Domenica 3 febbraio 2019
Nel 2018 sono stati uccisi nel mondo 40 missionari, 17 in più, cioè quasi il doppio, rispetto ai 23 del 2017. Si tratta di 35 sacerdoti, un seminarista, quattro laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era in America, nel 2018 è l’Africa ad avere il primato del sangue versato: 19 sacerdoti, un seminarista e una donna laica. [Notizie Gpic dal Blog di Gian Paolo Pezzi]

Segue l’America, con l’assassinio di 12 sacerdoti e 3 laici; tre preti sono stati uccisi in Asia e uno in Europa. Secondo i dati raccolti dall’agenzia Fides, con le 40 vittime di quest’anno, i missionari uccisi tra gli anni 2001-2018, sono 456.
I casi di molta carica emotiva sono molti nel dossier di Fides. C'é Thérese Deshade Kapangala di 24 anni all'inizio del suo cammino di postulante tra le suore della Sacra Famiglia. Fu uccisa nel gennaio 2018 durante la repressione dei militari contro le proteste, promosse dai laici cattolici, contro la decisione del Presidente Kabila di non celebrare le promesse elezioni. Dopo la Messa a Kintambo, al nord di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), quando iniziava la marcia, l’esercito, schierato fuori dalla chiesa, ha aperto il fuoco. Thérese rimase colpita mentre cercava di proteggere una bambina.

In Nigeria don Joseph Gor e don Felix Tyolaha sono stati uccisi da pastori/jihadisti nel villaggio di Mbalom (Stato di Benue), situato al centro di un Paese, diviso tra un Nord a preponderanza musulmana e un sud abitato da cristiani. Il 24 aprile 2018 ci fu un massacro. Era appena iniziata la messa e i fedeli stavano ancora entrando in chiesa, quando un gruppo armato iniziò a sparare. Diciannove persone, tra cui i due sacerdoti, furono uccise. Seguì una razzia e 60 case furono rase al suolo.

Dei 12 sacerdoti uccisi in America, 7 lo furono in Messico. Don Juan Miguel Contreras García, di 33 anni e da poco ordinato sacerdote, fu ucciso il 20 aprile al termine della Messa nella parrocchia San Pio di Tlajomulco (Stato di Jalisco). Un commando fece irruzione nella sacrestia dove aprì il fuoco. Don Juan si dedicava all’educazione delle famiglie delle comunità native dell’Amazzonia. P. Carlos Riudavets Montes, spagnolo della Compagnia di Gesù di 73 anni, fu trovato legato e con segni di violenze nella comunità indigena amazzonica peruviana di Yamakentsa che amava e da cui era ricambiato con grande affetto.

Sandor Dolmus aveva 15 anni. Svolgeva il servizio liturgico nella cattedrale di Leon, in Nicaragua. Durante una delle tante manifestazioni di protesta che coinvolsero i giovani, appoggiati dall’episcopato locale, fu ucciso nel giugno del 2018 da un colpo di arma da fuoco.

Anche quest’anno molti di questi 40 missionari hanno perso la vita per tentativi di rapina o di furto, in contesti sociali di povertà, di degrado, dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione e dai compromessi, o dove si strumentalizza la religione. Questi sacerdoti, religiose e laici condividevano con la gente la stessa vita quotidiana, portando la loro testimonianza evangelica di amore e di servizio per tutti, come segno di speranza e di pace, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e alzando la voce in difesa dei loro diritti calpestati, denunciando il male e l’ingiustizia. Anche in situazioni limite, i missionari sono rimasti al proprio posto, consapevoli dei rischi che correvano, per essere fedeli agli impegni assunti.

Per questo sono testimoni di Giustizia e Pace per un impegno che nasceva dalla fede e dalla fedeltà al Vangelo. Una fedeltà pagata a caro prezzo che la Chiesa a volte riconosce in modo ufficiale, come per i 19 martiri dell’Algeria, uccisi tra il 1994 e il 1996 e beatificati l’8 dicembre ad Oran; e come per suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, uccisa il 17 settembre 2006 a Mogadiscio, in Somalia, e beatificata il 26 maggio. Dalle diverse storie che l'Agenzia Fides riporta emergono infatti due dimensioni comuni, l'amore per la gente e la passione per il Vangelo che porta questi missionari a condividere con coraggio situazioni di vita e di pericolo della gente. Per questo il termine usato è “missionario” perché “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è  un discepolo missionario e non si utilizza il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro. Vedi anche: Raddoppiano i missionari uccisi nel 2018, il primato va all’Africa e I missionari uccisi nell'anno 2018 (Fides)