XXIX Domenica del Tempo Ordinario – (B): L’autorità del cristiano si fonda sul servizio

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Prosegue, anche questa domenica, l’istruzione dei discepoli lungo la via che Gesù percorre dirigendosi verso Gerusalemme. Infatti, dopo il terzo annuncio sul destino del “Figlio dell’uomo”, che sarà consegnato ai capi della capitale per essere condannato a morte, l’evangelista Marco riporta la reazione dei discepoli.

L’autorità del cristiano si fonda sul servizio

Is 53,2.3.10-11; Salmo 32; Eb 4,14-16; Mc 10,35-45

Prosegue, anche questa domenica, l’istruzione dei discepoli lungo la via che Gesù percorre dirigendosi verso Gerusalemme. Infatti, dopo il terzo annuncio sul destino del “Figlio dell’uomo”, che sarà consegnato ai capi della capitale per essere condannato a morte, l’evangelista Marco riporta la reazione dei discepoli. Purtroppo essi restano, ancora una volta, estranei alla prospettiva di Gesù che va a morire, e lo seguono sempre pronti a litigare per i primi posti. Di questo arrivismo o carrierismo si fanno interpreti i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, che si avvicinano a Gesù e gli dicono: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo... concedici sedere nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. “Voi non sapete ciò che domandate”, risponde Gesù; poi ripropone la sequela sulla via della morte di croce facendo ricorso a due immagini, quella del calice e quella del battesimo: “il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete”. E’ una velata allusione al martirio dei due fratelli. Per quanto riguarda la partecipazione alla sua gloria, essa dipende della libera disposizione di Dio e della sua sovrana azione. I discepoli sono quindi chiamati a seguirlo nella fedeltà, anche a costo della vita, sapendo che il loro destino è nelle mani di Dio.

Bisogna inoltre tener presenti, nella preghiera, queste parole di Gesù: “Non sapete che cosa chiedete”. Troppe volte vogliamo imporre le cose a Dio. Deve essere il contrario. Dobbiamo lasciare a Dio la possibilità di farci conoscere il suo disegno. C’è da fidarsi di ciò che ci dà il Signore, più che di quello che possiamo pretendere noi da Lui. La sua proposta è sempre molto più vantaggiosa delle nostre domande. Quindi abbiamo tutto da guadagnare quando Dio non ci concede ciò che vogliamo che Egli faccia per noi. La vera preghiera non è “ vogliamo che faccia per noi quanto ti chiederemo”, ma “vogliamo fare quanto tu ci chiederai”. In altre parole, il discepolo di Cristo è chiamato ad operare nel presente, lasciando che Dio programmi liberamente il futuro.

Per fondare e motivare i nuovi rapporti tra i discepoli, Gesù non esita a offrire se stesso quale ideale cui riferirsi: “Il Figlio dell’ uomo, infatti, non è venuto per farsi servire ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. Questo comportamento del Maestro appare normativo per i discepoli. Gesù non soltanto abolisce i gradi ed esorta all’umiltà, ma anche intende cambiare mentalità e sradicare completamente l’istinto del dominio dell’uomo su un altro uomo. Non presenta un progetto di, comunità-senza-autorità, ma di comunità-senza-potere. L’autorità non è caratterizzata dalla possibilità di comando ma dalla realtà del servizio.

La strada della croce non è “soffrire” ma è, anzitutto, “servire”. Il “dare la vita” rappresenta dunque il punto più alto, l’aspetto essenziale raggiunto dal servizio del Cristo in favore degli uomini. Così, non solo la sua vita, ma anche la sua morte è “servizio” a vantaggio degli uomini. Gesù che annuncia il Regno lo attua proprio nella dimensione del “servizio”. E Dio regna là dove un uomo decide di porsi in stato di servizio.
Don Joseph Ndoum

Giornata Missionaria Mondiale 2018

“Insieme ai giovani, portiamo il Vangelo a tutti”

Preghiamo perchè l'annuncio missionario dell'amore Misericordioso del Padre, del Figlio e dello Spirito possa raggiungere ognipersona. Chiediamo allo Spirito Santo di farci prendere coscienza che il più grande dono che abbiamo ricevuto è di aver conosciuto Gesù e in Lui aver trovato il senso della vita.A suo tempo gli Apostoli hanno incontrato Gesù, il Maestro che donando la sua vita per amore ha dato loro la risposta fondamentale sul senso della vita. Si sono innamorati di Cristo e questo li ha spinti a farlo conoscere ad altre persone facendole innamorare a loro volta e così l'amore di Cristo è giunto fino a noi.Si è così compiuta in pienezza la promessa di Gesù: “Io sono la luce del mondo. Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Di testimone in testimone questa luce è giunta fino a noi. Per non spegnere questa luce la missione di ogni cristiano è quella di annunciare Cristo alla società di oggi non solo con le parole ma soprattutto con la vita. Oggi tocca a te, tocca a me annunciare: è la missione di tutti coloro che, immersi nell'amore di Cristo per mezzo del Battesimo, sentono di poter dire con san Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.Ognuno di noi ha l'onore e il dovere di annunciarlo in famiglia, nell'ambiente di lavoro, con semplicità. Aiutare le persone che vivono con noi a ritrovare in Gesù l'orientamento della loro vita; a ritrovare la speranza perchè questa nostra esistenza terrena è un cammino dove Gesù è al nostro fianco, lo Spirito vive dentro di noi e ci sta accompagnando fino all'incontro con il Padre per un amore che non finirà più.
F. Colombo