Giovedì 24 gennaio 2019
Dove vanno le armi italiane? Contro la Costituzione italiana vengono esportate armi in paesi in guerra... e questo commercio va a gonfie vele. Le armi italiane nel mondo, vendute all'estero anche in tempo di pace, finiscono per alimentare conflitti, in contrasto con quanto prevede la legge. Lo svela Italian Arms, un gruppo di ricercatori e giornalisti che sta tracciando chi utilizza le armi lecitamente esportate dall'Italia.  Foto: wiltshirespotter (via Wikimedia Commons).
[Osservatorio Diritti]

Lanciatori missilistici in dotazione alle navi da guerra che l’Arabia Saudita ha disposto nel blocco navale contro lo Yemen. Elicotteri italiani che sparano sui civili ad Afrin, nel Kurdistan siriano. Sistemi per la mira in movimento di carri armati in uso nella campagna pro-Assad nella Siria meridionale. Sono solo alcuni dei casi di armi italiane usate in zone di conflitto, nonostante la legge italiana sull’export delle armi impedisca di vendere a Paesi in guerra.

Un gruppo di giornalisti – tra cui l’autore di questo articolo – e di ricercatori, Italian Arms,sta tracciando gli effettivi utilizzatori finali delle armi autorizzate ad uscire dall’Italia con l’intento di dimostrare possibili violazioni delle normative internazionali in tema di esportazioni.

Foto da WikiCommons.

Armi italiane nel mondo: il mercato internazionale

Secondo la legge 185/90, le esportazioni sono vietate «quando sono in contrasto con la Costituzione (che all’articolo 11 ripudia la guerra come mezzo per risolvere le crisi internazionali, ndr), con gli impegni internazionali dell’Italia, con gli accordi concernenti la non proliferazione e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali di armamento».

La realtà, però, è più complicata. Le condizioni politiche di un Paese non sono immutabili. Così finisce che armamenti venduti a un governo in tempo di pacediventino strumento di repressione o per attacchi contro civili. Quando un’arma viene venduta anche non direttamente a Paesi in guerra ma in aree ad alta instabilità, inoltre, è facile che finisca per alimentare i conflitti dell’area.

E qui si arriva a una delle palesi ipocrisie del mercato delle armi italiane e non solo: quando sono i governi che acquistano, c’è spesso dietro un interesse bellico o repressivo. Soprattutto quando i grossi ordini si ripetono negli anni, è difficile che gli armamenti servano per il sistema di difesa, mentre è più probabile che saranno usate per l’attacco o per fermare proteste.

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