I Domenica di Avvento (C): Viene il Signore della giustizia

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Comincia un nuovo anno della Chiesa (Anno liturgico C). Il colore viola dei paramenti indica che entriamo in un tempo di attesa e di preparazione. Infatti, per quattro settimane, nel raccoglimento e nella conversione interiore, ci prepareremo all'incontro col Signore che viene a Natale.

Una luce nella notte dei nostri dubbi

Ger 33,14-16; Salmo 24; 1 Tes 3,12-4,2; Lc 21,25-28.34-36

Comincia un nuovo anno della Chiesa (Anno liturgico C). Il colore viola dei paramenti indica che entriamo in un tempo di attesa e di preparazione. Infatti, per quattro settimane, nel raccoglimento e nella conversione interiore, ci prepareremo all'incontro col Signore che viene a Natale. Attenzione! L'Avvento e il Natale costituiscono “un” tempo: certo, ricco di celebrazioni, ma molto breve. Appena incomincia è già finito! Il suo significato più profondo corre quindi il rischio di non essere compreso adeguatamente e di toccare solo la superficie della nostra vita.

L'esperienza dell'attesa presuppone una venuta, un arrivo, qualcuno che viene e si fa incontrare. In questo senso l'attesa risulta un andare incontro, un tenersi pronti e vigilanti, un dinamismo e un’ansia gioiosa. I testi di questa prima domenica ruotano allora attorno ad un annuncio relativo a questa attesa: «La vostra liberazione è vicina»; da qui sgorgano due esortazioni: «levate il capo» e «vegliate e pregate perché abbiate la forza». L'attesa è dunque orientata verso un evento decisivo, l'arrivo di Qualcuno, di un personaggio importante: è la venuta del Figlio dell'uomo, nel silenzio e nell’’umiltà.

Questo Figlio è Gesù, Signore del mondo e giudice della storia, il "germoglio di giustizia" di cui parla Geremia nella prima lettura, che vuole recare frutti anche ai nostri giorni. Il paradosso di questa attesa sta nel fatto che l'arrivo di «colui che deve venire» pur avendo già avuto luogo nel passato, ci viene tuttavia presentato dalla liturgia in proiezione futura. Come per dire che, da parte nostra, l'evento deve ancora essere vissuto e il Cristo attende ancora di essere accolto.

Certo egli è già venuto, ma siamo noi ad aprirci oggi a questa realtà; accettando oggi un cambiamento radicale di mentalità, un mutamento radicale delle cose, accogliendo cioè oggi il progetto di totale trasformazione del Padre, progetto che si chiama «Regno di Dio» e che misteriosamente è già presente in mezzo a noi. L'Avvento fa intravedere anche la prospettiva della giustizia finale, l'incontro col Cristo giudice. Ed è anche a questo giorno che dobbiamo guardare, è questa l’’ora che dobbiamo attendere.

In ogni caso questi due avvenimenti sono da vedere, senza paura, nell'unica prospettiva dell’evento salvifico unico, in cui Cristo appare come il Liberatore. La salvezza è anche fatica e sofferenza di Cristo per amore nostro: nel cercarci, Cristo si è affaticato, morendo infine sulla croce. Tanti sforzi non possono essere vani. Andiamogli incontro! A pensarci bene, non siamo soli a vivere l'avvento, l'attesa. Questo è tempo di attesa paziente anche da parte di Dio.
Don Joseph Ndoum

L’anno liturgico (C)

Comincia con questa prima domenica di Avvento un nuovo “Anno liturgico”, cioè anno in cui si celebra e si rende presente il mistero di Cristo. La chiesa, infatti, celebra nel corso dell’anno l’intero mistero di Cristo: dall’incarnazione alla pentecoste e all’attesa del ritorno del signore. In questa organizzazione cristiana del tempo, non si tratta esclusivamente di una retrospettiva su una salvezza accaduta nel passato; al contrario, il cristiano, redento nel battesimo, cerca costantemente di consolidare la propria salvezza; cerca di rendere presenti, attuali, efficaci ed operanti le grazie della salvezza recata da Cristo.

Inoltre, le celebrazioni dell’anno liturgico guardano anche al futuro; cioè esse hanno una componente escatologica, in quanto attendono il ritorno del Signore per il definitivo compimento della salvezza. La tensione tra presenza del Signore e attesa della sua venuta accompagna quindi la storia dei credenti in Gesù Cristo e caratterizza la nostra spiritualità.

La nostra fede cristiana si realizza e si concretizza allora nell’anno liturgico che fonda e costruisce la vita cristiana. Quando la liturgia viene celebrata, Gesù Cristo, quale Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, si unisce all’assemblea celebrante in una azione comunitaria che ha per scopo la salvezza dei fedeli e la glorificazione del Padre celeste.
Comboninsieme

I Domenica di Avvento (C) 
Lectio
Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.35-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

Alzate il capo e contemplate

Inizia con questa domenica il tempo di Avvento, il tempo in cui rinnoviamo la nostra attesa, ma anche ridestiamo e affiniamo i nostri sensi per cogliere i segni della venuta e della presenza del Signore. La speranza del ritorno del Signore determina l’essere del cristiano e della chiesa, fa stare in un certo modo nella storia e nello spazio. L’avvento ci mette in cammino e dobbiamo alleggerirci di ciò che è d’intralcio in questa corsa. Si tratta di ridestarsi da uno stato di dissipazione e distrazione per ritrovare l’orientamento verso il Signore che viene.

A questo movimento interiore è chiamata anche tutta la comunità cristiana a ritrovare una unificazione: la comunità ritrova unità e orientamento nel convertirsi insieme verso il Signore che viene, non altrove. Il tempo liturgico dell’avvento però non ha una connotazione penitenziale come la quaresima, ma la gioia è la sua colorazione, la sua nota dominante. Il felice annuncio della venuta del Signore suscita una vigile corsa nella comunità cristiana e nella vita del discepolo.

“…risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.

Il cristiano nel giorno del giudizio è rappresentato non prostrato a terra, in adorazione del sovrano che torna avvolto di gloria e splendore, né schiacciato da insicurezza e paura dinanzi al padrone di casa. È uno eretto, nella postura dell’umano liberato e libero che guarda Gesù negli occhi, da fratello, amico, senza paura. Una posizione eretta. Questa immagine dello stare in piedi parla di una liberazione dalle schiavitù che ci fanno stare col capo chinato per entrare in una relazione ben precisa con chi ci vuole guardare negli occhi.

All’interno della relazione di fede in Gesù, della sequela dietro lui, il cristiano è chiamato a crescere nella propria soggettività umana, nel dare forma umana al suo essere uomo, vivendo da persona che “sta in piedi”, risorta e responsabile della vita che gli è data. L’attesa di Colui che viene è l’apprendistato e l’esperienza di questa libertà. Il cristiano dopo una lunga vigilia nella preghiera può accogliere in piedi e a testa alta il Figlio dell’uomo la cui venuta segna la fine di tutte le prove che avrà dovuto patire. La condotta del cristiano non è ispirata dalla paura ma dalla speranza che sa cogliere una parola, una relazione di salvezza dentro ai drammi della vita.

Si parla di raddrizzarsi, di alzare il capo e di stare in piedi; si dice di fare attenzione a sé, di non dormire, di pregare. La finalità dello stare attenti a sé è la resistenza allo stordimento interiore e alla perdita di consapevolezza del tempo che si vive, quindi la lotta contro la dissipazione, distrazione, frammentazione; il non dormire mediante la preghiera ha come finalità di sfuggire a quel che sta per accadere, il che non vuol dire restare al di fuori degli sconvolgimenti storici e cosmici, ma sottrarsi alla perdita d’orientamento che non ci permette di ritrovare il Signore che regna sul nostro oggi sul nostro futuro.

“State attenti a voi stessi”.

Il movimento di “attenzione verso di sé” chiede da un lato di imparare ad ascoltare, quella che Francesco e Chiara chiamano, la “divina ispirazione”; dall’altro lato chiede di imparare a discernere ciò che nel cuore si oppone alla Scrittura, al Vangelo. Così il movimento di rivolgersi a sé, per vedere cosa c’è in noi, è finalizzato al movimento di rivolgersi a Dio che parla perché l’ascolto richiede la consapevolezza di sé. Questo è il primo movimento per tornare a essere responsabili della propria vita. È la premessa perché io decida di fare qualcosa di me sapendo che l’unico potere che ho è quello su me stesso.

C’è un lavoro da fare dentro di noi per risvegliare l’attesa del Signore che viene, impedendo che i cuori si appesantiscano. La dissipazione serve per rimanere tranquilli nella falsità: presi da mille cose non si vede più la realtà nella sua verità anche di pericolo. C’è un affanno nella vita che distoglie il credente dal far maturare, crescere in sé il seme della Parola. Il cuore appesantito è un cuore incapace di ascolto della Parola e dell’altro, dunque di accogliere in sé la voce e il dolore dell’altro e il Vangelo del Signore perché è troppo pieno di sé.

“Vigilate in ogni momento pregando”

La vigilanza si lega alla preghiera come modalità per abitare il tempo nell’attesa, come modalità per riscattare il tempo dalla sua insensatezza. La vigilanza nella preghiera è lotta, esercizio di lucidità su di sé e sulla storia contro la tentazione dell’intontimento e dell’istupidimento, come azione del pensare la propria esistenza con i pensieri di Dio in Cristo. La lucidità su di sé va vissuta nel contempo imparando a guardare sé e gli altri con lo sguardo del Padre in Gesù.

Vivendo alla presenza del Signore nell’oggi, sapendo che in ogni momento ci viene incontro, ci prepariamo a incontrarlo alla sua venuta. Il cammino di alleggerimento richiesto da una vigile corsa richiede allora di restaurare uno spazio vuoto in ciascuno di noi e nella comunità da tutte quelle realtà che lo occupano in maniera abusiva e ci distraggono dall’essenziale, perché ci sia un vuoto in cui può risuonare e farci suoi il Signore che viene.

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