Triduo sacro del crocifisso, sepolto e risuscitato

Immagine

Roma, marzo 2018
La celebrazione dei misteri pasquali avviene nella grande settimana, detta appunto “Settimana Santa”. Ma più di una settimana si può parlare di due domeniche, quella della Passione e quella della Risurrezione. In esse si innesta il Triduo sacro del crocifisso, sepolto e risuscitato, che comporta , sul piano celebrativo, la Pasqua rituale al Giovedì santo, la Pasqua passione al Venerdì e la Pasqua risurrezione alla Veglia. Va inoltre aggiunta la celebrazione della Messa Crismale, di solito situata al mattino del Giovedì santo, ma spostabile in altra data, perché il rito della benedizione degli oli, inserito nella celebrazione eucaristica, sottolinea il mistero della Chiesa come sacramento globale del Cristo, che santifica ogni situazione e realtà dell’esistenza umana.

TRIDUO PASQUALE

Il triduo pasquale, si radica nella liturgia della chiesa di Gerusalemme. Era normale che nella stessa cornice topografica della pasqua di Cristo si volesse rivivere i racconti del vangelo nel luogo e all’ora in cui si erano svolti gli eventi salvifici. La liturgia del triduo pasquale si fonda così sull’unità del mistero pasquale. Poiché, in effetti, ciascun giorno del triduo pasquale richiama l’altro e si apre sull’altro, come per esempio l’idea della risurrezione suppone quella della morte. Il centro di gravità di questi tre giorni è la veglia pasquale con la celebrazione eucaristica. Sinteticamente, si potrebbe dire che il triduo è la “pasqua celebrata in tre giorni”: la pasqua rituale il giovedì santo, la pasqua-passione il venerdì santo, e la pasqua resurrezione durante la veglia pasquale. Il triduo pasquale comincia con la messa in Cena domini (in memoria della cena), ha il suo culmine nella veglia pasquale e termina con i vespri della Domenica di Risurrezione.

GIOVEDI’ SANTO
Es12,1-8,11-14 sal 115(116) 1 Cor 11,23-26 Gv 13,1-15

Con il Giovedì Santo inizia il Triduo Sacro che ci prepara immediatamente alla Santa Pasqua. Due sono le Messe che si celebrano in questo giorno: Prima, la Messa crismale, alla quale il vescovo locale consacra il crisma (SC l'olio che servirà durante l'anno per battesimi, cresime, ordinazioni, ecc), e gli altri oli (OI, olio per gli infirmi, ed OC, olio destinato ai catecumeni). Tutti i sacerdoti sono invitati a partecipare a questa Messa per riaffermare la loro "comunione" con il vescovo e per rinnovare l'impegno della loro totale consacrazione al Signore con il celibato; Seconda è la Messa «in cena domini». E' il giorno del trionfo dell'amore infinito di Gesù per tutti gli uomini, i suoi fratelli: «Li amò fino alla fine». In modo particolare, la messa pomeridiana ci fa vivere tre misteri che esprimono o manifestano quest' amore infinito: l'istituzione dell' Eucaristia, l'istituzione del Sacerdozio, il Precetto del Signore, con la lavanda dei piedi, di amarci e di servirci scambievolmente. Questi doni provenienti dal cuore di Gesù, infiammato d'amore per noi, costituiscono il suo Testamento (d'amore), le sue ultime volontà, prima di salire al Calvario per la suprema immolazione. L'amore, che trionfò nell' Incarnazione ("annientò se stesso prendendo la condizione di un servo"), trionfa di nuovo nel dono totale di se stesso. E' proprio l'Eucaristia, la "Pasqua rituale" e/o il memoriale della passione del Signore, a rivelarci il significato di questa donazione: «Questo è il mio corpo che sarà dato per voi... questo è il calice della Nuova Alleanza nel mio sangue». Non ci poteva dare un dono più grande, più ricco e più prezioso. Per quanto riguarda il dono del Sacerdozio, esso perpetua la presenza redentrice di Cristo nel mondo. Il Sacerdote è un altro Gesù: egli rinnova sull'altare il sacrificio di Gesù, predica come Gesù, distribuisce la grazia, cioè i misteri di Dio, e intercede per tutti. Inoltre, il Giovedì Santo è anche il giorno dell'amore fraterno. Gesù ha tante volte predicato l'amore non solo verso gli amici, ma soprattutto verso i nemici e coloro che ci fanno del male. Ecco perché Egli dà l'esempio lavando i piedi, non soltanto agli apostoli fedeli, ma anche a giuda, il traditore infedele. Con quest' esempio d'infinita umiltà, Gesù vuole insegnarci che è veramente più grande colui che si fa piccolo, che l'autorità significa servire gli altri, e che dobbiamo sempre sentirci uniti gli uni agli altri, amandoci con affetto sincero, aiutandoci e sostenendoci; poiché «solo dove regna la carità e l'amore, Dio è presente». Infine, anticamente, la Chiesa celebrava il rito della riconciliazione dei penitenti in questo primo giorno del Triduo Sacro. Pensiamo a riconciliarci, anche noi, con Dio e con i fratelli se vogliamo gustare i gaudi pasquali.

VENERDI’ SANTO
Is 52, 13 - 53, 12; Sal.30; Eb 4, 14-16; 5, 7-9; Gv 18, 1 -19, 42

La Chiesa ci fa meditare, Venerdì Santo, il quarto carme del Servo (prima lettura), un brano della lettera agli Ebrei (seconda lettura) e nel vangelo il racconto della passione secondo Giovanni. C' è poi una preghiera estremamente solenne per tutti gli uomini, l'adorazione della croce e la possibilità di ricevere l'eucaristia (come in segreto), e la sacra riserva viene conservata per i malati. Il quarto carme del Servo in Es 52,13- 53,12 è certamente il testo più drammatico, più profondo e più adatto della morte di Cristo: «...Non aveva figura né splendore per attirare i nostri sguardi... Disprezzato, ripudiato dagli uomini, uomo dei dolori... Eppure, egli portò le nostre infermità e si addossò i nostri dolori...». Il brano della lettera agli Ebri è anche importantissimo: «...Nei giorni della sua carne, implorò e supplicò con grida veementi e lacrime colui che poteva salvarlo da morte, e fu esaudito per la sua riverenza...». Cristo è autore di eterna salvezza, perché ha obbedito al Padre. Abbiamo dunque un pontefice grande, che compatisce le nostre infermità. Si è consegnato a morte affinché noi fossimo perfetti. Il racconto della Passione secondo Giovanni ha un filo conduttore: la proclamazione della regalità di Gesù, Messia e Figlio di Dio. Il titolo "re dei Giudei" annunciato da Pilato, un rappresentante dei pagani, o la scritta posta al di sopra del Crocifisso, "INRI" (Gesù di Nazareth re dei Giudei), ne sono un'illustrazione. Una sola goccia del sangue preziosissimo di Cristo sarebbe bastata a salvare tutti gli uomini: ma se questo poteva bastare alla giustizia, era insufficiente all'amore infinito e totalitario nutrito dà Gesù per l'umanità peccatrice. Di fronte alla sofferenza, l'anima del cristiano deve sublimarsi, poiché la sofferenza ci avvicina a Cristo. Dopo la commemorazione della passione di Cristo, la Chiesa si raccoglie in una preghiera estremamente solenne per tutte le categorie di persone: la Chiesa, il papa, il clero e il popolo fedele, i catecumeni, l'unità dei cristiani, gli Ebrei, quelli che non credono in Dio. E' un affermazione dell'universalismo della salvezza recata da Cristo. In effetti, attraverso questa "preghiera universale", siamo introdotti nell' adorazione, in processione, della croce. sulla quale Cristo è morto. La croce è la grande protagonista del Venerdì Santo: è divenuta santa per la santità di chi l'ha portata. La croce, oggi e sempre, deve fare sorgere in noi sentimenti vari di odio al peccato e di amore al Redentore. Dobbiamo, quindi, guardarci di separare la liturgia di questo giorno, che ci rammenta l'origine e la propria nascita della Chiesa, dalla nostra vita quotidiana. Anzi, le liturgie di questa giorni (cf Triduo Sacro) dovrebbero penetrare tutta la nostra vita, trasformarla, migliorarla nell'amore verso Dio e nella carità verso fratelli.

SABATO SANTO

Il giorno del Sabato Santo è aliturgico, come il Venerdì Santo. La Chiesa, nella preghiera, piange la morte e la sepoltura del suo "Sposo". Col suo silenzio e con l'assenza di qualsiasi rito liturgico, pare che sia discesa col suo Capo nel sepolcro. Questa vedovanza durerà poco. Il dolore non è di sconforto o di desolazione, ma racchiude in sé un attesa, una speranza che presto si cambierà in gioiosa certezza. La riforma liturgica ha voluto mettere in luce quest'aspetto (di allegria) con la restaurazione della veglia pasquale, che è la veglia madre di tutte le sante veglie, vale a dire la veglia per eccellenza. Dopo che il sacerdote ha benedetto il fuoco al quale si accende il cero pasquale, i fedeli sono invitati a trasmettersi la luce. Si può , quindi, cominciare la liturgia della parola all' interno della chiesa illuminata dalla luce di tutti i ceri. Il simbolismo del fuoco nuovo e della luce di Cristo rappresentato dal cero pasquale è l'immagine tanto espressiva dell' insegnamento in Cristo dei nuovi figli, che la Chiesa genera, normalmente, in quella notte beata. La proclamazione del "messaggio pasquale" (exultet) "fatta in una forma solennissima, mette ancora più in luce questo significato: Gesù risorto dona la luce alle anime e rischiara o illumina con la sua verità tutto il mondo. Col cuore ripieno di gioia, di riconoscenza e di amore, la chiesa in estasi esulta ed acclama il suo Redentore. Da quel momento, ogni cristiano presente rivive in se stesso il mistero pasquale ed è chiamato ad una vera rinascita spirituale, come pure a passare dall’uomo vecchio all' uomo nuovo che, in Cristo, trova la sua perfezione. La liturgia della parola riprende sette grandi testi dell'Antico Testamento, che rievocano tutta la storia d'Israele dimostrando l'eterno divino disegno di salvezza e la realizzazione di tutte le profezie antiche in Cristo. Il testo principale, da non prescindere, è la lettura del libro dell' Esodo (14,15 - 15,1). La liberazione di Israele col passaggio a piedi asciutti del Mar Rosso, narratavi, è il prototipo della salvezza universale in Cristo. Si tratta di un testo cultuale in cui l'Esodo è visto sempre in una prospettiva cultuale. Molto opportunamente la riforma liturgica ha inserito, durante la benedizione dell'acqua battesimale o del sacro fonte, la professione di fede e la rinnovazione delle promesse del nostro battesimo. Con ciò, il Signore riattualizza solennemente il nostro battesimo e ci chiede di corrispondervi ogni giorno. In effetti, questi voti battesimali sono un giuramento di fedeltà del cristiano, il quale vuole di più e coscientemente assumersi le proprie responsabilità nel "popolo di Dio", impegnandosi a vivere nella famiglia e nella società i doveri che impone la fede cristiana. E' questa la vera risurrezione (risuscitare e / con Cristo) che fa esultare di gioia la Chiesa nel cantare l'alleluia pasquale. Poi la liturgia eucaristica si celebra nella gioia della risurrezione. Caro fratello essendo risorto a vita nuova con Cristo, sta attento a non ritornare di nuovo schiavo del peccato. La tua vita deve essere una Pasqua continua che ti prepara alla eterna Pasquale nel cielo.
Don Joseph Ndoum

 La Madonna del Sabato Santo
(Carlo Maria Martini)

"Tu conosci, o Maria, probabilmente per esperienza personale, come il buio del Sabato santo possa talora penetrare fino in fondo all'anima pur nella completa dedizione della volontà al disegno di Dio. Tu ci ottieni sempre, o Maria, questa consolazione che sostiene lo spirito senza che ne abbiamo coscienza, e ci darai, a suo tempo, di vedere i frutti del nostro tener duro, intercedendo per la nostra fecondità spirituale. Non ci si pente mai di aver continuato a voler bene! Ci accorgeremo allora di aver vissuto un’esperienza simile a quella di Paolo che scriveva ai Corinti: In noi opera la morte, ma in voi la vita (2 Cor 4,12). Tu, o Maria, sei madre del dolore, tu sei colei che non cessa di amare Dio nonostante la sua apparente assenza, e in Lui non si stanca di amare i suoi figli, custodendoli nel silenzio dell'attesa. Nel tuo Sabato santo, o Maria, sei l'icona della Chiesa dell’ amore, sostenuta dalla fede più forte della morte e viva nella carità che supera ogni abbandono. O Maria, ottienici quella consolazione profonda che ci permette di amare anche nella notte della fede e della speranza e quando ci sembra di non vedere neppure più il volto del fratello! Tu, o Maria, ci insegni che l'apostolato, la  proclamazione del Vangelo, il servizio pastorale, l'impegno di educare alla fede, di generare un popolo di credenti, ha un prezzo, si paga a caro prezzo: è così che Gesù ci ha acquistati: Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e loro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo (1 Pt 1,18-19). Donaci quell'intima consolazione della vita che accetta di pagare volentieri, in unione col cuore di Cristo, questo prezzo della salvezza. Fa che il nostro piccolo seme accetti di morire per portare molto frutto!

Allegati:
Via-Crucis_Martini