Poveri e liberi per essere credibili! In sintesi è questo il messaggio di Gesù, che chiama e manda i suoi discepoli al mondo, a due a due (Vangelo), con un messaggio di vita: invitare alla conversione e liberare la gente dagli spiriti impuri e dalle malattie (v. 7.12-13).

Missionari con bagaglio leggero

Amos  7,12-15; Salmo  84; Efesini  1,3-14; Marco  6,7-13

Riflessioni
Il linguaggio di Gesù circa il modo e gli strumenti per l’annuncio è duro ed esigente, fino al paradosso; qui Gesù non suggerisce, ma il testo dice: “ordinò” (v. 8). Lo scopo è chiaro: far capire che l’efficacia della missione (di Gesù e dei discepoli) non dipende dalla quantità di mezzi materiali di cui si dispone né dal favore dei potenti che, eventualmente, la promuovono o la proteggono. Questi poteri umani non fanno che svigorire il messaggio evangelico, privarlo della sua forza interiore e condizionare sia il missionario che i destinatari dell’annuncio. L’efficienza e il potere sono cattivi consiglieri. Allo stesso tempo, il Vangelo non fa l’elogio del pauperismo, del non-avere, ma l’esaltazione della libertà: essere liberi dalle cose, dai propri interessi, dal potere, dalle strutture rende più chiaro il messaggio e più credibile il messaggero.

L’abbondanza di mezzi, l’organizzazione, il favore dei potenti non devono inquinare la trasparenza e la credibilità del messaggio che il profeta-missionario è chiamato ad annunciare con libertà. L’esperienza del profeta Amos è emblematica (I lettura). Amasìa, sacerdote del tempio di Betel, nel regno di Samarìa, gode i favori del re Geroboamo II (VIII sec. a.C.); è un alto funzionario di corte, ma ha perso la sua libertà; arriva fino a respingere Amos, profeta di Dio, proveniente dal sud e inviato al regno del nord: “Vattene, veggente, ritirati nella tua terra d’origine” (v. 12). Amasìa, complice della struttura regale, non tollera che Amos, uomo rude, mandriano e contadino (v. 14), abbia il coraggio di attaccare aspramente gli abusi dei dirigenti, re compreso, dei proprietari terrieri, dei commercianti… che sfruttano esosamente i poveri (vedi i cap. 5-6-8). Per di più Amos non ha paura di denunciare la pratica religiosa ormai esteriore e incoerente. All’ostilità di Amasìa, Amos risponde presentando decisamente le sue credenziali: è il Signore che l’ha tirato fuori dalle stalle e dai campi e lo ha mandato lì a fare il profeta. Quindi lui non si muoverà di lì.

Gesù è sulla scia dei profeti più radicali. È forte la sua insistenza sulla povertà (Vangelo), come condizione per la missione: né pane, né bisaccia, né soldi. “È una povertà che è fede, libertà e semplicità. Anzitutto, libertà e semplicità: un discepolo appesantito dai bagagli diventa sedentario, conservatore, incapace di cogliere la novità di Dio e abilissimo nel trovare mille ragioni per non uscire dalla casa nella quale si è accomodato (valigie da fare, troppe sicurezze a cui rinunciare…).

Ma la povertà è anche fede: è segno di chi non confida in se stesso, ma si affida a Dio. Il rifiuto è previsto (v. 11): la Parola di Dio è efficace, ma a modo suo e a suo tempo. Il discepolo deve proclamare il messaggio e in esso giocarsi completamente, ma deve lasciare a Dio il risultato. Al discepolo è stato affidato un compito, non garantito un successo” (Bruno Maggioni). Il successo è opera dello Spirito, anima della Chiesa. (*)

Viene a proposito la riflessione di domenica scorsa, partendo dalla testimonianza di San Paolo: la vera missione si realizza nella debolezza. Tutti i discepoli  -ciascuno di noi-  sono chiamati e mandati a portare il Vangelo di Gesù, ma non come un’impresa personale, bensì come membri della fraternità nuova inaugurata da Gesù (li mandò “a due a due”; “dove due o tre sono riuniti nel mio nome”; “da questo conosceranno che siete miei discepoli, se vi amate…”). Il cammino comunitario è una via della missione. Per questo ogni discepolo ha ricevuto gratuitamente da Dio il dono meraviglioso di conoscere Gesù Cristo. S. Paolo (II lettura) lo conferma con linguaggio altamente teologico: in Cristo il Padre ci ha scelti e benedetti per essere santi, immacolati, figli adottivi, gratificati, redenti e perdonati (v. 3-7), con il sigillo dello Spirito: “In Cristo anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo” (v. 13). In tal modo lo Spirito ci abilita per la missione al servizio del piano-sogno di Dio (v. 14), perché la famiglia umana abbia vita in abbondanza.

Parola del Papa

(*)  “Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa. Senza di Lui a che cosa essa si ridurrebbe? Sarebbe certamente un grande movimento storico, una complessa e solida istituzione sociale, forse una sorta di agenzia umanitaria. Ed in verità è così che la ritengono quanti la considerano al di fuori di un’ottica di fede. In realtà, però, nella sua vera natura e anche nella sua più autentica presenza storica, la Chiesa è incessantemente plasmata e guidata dallo Spirito del suo Signore. È un corpo vivo, la cui vitalità è appunto frutto dell’invisibile Spirito divino”.
Benedetto XVI
Festa di Pentecoste, 31.5.2009

Sui passi dei Missionari

- 15/7: S. Vladimiro (+1015), principe della Russia di Kiev, si convertì (988) e divenne fondatore del Cristianesimo in Ucraina.

- 15/7: Bb. Ignazio de Azevedo (+1570), gesuita portoghese, e altri 38 gesuiti spagnoli e portoghesi, uccisi dai pirati in mare, vicino alle isole Canarie, mentre erano in viaggio verso il Brasile.

- 15/7: B. Anna M. Javouhey (1779-1851), francese, ardente missionaria, fondatrice delle Suore di S. Giuseppe di Cluny, per i bisognosi e le missioni.

- 16/7: Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, dove si rifugiò il profeta Elia; quel monte divenne il luogo ispiratore dell’Ordine dei Carmelitani.

- 16/7: Ss. André de Soveral, sacerdote brasiliano, e Domingos Carvalho, laico brasiliano, uccisi (+1645), assieme a più di 60 fedeli, durante la celebrazione della Messa  a Cunhaú (Natal, Brasile). Appartengono al gruppo dei protomartiri del Brasile, canonizzati da Papa Francesco assieme ai Ss. Ambrosio Francisco Ferro, sacerdote brasiliano, e 27 compagni (cfr. 3/10).

- 17/7: Ss. Sperato e compagni, i “12 martiri scillitani”, protomartiri dell’Africa, uccisi a Cartagine (+180).

- 17/7: Bb. Teresa di S. Agostino (M. M. Claudina Lidoine) e altre 15 monache carmelitane scalze, ghigliottinate a Parigi (+1794), negli anni della Rivoluzione Francese. Nella stessa epoca, in luoghi diversi della Francia sono stati uccisi, per motivi antireligiosi, molti sacerdoti e suore.

- 18/7: Giornata Internazionale dedicata dall’ONU a Nelson Mandela (nato il 18/7/1918 + 2013), per il suo contributo alla cultura della pace, la libertà, la democrazia internazionale e le attività umanitarie.

- 20/7: S. Apollinare (sec II), primo vescovo di Classe-Ravenna (Italia), evangelizzatore della Emilia Romagna e martire.

- 20/7: S. Frumenzio (+380 ca.), fondatore della Chiesa in Etiopia, primo vescovo di Axum; fu ordinato da S. Atanasio.

- 21/7: S. Lorenzo da Brindisi (1559-1619), cappuccino, percorse molte regioni d’Europa predicando il Vangelo e realizzando missioni di riconciliazione. È dottore della Chiesa.

-  21/7: S. Alberico Crescitelli (1863+1900), sacerdote italiano del PIME, missionario e martire in Cina, ucciso in modo atroce nella rivolta dei boxers.

- 21/7: Memoria di Albert Lutuli (1898-1967), maestro sudafricano, politico e predicatore religioso, lider della nonviolenza, attivista contro il sistema dell’apartheid sudafricano. Ricevette il Premio Nobel della Pace (1960) e il Premio per i Diritti Umani dall’ONU, a titolo postumo (1968). 

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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