II rifiuto e l'incredulità dei Nazareni, domenica scorsa, non fermano la missione di Gesù: Egli va attorno per i villaggi vicini e rilancia la missione anche attraverso i discepoli. Il fatto che essi siano "dodici" ha un valore simbolico in rapporto al popolo di Israele, fondato sui dodici patriarchi.

La chiamata dei dodici

L'annuncio dalla Galilea ai confini del mondo

Am 7,12-15; Salmo 84; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13

In questa luce la loro missione, che riguarda tutto il popolo eletto ha il suo paradigma, modello in questi personaggi emblematici della prima alleanza. Dall'altra parte, i "dodici" sono associati alla prima fase della missione di Gesù: Egli annuncia il regno di Dio, che irrompe nel mondo come forza di liberazione. Infatti i "dodici", come Gesù invitano la gente a convertirsi e con il suo potere scacciano molti demoni e guariscono gli infermi.

Questo quadro ideale corrisponde a quello del regno di Dio proclamato da Gesù con l'autorità delle sue parole e con i suoi gesti potenti. I discepoli che ne prolungano la missione, senza supporto di grandi risorse umane, possono contare sull'efficacia del suo potere. L'invio in missione dei "dodici" si articola secondo un programma assai sobrio. Sono inviati "a due a due", secondo il diritto biblico, due sono i testimoni richiesti per una testimonianza valida. E c'è anche l'esigenza di un aiuto reciproco. "Ordinò loro che non prendessero niente per il viaggio, se non un bastone soltanto né pane, ne bisaccia, ne denaro, ma sandali ai piedi e che non indossassero due tuniche..." Non si tratta del manuale del missionario, di ciò che è permesso portare, comprare o vestire. Infatti sono tanto poco importanti le singole prescrizioni che i tre Vangeli sinottici riportano prescrizioni diverse e contraddittorie.

Il Maestro sottolinea piuttosto l'esigenza di leggerezza, libertà e disponibilità in vista della missione, cioè i "dodici" devono essere forniti abbondantemente di mancanza di sicurezza, non devono cercare altri appoggi all’infuori della forza del messaggio o del comando di Cristo, e devono sentirsi "al sicuro" proprio per questo. La potenza sta nel Vangelo, non nei mezzi impiegati. In poche parole, la missione o l'evangelizzazione esige la semplicità e la sobrietà, e da lì dipende la sua efficacia.

Nell'intento dell'evangelizzazione, dunque, la radicalità dello stile di vita dei primi inviati da Gesù deve valere come ideale per tutti quelli che proclamano il Vangelo. La loro sobrietà non è solo un segno della loro libertà nei confronti dei beni, ma è anche una prova della loro radicale dedizione alla missione.

Il destino degli inviati è inoltre inseparabile da quello del messaggio che essi portano. Da chi non li accoglie o non li ascolta essi devono separarsi con un gesto simbolico (“scuotere la polvere dei piedi") che esprime la separazione tra due mondi che hanno più nulla in comune. Questo gesto non deve essere considerato come una maledizione, ma come un'indicazione che il messaggio è stato trasmesso , e l'opportunità di salvezza è stata offerta , ma non è stato accolto . Quindi in ogni predicazione fatta con potenza si compie sempre un giudizio. L'attività missionaria incontra anche oggi parecchie difficoltà, rifiuti e opposizioni , qualche volta anche tra i battezzati. Il Vangelo o l'annuncio del Regno di Dio ,va accolto per chi vuole salvarsi.
Don Ndoum Joseph