. Nella scena ci sono anche altri dettagli vocazionali e missionari: per arrivare fino a Gesù, occorrono spesso delle guide, accompagnatori. Quei pellegrini cercano intermediari della loro cultura, Filippo e Andrea, che hanno nomi greci.

Gesù mostra la densità e l’importanza di quel momento: è la sua ora, l’ora di essere glorificato (v. 23), l’ora dell’offerta della sua vita per amore, l’ora di essere elevato da terra per attirare tutti a sé (v. 32) . Ciò che attira non è la sofferenza, la morte, ma l’amore con cui Gesù offre la sua vita            perché tutti i popoli arrivino alla vita in pienezza. Quale vita? La vita vera, che consiste nel conoscere  -cioè amare, accogliere, contemplare-  l’unico vero Dio e colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo (cfr. Gv 17,3). Non basta però avere un’idea vaga o una qualunque teoria su Gesù; è necessaria la comprensione amorosa del mistero del chicco di grano, che muore per dar molto frutto (v. 24). Qui c’è un dato biografico: il chicco che muore per dar vita è Gesù stesso. Egli sta parlando di sé e mostra l’unico cammino che porta alla vita: un cammino che passa attraverso la morte. Una morte che è cammino di vita e di missione, perché l’amore ci innalza, diventa ‘attraente, contagioso, desiderabile, credibile’; l’amore è l’unica forza efficace che ci rende capaci di attirare e di dare risposte vere e convincenti a quanti sono alla ricerca e vogliono “vedere Gesù”.

Il momento culminante del chicco che muore è descritto con passione nella lettera agli Ebrei (II lettura): accettando la morte con amore, Gesù diventa causa efficace ed esemplare di salvezza “per tutti coloro che gli obbediscono” (v. 9). In tal modo, nel sacrificio pasquale di Cristo e nell’effusione dello Spirito Santo, si realizza l’alleanza nuova (I lettura): è superata l’antica alleanza, basata sulle pietre della Legge, e si apre lo spazio alla nuova, radicata nel cuore e nella vita (v. 33) delle persone che si lasciano condurre dallo Spirito. Quando l’amore si raffredda e sembra sommerso dalla cattiveria umana, Papa Francesco ci invita a riscaldarci al fuoco della Pasqua. “Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio!”  (*)

Quei pellegrini greci che chiedono di vedere Gesù assumono per noi un valore emblematico: rappresentano le persone e i popoli che aspirano ad un cambio di vita, che cercano Dio con cuore sincero… Alcune volte tale desiderio è esplicito, molte altre è un desiderio muto, intuitivo, indescrivibile, spesso confuso e contraddittorio, ma è sempre un desiderio o un gemito che nasce dal profondo della vita. Sono veri SOS dello spirito umano… Più che le parole, spesso parlano i gesti, le situazioni, le sofferenze, le ferite, le tragedie, le parole semplici e sincere, i silenzi...

Chi darà risposta a tante attese? Occorre gente disponibile. La risposta è affidata a uomini e donne di ogni tempo, che siamo noi cristiani. Non basterà una risposta teorica o la ripetizione di qualche formula; la risposta missionaria deve partire dalla conoscenza amorosa, dalla conversione e adesione al Signore Gesù. Come gli Apostoli, che, dopo l’incontro con il Risorto, affermano con gioia: “Abbiamo visto il Signore!” (Gv 20,25). I cristiani, i missionari, devono aver visto il Signore, averne una conoscenza intima; devono poter affermare, come gli apostoli dopo la risurrezione: “Abbiamo visto il Signore!” (Gv 20,25). In queste due frasi di Giovanni: “Vogliamo vedere Gesù” e “Abbiamo visto il Signore”  è racchiuso tutto l’arco della Missione. “L’apostolo è un inviato, ma, prima ancora, un esperto di Gesù” (Benedetto XVI). Anche l’apostolo  deve diventare un chicco di grano che muore per dare vita; solo così può annunciare il Vangelo con credibilità ed efficacia, “convinto, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo” (Evangelii Gaudium, n. 266).  

La comunicazione missionaria dell’esperienza cristiana prende forme diverse, secondo i tempi, le persone, la creatività, le tecnologie… Guardando il calendario dei santi ed evangelizzatori di ogni settimana (per esempio, vedi sotto), troviamo modelli e stili diversi di annunciare il Vangelo.  Oggi si usano anche tecniche nuove. In molti ambienti e nazioni, soprattutto fra i giovani, la Missione corre anche via sms, facebook, twitter, messaggi di posta elettronica e altri. Arrivano a molte persone, anche non cristiane, versetti di Vangelo, pensieri spirituali, notizie riguardanti la Chiesa... Quando il fuoco della missione arde nel cuore, si cercano strade nuove per dare una risposta a quanti vogliono vedere Gesù.

Parola del Papa

(*)  “La Chiesa ci offre in questo tempo di Quaresima il rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno. Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio… L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio… Il digiuno toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo… Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio… Invito soprattutto i membri della Chiesa a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima… affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità”.
Papa Francesco
Messaggio per la Quaresima 2018

Sui passi dei Missionari

- 18/3: S. Cirillo (+386), vescovo di Gerusalemme, noto per le sue catechesi; fu spesso perseguitato dagli ariani.

- 19/3: S. Giuseppe, uomo “giusto” (Mt 1,19), sposo della Beata Vergine Maria, padre putativo di Gesù, Patrono della Chiesa universale.

- 20/3: B. Francesco Palau y Quer (1811-1872), sacerdote spagnolo dei carmelitani scalzi; fu vittima di varie persecuzioni, fondatore, dedito alle missioni popolari.

- 20/3: B. Vincenzo (Kolë) Prennushi (+1949), martire francescano albanese, arcivescovo di Durazzo, ucciso dai comunisti in Albania assieme ad altri 37 martiri, beatificati a Scutari nel 2016.

- 21/3: Giornata Internazionale (ONU) per l’eliminazione della Discriminazione Razziale.

- 22/3: Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dall’ONU (1992).

- 23/3: S. Turibio Alfonso di Mogrovejo (1538-1606), spagnolo; era ancora laico quando fu nominato arcivescovo di Lima (Perù); fu strenuo difensore degli ‘indios’. È il patrono dell’Episcopato latinoamericano.

- 24/3: B. Oscar Arnulfo Romero Galdámez (1917-1980), martire, arcivescovo di San Salvador (El Salvador), coraggioso difensore del suo popolo oppresso e povero, ucciso mentre stava celebrando la S. Messa. – Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri.

(Il B. Oscar Romero sarà presto Santo, dato che il Papa ha già approvato il miracolo).

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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