II Domenica Avvento – Anno C: La Chiesa missionaria grida oggi nel deserto del mondo

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L’evangelista Luca esordisce alla grande, da storico attento ai fatti (Vangelo): inquadra l’apparizione pubblica di Giovanni il Battezzatore e di Gesù di Nazareth nel contesto storico-geografico del tempo. Con sobrietà e precisione, cita ben sette personaggi contemporanei dell’avvenimento (v. 1-2). Anche qui il numero sette ha un significato simbolico: indica la totalità. Menzionando le sette persone e le loro funzioni, Luca vuole indicare che tutta la storia  -pagana e giudaica, profana e sacra-  è coinvolta negli avvenimenti che sta per narrare. Sono fatti che riguardano tutta la famiglia umana con le sue istituzioni e strutture religiose e civili. Luca vuole sottolineare che il Dio di Gesù è il Dio della storia. È il Dio che si prende cura dell’umanità.

La Chiesa missionaria grida oggi nel deserto del mondo

Salmo  125; Filippesi  1,4-6.8-11; Luca  3,1-6

Riflessioni
L’evangelista Luca esordisce alla grande, da storico attento ai fatti (Vangelo): inquadra l’apparizione pubblica di Giovanni il Battezzatore e di Gesù di Nazareth nel contesto storico-geografico del tempo. Con sobrietà e precisione, cita ben sette personaggi contemporanei dell’avvenimento (v. 1-2). Anche qui il numero sette ha un significato simbolico: indica la totalità. Menzionando le sette persone e le loro funzioni, Luca vuole indicare che tutta la storia  -pagana e giudaica, profana e sacra-  è coinvolta negli avvenimenti che sta per narrare. Sono fatti che riguardano tutta la famiglia umana con le sue istituzioni e strutture religiose e civili. Luca vuole sottolineare che il Dio di Gesù è il Dio della storia. È il Dio che si prende cura dell’umanità.

L’avvenimento è che “la Parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto” (v. 2), sulle sponde del fiume Giordano, con un messaggio di “conversione per il perdono dei peccati” (v. 3). Luca, con i documenti alla mano, vuole assicurare i suoi lettori che la salvezza di Dio si realizza in un tempo, in un luogo, con un programma ben definiti. Si conferma qui l’intenzione dell’evangelista, già espressa nel suo prologo: fare “ricerche accurate”, per un “resoconto ordinato”, affinché il lettore “possa rendersi conto della solidità degli insegnamenti” (Lc 1,3-4). Il Vangelo di Gesù è fondato su fatti sicuri, trasmessi da testimoni oculari e credibili; non c’è spazio per invenzioni umane, o proiezioni ideologiche.

La salvezza di Dio si realizza dentro la storia umana, non al di fuori di essa; non si sovrappone alla storia, ma vi si inserisce, anche se la trascende. Come il sale. Con la forza del seme e del lievito. Come un fermento di vita nuova. È esattamente ciò che ha fatto Gesù e ciò che siamo chiamati a fare i cristiani nel mondo (vedi la Lettera a Diogneto). Giovanni Battista lo preannuncia con le parole dei profeti Isaia e Baruc (I lettura), che prendono corpo in quel preciso contesto geografico. Giovanni predica nel deserto, luogo biblico, più che geografico; luogo e tempo di forti esperienze spirituali (vocazione e alleanza, tentazioni e fedeltà...), che il popolo eletto deve rivivere continuamente. Il Battista predica sulle sponde del Giordano: il fiume che bisogna attraversare (rito del Battesimo) con un cambio di mentalità e di vita (conversione), per entrare nella terra promessa. Percorrendo non più cammini scabrosi e tortuosi (simboli biblici di superbia, arroganza, sopraffazione, ingiustizie...), ma un cammino di conversione interiore, spianato e diritto (v. 4-5). Paolo offre un’ulteriore descrizione della vita nuova in Cristo (II lettura): ricolma di carità, integrità morale, impegno nella diffusione del Vangelo (v. 5.9).

L’Avvento ci offre l’opportunità di comprendere che il “Dio che viene” è il Dio che spesso si rivela a noi nel silenzio, nel deserto. Che non sono realtà vuote da riempire con cose, suoni e parole. Il silenzio ci mette in condizione di ascoltare, che è un nuovo modo di comunicare. “Abbiamo bisogno di un po’ di deserto, per imparare a fare silenzio, ascoltare, ri-pensare tutto quello che facciamo, diciamo, ascoltiamo ogni giorno. In queste settimane la Parola di Dio ci offre anche un piccolo alfabeto della speranza. Virtù che si conquista nella vita, nel ‘deserto della quotidianità’. Spesso la speranza si fa parola, gesto, sorriso; così si manifesta Dio. Anche oggi Dio sceglie la via della periferia: entra nel mondo là dove c’è qualcuno che non conta nulla, là dove c’è qualcuno che soffre” (don Roberto Vinco, Verona).

La salvezza di Dio è per tutti, insiste il Battista, citando Isaia: “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!” (v. 6). Ogni uomo, ogni carne, cioè ogni persona nella sua debolezza e fragilità avrà la salvezza da Dio. Una salvezza che Dio offre a tutte le persone, senza esclusioni. Una salvezza che l’uomo non può produrre da se stesso, ma che gli viene da fuori: solo da Dio!. Lo scrittore russo Alessandro Soljenitsyn descrive così l’incapacità radicale dell’uomo riguardo alla propria salvezza: “Se qualcuno sta affondando in uno stagno, non si salva tirandosi in su per i capelli”. Occorre una mano da fuori: la mano di Dio; e la mano degli amici di Dio! Il tempo di Avvento, tempo dell’attesa dell’umanità, ci invita a pensare e operare per i numerosi popoli che ancora non conoscono il Salvatore che viene.

La mano amica di Dio si rivela in modo patente nella presenza materna di Maria Immacolata (8/12), così vicina a Dio e alla famiglia umana; come pure si manifesta nel titolo di Madonna di Guadalupe (vedi il calendario 12/12). Dio si manifesta anche nella mano amica di persone dal cuore buono, cristiani e non, mano tesa ad aiutare chiunque è nel bisogno materiale o spirituale. Oggi, erede di Giovanni Battista è la Chiesa missionaria, che grida nel deserto del mondo: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” (v. 4). Annunciare Cristo è compito permanente dei cristiani, perché Cristo e il suo Vangelo è il tesoro più prezioso dei cristiani; un bene da condividere con tutta la famiglia umana, come ripete Papa Francesco. (*)  Perché questa Buona Novella non è soltanto una parola, ma è anzitutto una Persona, Cristo stesso, risorto, vivo! Lui che ti cambia la vita, dandotene il senso pieno, vero e gioioso. In Avvento si usa spesso la parola  maranatha, che in lingua  aramaica significa: vieni, Signore. Anche così si salutavano i primi cristiani. Un bel saluto anche per noi.

Parola del Papa

(*)  “Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene (Rm 10,15)! È per noi un invito a rendere grazie per il dono della fede che abbiamo ricevuto da questi messaggeri che ce l’hanno trasmessa… La missione ha bisogno di nuovi messaggeri, ancora più numerosi, ancora più generosi, ancora più gioiosi, ancora più santi. E tutti noi siamo chiamati ad essere, ciascuno, questo messaggero che il nostro fratello, di qualsiasi etnia, religione, cultura, aspetta, spesso senza saperlo. Infatti, come, questo fratello, potrà credere in Cristo - si domanda san Paolo - se la Parola non è ascoltata né proclamata?”
Papa Francesco
Omelia a Bangui (Repubblica Centrafricana), 30 novembre 2015

Sui passi dei Missionari

- 9/12: S. Juan Diego Cuauhtlatoatzin (+1548), indigeno del Messico, al quale apparve la Madonna detta di Guadalupe (1531) sulla collina del Tepeyac (vedi 12/12).

- 9/12: Giornata Internazionale contro la Corruzione (stabilita dall’ONU).

- 10/12: Memoria di Thomas Merton (Francia 1915-1968 Tailandia), monaco trappista nel Kentucky (USA), mistico e scrittore fecondo, maestro di spiritualità moderna e dialogo.

- 10/12: Giornata Mondiale dei Diritti Umani (ONU, 1948).

- 12/12: Festa di Nostra Signora di Guadalupe, apparsa sul colle del Tepeyac in Messico (1531) all’indigena San Juan Diego, con un messaggio di speranza, agli inizi della colonizzazione ed evangelizzazione dell’America: “Non temere. Non sono qua io che sono tua madre?”

- 14/12: S. Giovanni della Croce (1542-1591), sacerdote carmelitano spagnolo, mistico e dottore della Chiesa, riformatore dell’Ordine Carmelitano assieme a S. Teresa d’Avila.

- 14/12: S. Nimatullah Youssef Kassab Al-Hardini (1808-1858), sacerdote maronita libanese, uomo ascetico, dedito allo studio e all’attività pastorale.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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