Sabato 1 settembre 2018
Sebbene non sia corretto giudicare la cultura moderna «sulla base di criteri scorretti», occorre sottolineare che «la catastrofe dell’ambiente naturale nella nostra epoca si accompagna alla presunzione dell’uomo di fronte alla natura e alla propria relazione dominatrice verso di essa, come anche al modello eudemonistico dell’ “avere bisogno di tutto”, come atteggiamento generico di vita». È quanto scrive il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo (nella foto con papa Francesco) nel messaggio diffuso in occasione della Giornata mondiale del creato del 1° settembre.

«Quanto sbagliato — scrive Bartolomeo — è il credere che nel passato tutto fosse migliore, tanto è assurdo chiudere gli occhi davanti a quanto succede oggi. Il futuro non appartiene all’uomo che ricerca incessantemente piaceri artificiali e nuove soddisfazioni, che vive per il proprio io e ignora il prossimo, all’uomo dello spreco provocante, né all’ingiusto e allo sfruttatore dei deboli. Il futuro appartiene alla giustizia e all’a m o re , alla civiltà che partecipa alla solidarietà e al rispetto della integrità della creazione».

Per il patriarca ecumenico «tale ethos e tale civiltà si conservano nella tradizione divino-umana dell’Ortodossia. Nella vita sacramentale e liturgica della Chiesa vive e si manifesta l’autenticità eucaristica, il significato e l’uso della creazione. Questa relazione col mondo è incompatibile con ogni specie d’i n t ro versione e disinteresse per il creato, con ogni forma di dualismo dello spirito e della materia e di svilimento della realtà terrena. Al contrario, l’esperienza eucaristica sensibilizza e mobilita il fedele a una azione d’amore per l’ecologia nel mondo». Bartolomeo ricorda come si siano «già compiuti ventinove anni dalla istituzione, da parte della Santa e Grande Chiesa di Cristo, della festa della Indizione come “Giorno di protezione dell’ambiente”. Durante tutto questo periodo il Patriarcato ecumenico è stato ispiratore e protagonista di molteplici azioni, le quali hanno portato ricchi frutti e hanno messo in risalto il potenziale spirituale ecologico della nostra tradizione ortodossa».

Le iniziative ecologiche del Patriarcato ecumenico — si legge ancora — «hanno costituito un’esca per la teologia, per far risaltare i principi ecologici della antropologia e della cosmologia cristiane e per presentare la verità che nessun ideale nel cammino dell’umanità nella storia ha valore se non comprende anche la speranza di un mondo che funzioni come “casa” reale dell’uomo, in un’epoca durante la quale la minaccia continuamente in aumento verso l’ambiente naturale ha in gestazione una catastrofe ecologica mondiale. Questa evoluzione — continua il patriarca — è la conseguenza di una scelta specifica di un modo di sviluppo economico, tecnologico e sociale, che non rispetta né il valore della persona umana, né la sacralità della natura. È impossibile interessarsi realmente della persona umana e allo stesso tempo distruggere l’ambiente naturale, la base della vita, in sostanza cioè minare il futuro dell’umanità».

In questo spirito, «ogni forma di abuso e di distruzione del creato e di un suo cambiamento in un oggetto da sfruttare, costituisce una distorsione dello spirito dell’Annuncio cristiano. Non è per niente casuale che la Chiesa Ortodossa sia stata definita come la “forma ecologica” del cristianesimo, in quanto è la Chiesa che ha conservato la Divina Eucarestia come nucleo della propria vita».

Di conseguenza, «l’attività ecologica del Patriarcato Ecumenico non si è sviluppata semplicemente come una reazione all’attuale crisi ecologica senza precedenti, non è stata prodotta da questa, ma costituisce un’espressione della vita della Chiesa, estensione dell’ethos eucaristico nella relazione del fedele con la natura. Questa coscienza ecologica innata della Chiesa si è manifestata con coraggio e con sagacia in vista delle attuali minacce verso l’ambiente naturale. La vita della Chiesa Ortodossa è una ecologia vissuta, un rispetto reale e indistruttibile del creato. La Chiesa è un atto di comunione, vittoria sul peccato e sulla morte, sull’autoreferenza e sull’individualismo, dai quali ne deriva la distruzione dell’ambiente. Il fedele ortodosso non può rimanere impassibile davanti alla crisi ecologica. La cura e la premura per il creato sono una conseguenza e una manifestazione della fede e del suo ethos eucaristico».

È chiaro che per contribuire in modo efficace ad affrontare i problemi ecologici, la Chiesa deve conoscerli e studiarli: «Tutti sappiamo che la più grande minaccia per l’ambiente e per la umanità è oggi il cambiamento climatico e le sue conseguenze distruttive per la vita stessa sulla terra».

Per osservare il Tempo del Creato e alla vigilia della Preghiera ecumenica di Assisi intitolata “Camminando insieme verso la Cop24” la Conferenza delle Chiese Europee (Kek) e il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) chiedono ai cristiani e alle loro comunità di pregare e di prendersi cura del creato. Le due organizzazioni hanno pubblicato un video congiunto con i messaggi del presidente della Kek, il rev. Christian Krieger, pastore della Chiesa protestante riformata di Alsazia e Lorena, e del presidente del Ccee, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova.

Secondo Krieger, «il tempo del creato è per la famiglia cristiana, al di là di ogni denominazione, un’opportunità per celebrare insieme Dio come Creatore». Secondo il cardinale Bagnasco, «l’ecologia ambientale richiede una ecologia integrale, vale a dire anche di una ecologia umana, il rispetto della dignità di ogni persona umana, della vita e con tutto ciò che consegue, la vita fin dall’inizio del concepimento e fino alla morte naturale, fanno parte appunto di questo impegno di ecologia integrale».
[L’Osservatore Romano, sabato 1 settembre 2018, p. 7]