La collocazione della festa della Santissima Trinità dopo il grande evento pasquale non intende essere la celebrazione di un particolare mistero cristiano, ma la celebrazione delle radici di tutto; intende riconoscere, per adorare e ringraziare, il protagonista della salvezza: Dio che è Padre, Figlio e Spirito, tre persone in una sola ed identica comunione di vita. (Don Joseph Ndoum)

Un dialogo d’amore che coinvolge l’uomo

Dt 4,32-34.39-40; Salmo 32; Rm 8,14-17; Mt 28,16-2

La collocazione della festa della Santissima Trinità dopo il grande evento pasquale non intende essere la celebrazione di un particolare mistero cristiano, ma la celebrazione delle radici di tutto; intende riconoscere, per adorare e ringraziare, il protagonista della salvezza: Dio che è Padre, Figlio e Spirito, tre persone in una sola ed identica comunione di vita.

La S. Trinità è un mistero, non nel senso di un enigma, qualcosa di oscuro, un insulto alla ragione. Mistêrion viene da un verbo greco che significa chiudere la bocca. Nella letteratura cristiana il mistero corrisponde ai segreti divini riguardando il disegno eterno della salvezza. Quello che viene sottolineato, non è l’aspetto impenetrabile alla ragione, ma l’aspetto di rivelazione. Il mistero trinitario, appunto, in una prospettiva esistenziale e relazionale, ci rivela il mistero di Dio ad intra, cioè in se stesso, che supera i limiti della ragione umana.

Ogni persona divina rivela se stesso rivelando le altre due: per esempio, il Padre si manifesta quando proclama che Gesù è il Figlio diletto invia su di lui il suo Spirito; o il Figlio si manifesta quando invoca il Padre con il dolce nome di Abba e gli rende lode “esultando nello Spirito”.

I primi cristiani avevano, quindi, scoperto che le tre persone divine erano in pieno amore e comunione, e che avevano preso l’iniziativa di coinvolgere nel loro amore anche le creature umane. Hanno allora lasciato che la Trinità invadesse la loro vita: pensiamo al segno della croce nel nome del Padre... che apre e chiude ogni preghiera; al Gloria al Padre...; o al credo; siamo anche battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Siamo così chiamati a lasciarci coinvolgere dall’ amore delle persone della S. Trinità. Dio – amore, nella sua dimensione trinitaria, si vuole modello delle famiglie e della nostra società umana.

Il cristiano che crede di vivere questo mistero di amore, rigettando ogni egoismo individualistico, ogni ripiegamento su se stesso; deve diventare l’immagine autentica di un Dio che è relazione e comunione di persone.

Come dice Sant’ Agostino, “puoi avere tutto ciò che vuoi. Ma se ti manca l’amore il resto non ti serve a nulla”. Dio ci ha amati per primo inviandoci  suo Figlio come fratello, amico e salvatore. Siamo ormai inseriti in questa spirale di amore, quindi dobbiamo amare Dio e i fratelli con lo stesso amore. E’ quest’ amore di Dio che infatti fonda l’amore fraterno, il quale a sua volta, come dice Paolo, deve autenticare la fede.
Don Joseph Ndoum