Lunedì 10 dicimebre 20118
Il 10 dicembre 2018 celebriamo il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. In Brasile, questa è anche una buona occasione per ricordare i 30 anni della Costituzione federale, la più democratica che il Brasile abbia mai scritto, promulgata il 5 ottobre 1988 e conosciuta come la "Costituzione della cittadinanza".

I 70 ANNI
DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI:
CELEBRAZIONE E NUOVE SFIDE

Il 10 dicembre 2018 celebriamo il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. In Brasile, questa è anche una buona occasione per ricordare i 30 anni della Costituzione federale, la più democratica che il Brasile abbia mai scritto, promulgata il 5 ottobre 1988 e conosciuta come la "Costituzione della cittadinanza".

Questi documenti a favore della vita, della dignità umana e della libertà, così come altri diritti fondamentali di tutte le persone, sono stati costruiti a prezzo di molte lotte, vite perse, famiglie distrutte e sogni interrotti. Grazie a questi documenti e all'organizzazione sociale di fronte agli impegni assunti dal governo brasiliano, la dignità di milioni di persone è stata elevata, diritti e doveri sono stati promossi, molta sofferenza è stata impedita, e le basi per una società più democratica, giusta ed equa sono state costruite.

Abbiamo molte conquiste da celebrare e molte sfide da affrontare.

Oltre alle comuni pratiche di abusi e violazioni dei diritti, vediamo sorgere nella società brasiliana uno scenario, fatto di discorsi e pratiche, che non solo minaccia ma vuota i contenuti della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Costituzione federale, per mezzo della rimozione sistematica e soppressione di diritti, l'esaltazione dell'odio e della violenza e l'esclusione delle minoranze. Ciò è chiaramente visibile nei pensieri e nelle azioni di individui e gruppi, anche religiosi, che sono arrivati al potere politico ed economico del paese nelle ultime elezioni.

Il momento è di celebrazione e di resistenza.

In questo contesto, i laici e i religiosi che compongono la Rete comboniana dei diritti umani (“Articulação Comboniana de DH”), attraverso questa dichiarazione, si rivolgono a voi, alla vostra comunità, gruppo o movimento per condividere preoccupazioni e speranze.

La linea del tempo ci insegna che la storia è fatta di cicli. In alcuni di essi la difesa della vita sembra più difficile. In Brasile, per un breve periodo, le classi popolari hanno compiuto passi importanti per prendersi dal testo formale i diritti fondamentali e garantire alcune protezioni per chi era storicamente emarginato, anche senza toccare la zona di conforto delle élite e dei loro aggregati.

Questo ha finito per provocare l'élite brasiliana, che ha mostrato ciò che ha di peggio e di più nefasto. Mai nella storia dei periodi democratici in quel paese c'è stato un così esplicito attacco e disprezzo per i diritti umani.

Le conquiste sociali, ancora in fase di consolidamento, sono ora seriamente minacciate, soprattutto in nome dello sviluppo economico.

Le comunità tradizionali, come indigeni e “quilombolas”, sono uno dei gruppi denigrati e minacciati in quasi tutte le dichiarazioni del presidente neoeletto. Il Congresso brasiliano sta prendendo le distanze da qualsiasi proposta che ponga le istituzioni pubbliche al servizio del bene comune. Il sistema giudiziario, custode e promotore della legge e della giustizia, in alcune delle sue pratiche lascia dubbi sulla sua imparzialità.

La maggior parte dei leader religiosi serve gli interessi delle élite politica ed economica in cambio di favori, prestigio e privilegi, usurpando e deturpando i termini "evangelico" e "cristiano" in nome di una certa morale e dei cosiddetti “valori famigliari”. Sembrano ignorare l'autorità religiosa, amorevole ed etica di Papa Francesco e le ispirazioni e i valori cristiani contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella Costituzione federale.

In questo preoccupante scenario di riduzione di diritti, devastazione di conquiste sociali, e di morte, nel quale i mezzi di comunicazione tradizionali offrono un disservizio enorme, dobbiamo connettere le nostre esperienze, conoscenze, lotte e utopie a quelle di altre persone e gruppi, in modo che, da nord a sud, dal campo alla favela, la resistenza sia propositiva e costruisca strategie di difesa della vita e di tutti gli altri diritti.

Sull’esempio di Gesù di Nazareth, siamo convinti che sia necessario metterci al servizio degli emarginati e degli oppressi. Non intendiamo appena una disposizione caritatevole, di beneficienza, la cui essenza porta con sé una buona dose di inferiorità dell’altro, ma la radicale trasformazione della realtà, attraverso l'educazione e l'organizzazione popolare, che restituisca dignità alle persone perseguitate o sfruttate.

Lavoriamo nella prospettiva dell'utopia di una società senza sottomissione.

Utopia! Parola non molto apprezzata nel dizionario del sistema di morte perpetrato dal capitalismo selvaggio, ma più che mai viva per tutte le persone e gruppi che perseverano nella costruzione di una società in cui l'umanità della famiglia contadina, del lavoratore dipendente o disoccupato, delle persone di strada, della popolazione incarcerata, delle comunità dei “quilombos” e indigene, dei bambini e adolescenti abbandonati alla propria sorte, della gioventù nera e periferica, vittima di sterminio, prevalga sugli interessi economici.

La Rete comboniana dei diritti umani, specialmente in questo periodo di celebrazioni e di organizzazione della resistenza, si unisce ai movimenti sociali e ai tanti collettivi, nuovi o vecchi, di giovani ou donne, nella lotta per la difesa incondizionata della vita e dei diritti conquistati e nella resistenza contro tutte le forme di oppressione, odio e violenza.

Diciamo SÌ alla vita e ai diritti umani e riaffermiamo il nostro sogno e il nostro impegno per una cultura di pace e una società più giusta, pacifica ed egualitaria.
São Paolo, 10 dicembre 2018.

La Rete comboniana dei diritti umani è composta da:

Centro de Defesa da Vida e dos Direitos Humanos “Carmen Bascarán” (Açailândia-MA)

Centro de Defesa da Vida Herbert de Souza (Fortaleza-CE)

Movimento de Saúde Mental Comunitária Bom Jardim (Fortaleza-CE)

Centro de Defesa dos Direitos Humanos “Padre Franco Pellegrini” (Salvador-BA)

Centro de Defesa dos Direitos Humanos Dom Oscar Romero (Santa Rita-PB)

Associação de Apoio aos Assentamentos  Rurais e Comunidades Quilombolas – AACADE (PB)

Rede Justiça nos Trilhos (MA)

Centro de Defesa de Direitos Humanos de Sapopemba “Pablo Gonzales Olalla” (São Paulo-SP)

Centro de Defesa dos Direitos da Criança e Adolescente “Mônica Paião Trevisan” (São Paulo-SP)

Centro de Defesa dos Direitos Humanos da Serra (ES)

Centro de Migrações e Direitos Humanos (Boa Vista-RR)

Santuário Santa Cruz da Reconciliação (São Paulo-SP)