"Il discorso della Montagna è andato dritto al mio cuore. È stato grazie a questo discorso che ho imparato ad amare Gesù", affermava Gandhi, padre dell'India moderna e promotore della strategia della nonviolenza-attiva. L'ammirazione proviene in particolare dalle Beatitudini, che sono il cuore del programma di Gesù. Gesù aggiunge la sua alternativa nel discorso programmatico delle Beatitudini (Vangelo): “Beati voi... guai a voi...” (v. 20.24).

Beatitudini: ritratto di Gesù e del Missionario

Geremia  17,5-8; Salmo  1; 1Corinzi  15,12.16-20; Luca  6,17.20-26

Riflessioni
"Il discorso della Montagna è andato dritto al mio cuore. È stato grazie a questo discorso che ho imparato ad amare Gesù", affermava Gandhi, padre dell'India moderna e promotore della strategia della nonviolenza-attiva. L'ammirazione proviene in particolare dalle Beatitudini, che sono il cuore del programma di Gesù. Un chiaro messaggio  sul senso dell'esistenza umana: indovinare o sbagliare, vincere o perdere, riuscire o essere sconfitti, adeguarsi o andare controcorrente, finire con un ‘benedetto’ o con un ‘maledetto’ (cfr. Mt 25). La lista di alternative opposte potrebbe continuare. Gesù aggiunge la sua alternativa nel discorso programmatico delle Beatitudini (Vangelo): “Beati voi... guai a voi...” (v. 20.24). Lo stile letterario usato da Gesù è simile a quello di Geremia (I lettura). Ammaestrare con immagini contrastanti, parallele e ripetitive, era prassi comune fra i maestri dell’epoca, allo scopo di facilitare l’apprendimento per popoli di cultura orale. È un metodo didattico che i missionari conoscono bene e lo si riscontra ancor oggi presso numerosi gruppi umani.

Più ancora dello stile letterario, è importante cogliere il messaggio delle Beatitudini: la  posta in gioco fra le due alternative espresse da Geremia e da Gesù è la vita, la salvezza, e perfino la salvezza eterna. Le due opzioni sono: essere come un tamarisco nella steppa, cioè vivere in un deserto senza frutti e senza vita; oppure essere come un albero piantato lungo un corso d’acqua, impavido del caldo e ricco di frutti. Sono scelte che il profeta classifica con un verdetto contundente: maledetto... o benedetto... Per Geremia, la ragione morale di tale sentenza sta nella scelta di confidare nell’uomo (v. 5), o di confidare nel Signore (v. 7). ‘Confidare’ è il verbo della fede: cioè, fissare il punto di solidità della casa, porre il fondamento dell’edificio sulla roccia. Il salmo responsoriale riprende lo stesso tema con abbondanza di immagini prese dalla vita agricola e dalle abitudini sociali.

Gesù propone un programma identico (Vangelo): organizzare la vita, mettendo Dio al centro di ogni riferimento, porta naturalmente ad un risultato positivo, al ‘beati voi...’, e non al ‘guai a voi...’. Optare per Gesù significa lavorare a favore dei bisognosi, scoprire la beatitudine anche all’interno di realtà ritenute comunemente negative, perdenti, secondo le opinioni della maggioranza: beati voi poveri, beati voi che ora avete fame, voi che ora piangete, voi che siete insultati e respinti... Rallegratevi! (v. 20-23). Il parallelismo di Luca continua con immagini opposte, scandite dal ‘guai a voi’ (v. 24-26). Il 'guai a voi', però, non è una minaccia o un castigo, è il lamento di Gesù, l'amarezza per la situazione di quanti inseguono progetti mondani di opulenza, potere, soddisfazioni egoiste, sopraffazioni, prestigio, onori... Gesù ne è rammaricato: ahimè per voi!

Soltanto chi si fida completamente di Dio riesce a vivere la gratuità, condividere senza accumulare, gioire con poche cose, trovare ‘perfetta letizia’ anche nel ricevere insulti, rifiuti, persecuzione. La gioia spirituale delle beatitudini non ha nulla a che vedere con soddisfazioni masochiste. Tuttavia non elimina la comune sofferenza insita nelle situazioni difficili, ma sa leggervi dentro un messaggio superiore, una sapienza nuova, un cammino di salvezza, una misteriosa fecondità pasquale, un “segno dell’umanità rinnovata” (orazione colletta). Anche se non di facile comprensione.

Le Beatitudini sono un autoritratto di Gesù: Lui stesso è il povero, sofferente, perseguitato... Ha scelto il cammino della passione, morte e risurrezione per dare la vita al mondo (II lettura). Il programma che Gesù affida agli apostoli  -e ai missionari di ogni tempo-  non può essere differente: il missionario è l’uomo/donna delle Beatitudini, come li ha definiti Giovanni Paolo II.  (*)  In particolare, le Beatitudini della persecuzione e della povertà, vissute nella condivisione di vita. Lo confermano le decine di missionari che ogni anno cadono vittime della violenza. Nel 2018 sono stati 40! Alla loro testimonianza va associata quella di altri testimoni (volontari, giornalisti, forze dell’ordine...) caduti in atto di servizio. All’origine di tali uccisioni ci sono spesso banditi e rapinatori; altre volte sono più evidenti le motivazioni religiose e sociali. Optare per Cristo significa operare sempre a favore dei deboli e dei bisognosi, nei quali Egli si identifica: affamati, ignudi, ammalati, carcerati, forestieri… Ne abbiamo la certezza con le due sentenze nel giudizio finale: “venite, benedetti del Padre mio”, o “via, maledetti…” (Mt 25,34.41). Vi è coerenza fra il Vangelo delle Beatitudini e il test del giudizio finale. Il cammino delle Beatitudini porta alla Benedizione definitiva. Alla felicità vera e duratura!

Parola del Papa

(*)  “Il missionario è l'uomo delle beatitudini. Gesù istruisce i Dodici prima di mandarli a evangelizzare, indicando loro le vie della missione: povertà, mitezza, accettazione delle sofferenze e persecuzioni, desiderio di giustizia e di pace, carità, cioè proprio le beatitudini, attuate nella vita apostolica (Mt 5,1-12). Vivendo le beatitudini, il missionario sperimenta e dimostra concretamente che il Regno di Dio è già venuto e egli lo ha accolto”.
Giovanni Paolo  II
Enciclica Redemptoris Missio (1990), n. 91

Sui passi dei Missionari

- 17/2: Ss. Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria (Firenze, s. XIII), mendicanti e missionari.

- 17/2: S. Pietro Yu Chong-nyul, padre di famiglia, ucciso (+1866) a Pyongyang (oggi Corea del Nord), perché una notte fu sorpreso in casa di un catechista leggendo il Vangelo. È uno dei 103 Santi Martiri coreani (memoria il 20/9).

- 18/2: S. Francesco Régis Clet (1748-1820), sacerdote francese della Congregazione della Missione, missionario per 30 anni in Cina e martire.

- 20/2: Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, istituita dall’ONU (2007) per promuovere la giustizia sociale a livello mondiale, allo scopo di assicurare un mondo più giusto ed equo per tutti.

- 22/2: Festa della Cattedra di S. Pietro, e del Papa in quanto vicario di Cristo e di Pietro, chiamato a presiedere nella carità, per il servizio dell’unità nella Chiesa e della missione in tutto il mondo.

- 22/2: B. Diego Carvalho (1578-1624), martire, gesuita portoghese, missionario in Cocincina (Vietnam) e più tardi in Giappone, ucciso a Sendai, assieme a molti altri compagni.

- 22/2: Servo di Dio Luigi Giussani (Milano, 1922-2005), sacerdote, teologo, educatore,  scrittore, fondatore del movimento cristiano e culturale “Comunione e Liberazione”.

- 23/2: S. Policarpo (+ca. 155), discepolo di S. Giovanni apostolo, vescovo di Smirne, ultimo dei Padri Apostolici.

- 23/2: B. Giuseppina Vannini (1859-1911), religiosa italiana, che, assieme al sacerdote camilliano B. Luigi Tezza, fondò la congregazione delle Figlie di S. Camillo, per il servizio ai malati.

- 23/2: Memoria di Theophiel Verbist (1823-1868), sacerdote belga, che fondò a Scheut (vicino a Bruxelles), la Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Cicm) soprattutto per le missioni in Cina. Nel 1865 anch’egli partì per la Mongolia, prima missione dell’Istituto, e tre anni dopo morì di tifo.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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