Domenica 3 febbraio 2019
Mentre le tensioni fra gruppi religiosi contribuiscono alla violenza in molte regioni del mondo, cristiani e musulmani nei Monti Nuba, danneggiati dalla guerra, dicono che s'intendano molto bene. Per uno straniero ci vuole un certo tempo per capire. [Notizie Gpic dal Blog di Gian Paolo Pezzi]

“Quando sono arrivata nei Monti Nuba rimasi sorpresa. Tutti erano vestiti allo stesso modo: le donne portavano la testa coperta, però dopo le ho viste ricevere i sacramenti in chiesa", dichiara la suora comboniana Angelina Nyakuru, capo infermiera nell'ospedale patrocinato dalla Chiesa cattolica Mother of Mercy di Gidel.

“A Natale i musulmani partecipano alla celebrazione insieme ai cristiani. E per l'Aid al Fitr e l'Aid al Adha noi assistiamo alle loro celebrazioni. E' tipico di questo posto. Esiste una coesistenza pacifica fra cristiani e musulmani ed anche con coloro che praticano le religioni tradizionali. I genitori musulmani, generalmente, non si oppongono se i loro figli vogliono diventare cristiani. In effetti, quando ricevono i sacramenti, li accompagnano alla chiesa per sostenerli”.

Suor Nyakuru, che vive nei Monti Nuba dal 2008, confronta questa situazione con quella del suo paese, l'Uganda. “Da noi la gente si uccide per ragioni religiose ed i convertiti devono fuggire per salvare la loro vita. Qui nelle famiglie esistono contemporaneamente le due religioni e non vi sono problemi", afferma.

Fratel Isaac Kornyando è nato nei Monti Nuba e, per più di due decenni, è stato fra gli “Apostoli di Gesù”, esercitando un' azione pastorale a Kauda. “Non si sa quale sia la religione della gente, se nessuno ve lo dice, perchè noi mangiamo insieme, beviamo insieme e andiamo a spasso insieme", dice. "Uno deve chiedere qual'è la religione che professano. Allora ve lo dicono”.

Toma Konyono è giornalista a Voice of Peace, la radio cattolica di Gidel. Lei e suo marito sono cristiani, ma dice che tutti i suoi suoceri sono musulmani. “Siamo un popolo pacifico ed amiamo festeggiare il Natale e l'Aid tutti insieme. Dutante il Ramadan io vado alla moschea di Kauda con il mio registratore e registro la loro celebrazione. Poi diffondiamo certi loro canti, molto allegri, alla radio. Nel loro giorno di festa portiamo la loro voce ai nostri ascoltatori”. Konyono afferma che la programmazione alla loro radio, non si rivolge unicamente ai cattolici. “Quando discutiamo della salute o delle preoccupazioni delle donne, questi non sono argomenti né cristiani né musulmani. Sono argomenti che riguardano tuttti nei Monti Nuba e noi vogliamo che la stazione radio sia un luogo dove tutti abbiano voce e che tutti possano ascoltare”.  

Il dottore Tom Catena, medico americano dell'ospedale di Gidel, afferma che le tensioni interconfessionali sono rare. Catena è un missionario laico del Consiglio della Missione Medica cattolica con base negli Stati Uniti. ”Di tanto in tanto alcuni genitori si oppongono a che un loro figlio sposi una persona di un'altra religione, ma questo non è mai grave. Non c'è mai durezza degli uni verso gli altri, né negatività e non si sente, semplicemente mai, cristiani o musulmani parlare male gli uni degli altri. Ciò sembra strano da un certo punto di vista, perchè il fondamentalismo arabo è molto rigido nel nord del Sudan. Il governo qui, nei Monti Nuba, è, al contrario, molto rigoroso per quanto riguarda la laicità. Non ammette queste storie di religiosi che impongono agli altri la loro legge".

Gli abitanti dei Monti Nuba sono in guerra contro il governo di Kartum da decenni. Il conflitto è stato segnato da frequenti bombardamenti ad obiettivi civili da parte dei sudanesi. Un cessate il fuoco, da due anni in qua, ha messo fine al bombardamenti aerei, ma scontri sul terreno continuano tra le forze armate del Nord Sudan e l'Esercito Popolare di liberazione del Sudan.

La suora comboniana ugandese Pollycarp Amiyo, infermiera a Gidel, sostiene che, gli attacchi brutali del governo di Kartum, hanno rinforzato l'identità comune dei Nuba, più importante delle differenze religiose. “Quando gli aerei sorvolano la città e incominciano a bombardare, tutti ne soffrono. Le bombe non fanno distinzione fra cristiani e musulmani. Questo ci unisce ancora di più”, afferma. Un capo della moschea di Kuanda, Issa Abrahim al-Madiza, è d'accordo: “Nei Monti Nuba siamo tutti una famiglia. La terra appartiene a Dio e la gente pratica la religione che vuole senza problemi. Ciò che ci fa problema è che un gruppo di gente a Kartum ci considera come insetti e non come persone. E' la ragione per cui mandavano gli aerei Antonov a bombardarci”, dice, ricordando i cargo russi usati dal governo sudanese come bombardieri.

Secondo John Ashworth, un prete ex missionario di Mill Hill, consigliere presso i vescovi cattolici del Sudan e del Sud Sudan, la buona atmosfera interreligiosa nei Monti Nuba contribuisce a spiegare la brutalità della risposta militare del governo di Kartum. "Che i Nubani vadano così d'accordo è uno dei motivi per cui sono visti come una minaccia da Khartoum. Se ci fossero solo cristiani nei Monti Nuba, sarebbero percepiti come meno pericolosi. Ma il fatto che musulmani e cristiani vivano felici insieme è semplicemente troppo per il governo di Khartoum", dice John.

Macram Max Gassis, vescovo emerito di El Obeid, che da molti anni supervisiona il lavoro della Chiesa nei Monti Nuba, afferma che l'identità religiosa non c'entra quando si decide dove assicurare l'educazione, l'assistenza sanitaria o l'acqua potabile. "Quando abbiamo scavato un pozzo in un villaggio Nuba dove non c'era nemmeno un cristiano e vi sono andato per l'inaugurazione, ho detto alla gente: 'Quest'acqua non è un'acqua cristiana. E' l'acqua di Dio per noi tutti. Noi dividiamo la stessa terra'. E' tutto. Perchè non possiamo vivere in pace?”

Da: Christians, Muslims live together peacefully in Nuba Mountains (Crux website)

Foto: Zacharia Abrahim esamina un piccolo nella clinica cattolica di Lugi (villaggio dei Monti Nuba) the Catholic Church-sponsored clinic in Lugi, a village in the Nuba Mountains of Sudan. (Credit: Paul Jeffrey/CNS.)