Domenica 3 febbraio 2019
A 150 metri di profondità con 50 gradi di temperatura uomini, donne e bambini scavano per dieci ore al giorno per trovare il metallo prezioso tra il rischio di crolli, fumi altamente tossici e a stretto contatto con mercurio e cianuro. È la miniera d’oro artigianale di Sougou, nella provincia di Zoundwéogo. [Notizie Gpic dal Blog di Gian Paolo Pezzi]

Nel corso della storia, nessun minerale è stato più apprezzato dell’oro. Circa cinque mila anni fa, l’uomo ha cominciato ad usarlo nei più svariati ambiti (commerciale, medico, finanziario, ecc) e da allora molte sono le civiltà nate, cresciute e scomparse per quella che viene definita la “corsa all’oro”. L'Africa è il continente dove si concentra la maggior parte delle società minerarie ​per lo sfruttamento delle risorse auree. Uno dei principali forzieri dell’oro africano è indubbiamente il Burkina Faso, dove rappresenta il primo prodotto di esportazione. Fornisce il 20% del PIL e l’economia del Paese, dipende in larga misura dal suo prezzo sul mercato internazionale.

Il Burkina Faso, letteralmente ​Terra degli uomini Integri​, come ha voluto ribattezzarlo il suo ex presidente Thomas Sankara, è uno dei paesi più poveri al mondo, dove si muore ancora di fame, di sete e di malaria. Dove l'AIDS ha contagiato più del 20% della popolazione, l'infibulazione è praticata tacitamente e la corruzione governativa è fiorente.

Un Paese in cui il sogno panafricano di Sankara è stato strozzato dalle multinazionali e dalla corruzione governativa. Dove si dispone non solo delle ricchezze del continente, ma anche e   soprattutto della vita della gente, violando ogni giorno la dignità, il rispetto e la bellezza di uomini, donne e bambini. L’estrazione dell’oro, rappresenta per il Burkina Faso, una delle principali attività economiche, a discapito dell’agricoltura, di cui ancora vive la maggior parte della popolazione locale che maggiormente risente della “corsa all’oro” per le sue disastrose conseguenze a livello ambientale e umano. Continua a leggere