Pasqua: memoria del pane spezzato e del vino condiviso
Don Joseph Ndoum

Pasqua:
memoria del pane spezzato e del vino condiviso

At 10,34.37-43; Salmo 117; Col 3,1-4 (1Cor 5,6-8); Gv 20,1-9

Il cammino quaresimale ci ha accompagnati, attraverso un progressivo itinerario di penitenza e di conversione, ad accogliere l’evento fondante della nostra fede cristiana: la morte-risurrezione di Gesù, il crocifisso. Quest’evento è anzitutto annuncio esultante, ma è pure un invito rivolto ai credenti perché vivano “da risorti”. Con la tradizione veterotestamentaria, il memoriale della Pasqua, celebrato con il rituale dell’agnello pasquale, era il ricordo attualizzato della liberazione attuata da Dio a vantaggio del suo popolo.

Per i cristiani la Pasqua neotestamentaria rimanda a Cristo, nuovo agnello, che con il dono della sua vita ha definitivamente liberato l’uomo dalla schiavitù del peccato e della morte. Quindi, una liberazione o evento primordiale di salvezza che ci precede, ci interpella e ci coinvolge. Dobbiamo appropriarcene le virtù. Per arrivarvi, occorre celebrare la Pasqua facendone un atteggiamento esistenziale. E’ in questo modo che si fa memoria di quanto ci ha preceduto. Una autentica memoria del pane spezzato e del vino condiviso deve portare a una vita vissuta per i fratelli.

Nella Pasqua si rivela anzitutto la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo. Ed ogni esistenza vissuta in questa prospettiva diventa segno e volto della Pasqua. La Pasqua è quindi la festa che celebra la nascita di un mondo nuovo, il passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo. La Pasqua di Risurrezione di Cristo è il gran giorno che ha fatto il Signore, perché ci rallegriamo ed esultiamo in esso. E’ il giorno che segna l’inizio della primavera cristiana, giorno in cui la morte è vinta, il peccato distrutto, ed è ristabilita la nuova alleanza tra Dio e gli uomini.

Con la Pasqua noi siamo diventati “ la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che ci ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pr 2,9).

E’ questa l’assoluta novità della Pasqua. Dentro di noi, mediante il battesimo, è stato posto il principio, il seme della risurrezione e dell’immortalità. Questa energia di vita soprannaturale costituisce per noi una grossa responsabilità. Possiamo coltivarla e fecondarla, ma possiamo anche farla morire. Col peccato la vita divina in noi si spegne.

Il filo conduttore delle letture bibliche sembra suggerito da un versetto della sequenza che commenta in modo poetico la proclamazione della fede in Cristo risorto: “Cristo nostra speranza è risorto”. Tuttavia non è l’ispezione di una tomba aperta e vuota che sta alla base di questa convinzione della fede pasquale. I discepoli infatti diventano i testimoni della Risurrezione solo grazie all’incontro col Signore risorto. Egli , con la vittoria sulla morte, porta a compimento quello che i profeti hanno testimoniato nelle sacre Scritture. Gesù vive, ma della vita di prima, vive di una vita diversa, in maniera nuova e definitiva.

Il secondo itinerario di fede pasquale è proposto dal racconto lucano della prima lettura, nel discorso missionario di Pietro, tenuto nella casa dell’ufficiale pagano, Cornelio, a Cesarea. Pietro fa una sintesi dell’annuncio cristiano che ripercorre le tappe importanti della missione di Gesù dalla Galilea, fino alla sua morte e risurrezione in Giudea, a Gerusalemme. Infatti l’azione divina che ha risuscitato Gesù dai morti corrisponde alla sua consacrazione iniziale mediante la potenza dello Spirito, dopo il battesimo da l Battista. Il più autorevole interprete della predicazione apostolica dichiara inoltre che gli apostoli, che hanno mangiato e bevuto con Gesù dopo la sua risurrezione, hanno ricevuto dal Risorto il comando di annunciare al popolo che Egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio.

Il salmo responsoriale invita l’assemblea a celebrare il Signore perché ha dato prova della sua misericordia. Chi ha sperimentato l’amore di Dio non può tacere.

Nella seconda lettura, dopo la riflessione sul mistero di Cristo. Paolo dà istruzioni concrete per la vita della comunità: esse derivano dal battesimo, fonte della vita cristiana. Il suo invito a “Cercare le cose di lassù” non significa evadere dalla storia, ma mantenere lo sguardo fisso al Regno dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio. Le conseguenze di queste affermazioni e della salvezza recata dal Risorto possono essere riassunte in quanto S. Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, ha tracciato come programma per i suoi e per tutti: “Nelle intenzioni, Gesù sia il nostro fine; negli affetti, il nostro amore; nelle parole, il nostro argomento; nelle azioni, il nostro modello”. Infatti, Cristo non vuole ammiratori, ma discepoli.
Don Joseph Ndoum

"Ho visto il Signore"

Tra i tanti incontri del Risorto, Giovanni ce ne descrive uno più a lungo: quello appunto, con Maria di Magdala, il primo incontro, dove Maria rappresenta la ricerca di ciascuno di noi verso Gesù Risorto e Signore, la ricerca verso un senso compito e definitivo della vita, la ricerca verso un'amicizia che non tramonta, verso una pienezza di Dio che sola è capace di riempire il cuore Gesù Risorto si manifesta a Maria con una presenza discreta, che è un appello di libertà: la chiama per nome – "Maria!", cosicché ella possa sentirsi interiormente appellata. E Maria, che con gli occhi non l'aveva riconosciuto, lo riconosce dalla voce, perché la voce esprime meglio l'interiorità. Dunque, è nell'interiorità che noi possiamo oggi ascoltare e scoprire come Dio ci ama; è dentro di noi che possiamo sentirci chiamati e restituiti alla nostra identità profonda, alla nostra vocazione di figli. Quando la voce di Gesù risorto ci scuote, allora anche gli occhi si aprono e possiamo dire con Maria di Magdala: "Ho visto il Signore" e ora so che c'è per me una via da percorrere, una via lungo la quale amare Gesù e i fratelli come lui li ha amati". (Carlo Maria Martini).

Lunedì di Pasquetta

Il Lunedì dell’Angelo, comunemente chiamato lunedì di Pasquetta, segue la domenica di Pasqua ed è il giorno in cui i cristiani ricordano l’incontro dell’Angelo con le tre donne, giunte al sepolcro, dove Gesù era stato seppellito il giorno della sua Crocifissione. Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomè andarono al sepolcro, con degli olî aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Trovarono che la grande pietra che lo chiudeva era stata rimossa; le tre donne erano smarrite e preoccupate e mentre cercavano di capire cosa fosse successo, apparve un angelo che disse loro: "So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto" (Mc 16,1-7). E le invitò a dare l’annuncio agli Apostoli.

La tradizione ha spostato questo evento dalla mattina di Pasqua al giorno successivo, il lunedì, forse perché i Vangeli parlano de "il giorno dopo la Pasqua", anche se quella a cui si allude è la Pasqua ebraica, che cadeva di sabato. Il lunedì dell’Angelo, in Italia, è un giorno di festa che si trascorre insieme a parenti e amici facendo la tradizionale gita o scampagnata. Una interpretazione di questa consuetudine, potrebbe essere che si vogliano ricordare i discepoli diretti a Emmaus, a pochi chilometri da Gerusalemme, ai quali Gesù apparve lo stesso giorno della Resurrezione. Così, per ricordare quel viaggio, si trascorre la Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata all’aperto.

La festa civile del lunedì di Pasqua fu introdotta dallo Stato italiano nel dopoguerra, con lo scopo di allungare la festa della Pasqua, così come è per il 26 dicembre, il giorno che segue il Natale.