Non mi lascerò ingannare dalle apparenze. Frutti buoni vengono solo da persone buone, e buone non sono le persone gentili e sorridenti, ma le persone che appartengono a Gesù e vivono unite a lui e come lui ha insegnato, benché talvolta possano essere scorbutiche e irascibili! Anche noi perciò, per poter aiutare altri, ci rafforzeremo nella fede in Gesù e ci istruiremo con la sua Parola, ci lasceremo trasformare dal suo santo Spirito e vivremo in comunione con i suoi fratelli.

L’ipocrisia avvelena i rapporti con l’altro

Siracide 27,4-7; Salmo: 91; 1Cor 15,54-58; Luca 6,39-45

Le parole della prima lettura sono semplici e convincenti. L’autore usa immagini facilmente comprensibili per aiutarci ad usare discernimento: “Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti… Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini”. Non tutto ciò che avviene dentro di noi e non tutto ciò che brilla attorno a noi è dono del Padre: dobbiamo discernere alla luce della Parola di Dio quanto vediamo o udiamo, anche ciò che percepiamo dentro di noi, altrimenti possiamo cadere vittima di inganni e tentazioni. Il discernimento è un dono grande del Signore, che va usato e coltivato.

Gesù sviluppa le stesse immagini usate dal Siracide e le adopera per istruire i suoi discepoli: un cieco guida un altro cieco, chi ha impedimenti a vedere pretende di correggere chi ha solo un piccolo difetto, l’uomo cattivo vuol dar lezione di bontà oppure proporsi come esempio agli altri. Ma proviamo a ragionarci: chi è “il cieco”? Che cos’è la correzione? Chi è veramente “buono”? Cieco non è solo, o non è tanto, un ipovedente, ma soprattutto è colui che non vede Dio, cieco è chi non riconosce che Gesù è Figlio di Dio, chi non si è preparato alla scuola del Signore e quindi non conosce la sua volontà. Allora comprendo che la parola del Signore è per me, prima che per chiunque altro.

Il discepolo di Gesù deve farsi aiutare da chi si è preparato alla sua scuola. Perché uno sia maestro non basta che voglia insegnare, ma bisogna che prima si sia preparato, si sia lasciato formare, che abbia imparato! Sarò attento quindi a non ascoltare chiunque si mette ad insegnare: prima valuterò se si è formato alla scuola di Gesù. Di correzione abbiamo sempre bisogno. Tutti infatti abbiamo degli impedimenti a vedere la realtà dei fatti così come essa è, così come il Padre la vede.

Se un fratello versa lacrime perché gli è entrata nell’occhio una pagliuzza, e quindi ha bisogno di aiuto, lo potrò e lo dovrò aiutare. Dovrò però anzitutto assicurarmi di non essere impedito io stesso da ignoranza della Parola di Dio, da pregiudizi, da uno spirito di superiorità o di insopportazione o di rabbia. E anch’io, nel mio bisogno, mi farò aiutare perciò da chi è maturato alla scuola del Signore, da chi è umile e impara dal Vangelo e mi vuol portare a vivere il Vangelo. Per correggere gli altri, accetto di essere corretto.

Attorno a noi ci sono molte persone, buone e cattive, cioè ci sono uomini che si avvicinano a Gesù e uomini che si allontanano da lui. Quali sono le persone veramente buone da ascoltare? Quali saranno capaci di aiutarmi davvero? So che Dio solo è buono. E che Gesù è unito a lui, anzi, uno col Padre. Ascolterò perciò solamente quelli che si tengono vicini a Gesù: la loro parola sarà d’aiuto per me. Chi sta lontano dal Signore non può darmi sapienza né salvezza, perché l’unico maestro sicuro e salvatore dato dal Padre è Gesù.

Non mi lascerò ingannare dalle apparenze. Frutti buoni vengono solo da persone buone, e buone non sono le persone gentili e sorridenti, ma le persone che appartengono a Gesù e vivono unite a lui e come lui ha insegnato, benché talvolta possano essere scorbutiche e irascibili! Anche noi perciò, per poter aiutare altri, ci rafforzeremo nella fede in Gesù e ci istruiremo con la sua Parola, ci lasceremo trasformare dal suo santo Spirito e vivremo in comunione con i suoi fratelli.
Don Joseph Ndoum