Seconda domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

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Il cammino tormentato e incerto del credente 
Don Joseph Ndoum

 

Il cammino tormentato e incerto del credente

At 4,32-35; Salmo 117; 1Gv 5,1-6; Gv 20,19-31

Il protagonista di questa domenica è Tommaso, uno dei dodici Apostoli di Gesù. Le resistenze e i dubbi dei discepoli nell'incontro con Gesù risorto sono concentrati nella sua figura. Essi a lui, che non era presente al primo incontro col Risorto, annunciano la fede pasquale: «Abbiamo visto il Signore». La sua reazione pone il problema del rapporto tra "vedere" e "credere".

Tommaso è il rappresentante tipico della nostra mentalità moderna o postmoderna, materialista e positivista, che ammette solo ciò che cade sotto i sensi, ciò che si può misurare, verificare con gli strumenti scientifici, ed esclude il mistero. Una fede che si basi sul vedere e sul toccare è troppo facile, anzi, non è più fede.

La parola di Gesù a Tommaso, che oltre al "vedere" esige eccessivamente anche di "mettere il dito", suona come un forte rimprovero per la sua pretesa di voler condizionare il "credere" al "vedere" e "toccare". Ma forse Tommaso avrebbe voluto indovinare, che c'era stato veramente in mezzo ai discepoli il Signore risorto, a partire dalla loro gioia incontenibile; quindi dall'atmosfera, del "sacramento dei loro volti, cioè sarebbe bastata l'espressione delle facce, il tono della voce, il clima di allegria e di pace. Invece, sembra che i loro volti smentivano il racconto. Tommaso avrebbe allora voluto i segni più concreti, perché li erano stati negati da quelli che avevano visto Cristo risorto. Si tratta oggi di vedere questi segni nella Chiesa. Più che dimostrare, spiegare la risurrezione e/o Gesù, la chiesa o i cristiani odierni dovrebbero irradiare la sua presenza salvifica. Non soltanto il "toccare" diventerebbe superfluo, ma anche il "vedere".

«Metti qua il tuo dito». Dopo questo invito, che capovolge le dichiarazioni iniziali di Tommaso, egli subito fa la sua professione di fede: «Signore mio e Dio mio» davanti a Gesù che si presenta nella realtà di Crocifisso con i segni della passione e morte. E' la riposta di un uomo trasformato dalla presenza del Signore. E' anche la più alta ed esplicita formulazione di fede cristologica: Gesù non solo è il Signore glorificato, ma colui che rende vicino ed accessibile l'unico ed invisibile Dio. Forse è per questo motivo che nel vangelo di Giovanni il nome di Tommaso compare sette (7) volte, proprio il numero che simbolizza la pienezza, la totalità.

Tommaso è un discepolo che segue un itinerario lento, pieno di incomprensioni e smarrimenti, ma il suo itinerario è "esemplare": quello di uno che cerca con generosità e coraggio. Tommaso non è dunque un campione di incredulità, ma di ricerca di verità.

Però la beatitudine finale di Gesù «beati quelli che crederanno senza aver visto», in ogni modo, va oltre le esigenze legittime di Tommaso ed è un incoraggiamento a percorrere l'itinerario di fede sulla base dell' esperienza e della testimonianza dei primi discepoli.
Don Joseph Ndoum