Mercoledì 6 marzo 2019
Nel mondo, oltre una persona su quattro non ha accesso a fonti d’acqua sicure — più di due miliardi di persone — mentre più di una su tre sopravvive senza servizi igienico sanitari di base. Una crescente emergenza globale, fotografata in un nuovo report diffuso ieri da Oxfam, la confederazione internazionale di organizzazioni non profit, che provoca ogni anno la morte di oltre 840.000 persone, costrette a bere e lavarsi con acqua sporca o contaminata. E tra le vittime ci sono giornalmente circa 1000 bambini sotto i cinque anni.

Sono i bambini, infatti, assieme alle loro madri, i primi a essere colpiti da malattie ed epidemie, soprattutto se costretti a sopravvivere in paesi messi in ginocchio da conflitti e carestie, o colpiti da siccità sempre più prolungate per via dei cambiamenti climatici, o da catastrofi naturali, imprevedibili e distruttive. Per assicurare acqua pulita a quante più persone possibile, Oxfam ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Acqua che salva la vita”.

L’obiettivo è garantire alle persone colpite da crisi umanitarie l’accesso all’acqua pulita e a servizi igienico-sanitari di base. Soprattutto a quei bambini e donne che soffrono più di tutti gli altri. In contesti di guerra e povertà estrema sono le madri per prime a dover provvedere al fabbisogno di acqua pulita per la propria famiglia. Basti pensare che in Africa sub-sahariana le ore impiegate dalle donne per la raccolta dell’acqua in 12 mesi sono equivalenti a un anno di attività dell’intera forza lavoro francese. Tempo sottratto all’istruzione, a opportunità di formazione, al lavoro retribuito.
[L’Osservatore Romano, mercoledì 6 marzo 2019]