Missione pasquale è: annuncio del Perdono dei peccati
P. Romeo Ballan, mccj


Missione pasquale è: annuncio del Perdono dei peccati

Atti  3,13-15.17-19; Salmo  4; 1Giovanni  2,1-5; Luca  24,35-48

Riflessioni
La storia dei due di Emmaus finì in modo sorprendente! La presenza di Gesù, che accompagnava i due discepoli in cammino verso Emmaus (Lc 24,13s), si concluse con la scoperta di quel misterioso viandante, che spiegava loro così bene le Scritture, che riscaldava il loro cuore e che ha spezzato il pane... “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista... Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme” (Lc 24,31.33). A questo punto inizia il brano odierno di Luca (Vangelo) con gli Undici apostoli e i Due di Emmaus che si scambiano le esperienze circa le apparizioni di Gesù Risorto (v. 34-35). Finalmente, alla fine di quel giorno  -il primo del nuovo calendario della storia umana!-  Gesù in persona appare a tutto il gruppo e dice: “Pace a voi!” (v. 36).

L’esperienza pasquale dei discepoli, che vedono e riconoscono il Signore risorto, diventa annuncio, anzi si trasforma nel fondamento stesso della missione degli apostoli e della Chiesa di ogni tempo e luogo. Il testo lucano di oggi è tutto un annuncio pasquale e missionario: i Due di Emmaus parlano del loro incontro con il Risorto e gli Undici sono mandati da Gesù a predicare “a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati” (v. 47).

Gli apostoli non erano dei creduloni, fecero fatica ad accettare che Gesù fosse risorto e vivo, lì, in mezzo a loro. Luca lo prova con insistenza: dapprima dicendo che erano sconvolti, spaventati, turbati, dubbiosi, lo credevano un fantasma (v. 37-38); e poi, ci tiene a fornire prove concrete della corporeità del Risorto. Da parte sua, Gesù insiste nel dire: “Sono proprio io!” (v. 39). E fornisce prove palpabili che è proprio Lui, lo stesso Gesù in “carne e ossa”: mangia davanti a loro “una porzione di pesce arrostito” (v. 42), li invita a guardare e toccare mani, piedi, costato (v. 39). Alla fine i discepoli si arrendono e credono: le ferite della passione sono ormai i segni visibili e tangibili che c’è identità e continuità fra il Cristo in croce e il Cristo risorto.

Normalmente, salvo circostanze o esami speciali, le persone sono identificate dal volto. Gesù invece vuole che i discepoli  -Tommaso, in particolare-  lo riconoscano dalle mani, dai piedi e dal costato. “Il richiamo è alle ferite impresse dai chiodi e dalla croce, apice di una vita spesa per amore. Anche da risorto, il corpo di Gesù conserva i segni del dono totale di sé... Anche il cristiano sarà riconosciuto dalle mani e dai piedi... L’annuncio della risurrezione di Cristo è efficace e credibile solo se i discepoli possono, come il Maestro, mostrare agli uomini le loro mani e i loro piedi segnati da opere di amore” (F. Armellini). L’annuncio si fa con la parola e soprattutto con i fatti! È nei gesti concreti, che la nostra fede, la nostra Eucarestia da rito diventano vita: quando vedo e tocco la carne di Cristo nel volto delle persone, nelle lacrime di una mamma disperata, nel corpo di un malato, nella solitudine di un anziano, nella crisi di un giovane senza lavoro; quando la mia Comunione eucaristica di oggi diventa condivisione e speranza per le persone che incontro…

Le tre letture neotestamentarie di questa domenica pasquale hanno un filo conduttore comune: la conversione e il perdono dei peccati. Ambedue  -onversione e perdono-  hanno la loro radice nella Pasqua di Gesù e sono parte essenziale dell’annuncio missionario della Chiesa. Pietro (I lettura) lo dichiara nella piazza pubblica il giorno di Pentecoste: “Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati” (v. 19). E Giovanni (II lettura) esorta amorevolmente i “figlioli” a non peccare, ma se ciò capitasse, c’è sempre una tavola di salvezza: “abbiamo un avvocato... Gesù Cristo il giusto... vittima di espiazione per i peccati di tutto il mondo” (v. 1-2).

Questa bella notizia della salvezza ci è offerta come dono dello Spirito Santo, il quale, nei Vangeli di Luca (24,47-49) e di Giovanni (20,22-23), è collegato al perdono dei peccati. Tale connessione è messa in evidenza anche nella nuova formula dell’assoluzione sacramentale, come pure in una orazione della Messa, dove si invoca lo Spirito Santo, perché “Egli è la remissione di tutti i peccati” (cfr. preghiera sulle offerte, sabato prima di Pentecoste).

Nel Vangelo di Giovanni, l’istituzione del sacramento della riconciliazione per il perdono dei peccati avviene proprio nel giorno di Pasqua: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (20,22-23). Il perdono dei peccati è, quindi, un regalo pasquale di Gesù. A ragione, il grande teologo moralista Bernardo Häring, chiama la confessione il sacramento dell’allegria pasquale. Per Luca “la conversione e il perdono dei peccati” sono la bella notizia che i discepoli dovranno predicare “a tutti i popoli”, nel nome, cioè per mandato di Gesù (Lc 24,47). Sono i segni del Crocifisso-Risorto, sono segni della Missione. La missione nel nome di Gesù ha il “Volto della Misericordia”, del perdono. (*)

Parola del Papa

(*)  “Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre… Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra”.
Papa Francesco - Misericordiae Vultus,
Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, 11-4-2015 

Sui passi dei Missionari

- 15/4: S. Damiano di Veuster (1840-1889), sacerdote belga della Congregazione dei Sacri Cuori (Picpus), apostolo dei lebbrosi, morto di lebbra a Molokai (Isole Hawaii, Oceano Pacifico).

- 15/4: Ricordo del presidente nordamericano Abramo Lincoln, promotore dell’integrazione razziale e difensore dell’emancipazione degli schiavi, assassinato nel 1865.

- 16/4: S. Maria Bernardetta Soubirous (1844-1879), che all’età di 14 anni fu depositaria delle apparizioni della Madonna Immacolata a Lourdes (1858).

- 16/4: Giornata Mondiale contro la Schiavitù Infantile.

- 17/4: S. Caterina Tekakwitha (1656-1680), vergine, indigena del Quebec (Canada); è la prima santa ‘pellerossa’ d’America a essere stata canonizzata (2012).

- 18/4: Ricordo dell’apertura della I Conferenza afroasiatica a Bandung (Indonesia, 1955), per promuovere l’indipendenza e l’identità dei Paesi del Terzo Mondo.

- 19/4: B. Giacomo Duckett (+1602), laico sposato, incarcerato per 9 anni e ucciso a Londra sotto la regina Elisabetta I, per aver venduto libri cattolici. In date prossime a questa, si fa memoria di tanti altri cattolici martirizzati in Inghilterra sotto la stessa regina e sotto altri re.

- 20/4: S. Marcellino (+374), vescovo, nacque in Africa e, assieme ai suoi due compagni Vincenzo e Donnino, fu ardente evangelizzatore nella Francia meridionale.

- 21/4: S. Anselmo d’Aosta (1033-1109), dottore della Chiesa, monaco benedettino e abate di Bec (Normandia); nominato vescovo di Canterbury, lottò e soffrì molto per la libertà della Chiesa in Inghilterra.

- 21/4: Anniversario dell’enciclica missionaria Fidei Donum (1957): Pio XII richiamò l’attenzione sulla situazione delle missioni cattoliche, particolarmente in Africa, lanciando un forte appello all’impegno missionario anche da parte del clero diocesano.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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