Un capitolo importante di metodologia missionaria comincia con le parole di Gesù (Vangelo): «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (v. 31). Parole che fanno parte della missione che Gesù affida ai discepoli di allora e di oggi. Anche in questo invito Gesù si rivela maestro saggio, concreto e umano. Chiunque abbia fatto l’esperienza personale di viaggi missionari capisce questi vari tipi di fatiche, fisiche e apostoliche.

Una pagina di metodologia missionaria

Geremia 23,1-6; Salmo 22; Efesini 2,13-18; Marco 6,30-34

Riflessioni
Un capitolo importante di metodologia missionaria comincia con le parole di Gesù (Vangelo): «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (v. 31). Parole che fanno parte della missione che Gesù affida ai discepoli di allora e di oggi. Anche in questo invito Gesù si rivela maestro saggio, concreto e umano. Aveva mandato i discepoli (vedi il Vangelo di domenica scorsa) a due a due, privi di mezzi materiali, fra gente sconosciuta, per una attività nuova nello stile ed esigente nei contenuti (annuncio del Regno, messaggio delle Beatitudini), con la prospettiva di essere rifiutati… senza contare poi la fatica fisica dei viaggi. Chiunque abbia fatto l’esperienza personale di viaggi missionari capisce questi vari tipi di fatiche, fisiche e apostoliche. Lo stress, a volte fino all’esaurimento, accompagna spesso la vita del missionario.

L’invito di Gesù a staccare la spina, a ritirarsi in disparte, è una misura di saggezza e di metodo. Mantenere un ritmo di riposo e di recupero delle forze fisiche e spirituali, prendere distanza dalle attività per darsi un tempo di riflessione e di valutazione, sono meccanismi scontati per ricaricare le batterie. Ma nella sua metodologia missionaria Gesù va oltre: Egli stesso crea uno spazio perché i discepoli raccontino la missione, con quello che hanno fatto e insegnato (v. 30). Raccontare la missione, renderne conto a Gesù e ai compagni di squadra, parlarne assieme, confrontarsi con altri, consolarsi e sostenersi nelle difficoltà, rivedere metodi e strategie, discernere insieme… sono passi di uno stile missionario vincente. Gesù è il primo che vuole essere coinvolto in questo processo di revisione: è Lui che chiede tempo per questo e ci tiene ad essere presente, ascoltare, orientare… Anche oggi, ogni valutazione, perché sia efficace, dovrà farsi sempre alla luce della Parola di Dio, davanti al Tabernacolo, in seno a una comunità di fratelli e sorelle, contemplando il creato, come ci insegna Papa Francesco. (*) Questo vale per la missione, come, del resto, per tutte le attività di sviluppo umano integrale, che sono parte della missione.

Gesù mantiene l’invito a ritirarsi “in disparte” (v. 31.32), dato che “non avevano neanche il tempo di mangiare” (v. 31), ma, al tempo stesso, non è inflessibile e dà prova di disponibilità davanti alle emergenze. Non si ritira di fronte a un nuovo assedio della folla, anzi rinuncia alla sua quiete, ha compassione di loro e si mette nuovamente a insegnare molte cose. Gesù prova una commozione profonda per la gente, “perché erano come pecore che non hanno pastore” (v. 34). Le guide politiche e religiose hanno abbandonato il popolo a se stesso e perseguono altri interessi. Era già avvenuto nel Primo Testamento, come denunciavano i profeti Ezechiele, Geremia (I lettura) e altri: “Guai ai pastori… Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate” (v. 1-2). Perciò il Signore si impegna in prima persona: “Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni… Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare” (v. 3-4). Il Pastore Buono è Gesù, che dà la vita per le pecore, abbatte i muri di separazione, raduna i figli che erano dispersi, riunisce vicini e lontani in un solo corpo, riconcilia e fa la pace fra tutti, a prezzo del suo sangue, per mezzo della croce (II lettura).

Così Gesù diventa la vera guida del nuovo popolo di Dio, il modello dei pastori (1Pt 5,1-3). Questo vale per la Chiesa e per la società. Chiunque ha un compito di guida, a qualunque titolo e livello, può imparare da Cristo. A Lui si ispira, emblematicamente, anche la seguente riflessione sul capo scout e la sua influenza-contagio sul gruppo: “Ricorda, capo scout, se tu rallenti, essi si arrestano; / se tu cedi, essi indietreggiano; / se tu ti siedi, essi si sdraiano; / se tu dubiti, essi disperano; / se tu critichi, essi demoliscono. / Se tu cammini avanti, essi ti supereranno; / se tu dài la tua mano, essi daranno la loro pelle; / se tu preghi, essi saranno santi”. È la metodologia di Cristo e dei migliori pedagoghi!

Parola del Papa

(*)  « ‘Percepire ogni creatura che canta l’inno della sua esistenza è vivere con gioia nell’amore di Dio e nella speranza’. Questa contemplazione del creato ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare, perché ‘per il credente contemplare il creato è anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa’. Possiamo dire che ‘accanto alla rivelazione propriamente detta contenuta nelle Sacre Scritture c’è, quindi, una manifestazione divina nello sfolgorare del sole e nel calare della notte’».
Papa Francesco
Enciclica Laudato si’ (2015) n. 85

Sui passi dei Missionari

- 22/7: S. Maria Maddalena: sanata da Gesù, lo seguì fino al Calvario; fu la prima a vederlo Risorto e ad annunciarlo agli Apostoli.

- 22/7: B. Maria Inés Teresa Arias Espinosa (1904-1981), messicana, fondatrice delle Missionarie Clarisse del SS. Sacramento e  dei Missionari di Cristo per la Chiesa universale, istituti per l’evangelizzazione ad gentes.

- 23/7: S. Brigida di Svezia (1302-1373), madre di famiglia, poi religiosa, mistica e fondatrice, pellegrina in vari santuari. È compatrona d’Europa.

- 23/7: B. Margherita Maria López de Maturana (1884-1934), religiosa spagnola, fondatrice dell’istituto delle Mercedarie Missionarie di Bérriz.

- 23/7: B. Basilio Hopko (1904-1976), martire, vescovo ausiliare greco-cattolico di Presov (Slovacchia); fu incarcerato (1950-1964) e torturato dal regime comunista.

- 24/7: S. Sarbel (Giuseppe) Makhluf (1828-1898), monaco maronita del Libano, poi eremita dedito alla preghiera e ad austere privazioni.

- 24/7: Servo di Dio Ezechiele Ramin, comboniano italiano, ucciso a 32 anni (+1985) nel rancho Catuva (Rondonia -Mato Grosso), dopo aver portato a termine con successo una missione di pace tra un gruppo di contadini che reclamavano le loro terre. È in corso la sua causa come ‘martire’.

- 25/7: S. Giacomo, apostolo, figlio di Zebedeo, fratello di Giovanni; fu il primo martire (anni 42-44) tra gli apostoli, ucciso a Gerusalemme da Erode Agrippa (Atti 12,1-2 ). È patrono della Spagna.

-25/7: Bb. Rodolfo Acquaviva, italiano, e altri 4 compagni gesuiti, martirizzati (+1583) a Salsette, vicino a Goa (India).

- 26/7: Ss. Gioacchino ed Anna, genitori di Maria di Nazaret e nonni di Gesù, patroni dei nonni e degli anziani.

- 26/7: B. Andrea di Phu Yen (1625-1644), catechista zelante, protomartire della Cocincina  (Vietnam del sud); fu discepolo del gesuita francese Alessandro de Rhodes (+ 1660), uno fra i più conosciuti evangelizzatori del Vietnam e di altri territori nel sudest asiatico.

- 26/7: Ss. Bartolomea Capitanio (+1833) e Vincenza Gerosa (+1847), italiane, fondatrici delle Suore di Carità di Maria Bambina.

- 26/7: S. Giorgio Preca (La Valletta, Malta, 1880-1962), sacerdote dedito alla catechesi per i ragazzi, fondatore della Società della Dottrina Cristiana.

- 26/7: B. Tito Brandsma (1881-1942), carmelitano olandese, intrepido difensore della Chiesa e della dignità umana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau (Germania).

- 27/7: S. Clemente di Ochrida (odierna Macedonia, ca. 840-916), evangelizzatore della Bulgaria. Insieme a lui si commemorano altri 4 santi vescovi: Gorazdo, Nahum, Saba, Angelario, apostoli della Bulgaria, che continuarono l’opera evangelizzatrice e culturale dei Ss. Cirillo e Metodio.

- 28/7: S. Alfonsa dell’Immacolata Concezione (Anna) Muttathupadathu (1910-1946), nata nel Kerala (India), religiosa delle Clarisse Malabaresi. È la prima santa dell’India (2008).

- 28/7: B. Stanley Francis Rother (1935-1981), martire, missionario di Oklahoma City, che lavorò  per 13 anni fra gli indigeni in Guatemala, dove creò anche un’azienda cooperativa e altre opere di promozione umana. È il primo martire riconosciuto, nato negli USA.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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